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Alla Magnani Rocca in Viaggio al termine della natura
In mostra le opere di Morlotti, Mandelli, Moreni
27 aprile 2010
"Coi suoi possibili limiti, ma con la sua reale autenticità, l'ultimo naturalismo, anche se fu formulazione meno arrischiata (ma meno astratta per qualche aspetto) del più tipico informel, tentò di spostare in qualche modo la frontiera del rapporto con la natura rispetto al secolo che ci ha preceduti" (Francesco Arcangeli)
Cari ascoltatori, eccoli in mostra alla Fondazione Magnani Rocca, "gli ultimi naturalisti" come li definiva Francesco Arcangeli nella citazione che vi abbiamo appena letto. Parliamo di Ennio Morlotti, Pompilio Mandelli, Mattia Moreni, o più velocemente Morlotti, Mandelli, Moreni come recita il titolo della mostra, curata da Sandro Parmiggiani, che ha appena aperto i battenti a Traversetolo di Parma.
"Natura è la cosa immensa che non vi dà tregua, perché la sentite vivere tremando fuori, entro di voi": è uno "strato profondo di passione e di sensi" in cui, secondo il critico bolognese, si trovano all'unisono "felicità" e "tormento". Recitava sempre il grande critico Francesco Arcangeli. Questa condizione "traboccante, inquieta, eppure ancora terribilmente amorosa" è al centro dell'indagine pittorica appunto di Ennio Morlotti, del reggiano più precisamente luzzarese Pompilio Mandelli e Mattia Moreni. Gli "ultimi naturalisti" cui fa riferimento il titolo del saggio sono in un qualche modo gli eredi di una tradizione tutta italiana, specificatamente padana, che ha in Wiligelmo, Foppa, Caravaggio, Crespi e Fontanesi i suoi capisaldi. A differenza dei maestri del passato, i pittori informali citati da Arcangeli vivono la natura come una situazione "profondamente e amorosamente angosciata, quasi medianicamente intuita". L'incubo della catastrofe nucleare, così acutamente sentito nel dopoguerra e negli anni Cinquanta, e un latente "mal di vivere", li spingono verso una deriva esistenzialistica che si riverbera nelle loro opere. Per "ultimo naturalismo" Arcangeli intende dunque un'arte che pone la natura al centro della visione, non come forma o idea, ma come impasto fisico di vita e morte, come "ciclo di stagione, di rigenerazione", una natura "che si guarda, si respira, si sente, si soffre, ancor prima che la si dica in parole".
La mostra alla Fondazione Magnani-Rocca non casualmente intende rendere omaggio a Ennio Morlotti nel centenario della nascita (Lecco, 1910 - Milano, 1992) e a Mattia Moreni nel novantesimo anniversario sempre della nascita (Pavia, 1920 - Ravenna, 1999). Morlotti, Mandelli, Moreni - emblemi degli "ultimi naturalisti" - sono presenti con un numero limitato di lavori (circa 15-20 ciascuno, anche in relazione alle loro dimensioni), tutti assai selezionati, provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, con particolare riferimento al ventennio racchiuso tra i primi anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, mentre gli esordi e gli ultimi approdi dei tre artisti sono necessariamente documentati da un numero ristretto di opere.
In occasione dell'esposizione viene pubblicato un catalogo con testi di Sandro Parmiggiani e Claudio Spadoni, una selezionata antologia critica, conversazioni con tre collezionisti (Mario Matasci, Giuseppe Bertolini, Serafino Penazzi) che hanno fatto, rispettivamente di Morlotti, Mandelli e Moreni, il fulcro delle loro collezioni, e la riproduzione delle cinquanta opere in mostra. L’esposizione sarà visitabile fino al 4 luglio.
Info: www.magnanirocca.it
| Note | A cura di Marina Leonardi |
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