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Vestire una storia

I costumi di Nanà Cecchi per Christine Cristina

11 dicembre 2009

È stata proprio una di quelle miniature che Cristina sceglieva con grande cura per le sue pubblicazioni, a incuriosire, una sera d’inverno, Stefania Sandrelli. Tanto che, alla sua prima prova di regista, ha voluto raccontare in Christine Cristina, presentato in anteprima a Bologna il 2 dicembre, di questa donna così forte e piena di grazia.

Cristina è una figura esemplare nella storia della letteratura e delle donne. Emiliana di origine (Pizzano è nel bolognese), vissuta in Francia nel momento del passaggio dalla notte del Medioevo all’alba dell’Umanesimo è la prima donna a fare della scrittura un mestiere, grazie al suo talento poetico e alla sua istruzione: raro dono di padre per una donna del suo tempo. Ma in un altro aspetto Cristina è un personaggio moderno: controlla con cura la diffusione della propria immagine. Nelle sue opere, spesso miniate, Cristina è rappresentata con indosso sempre lo stesso abito severo, la “divisa” della prima intellettuale di professione, divisa che ne rafforza l’identità rendendola facilmente riconoscibile.

Nella mostra Vestire una storia, allestita al Museo Medievale di Bologna fino al 31 gennaio, sono  esposti i costumi del film. I diciotto abiti usati dagli attori dialogano con le opere della collezione  del Museo in un’atmosfera sapiente. Primo fra tutti la cottardita blu cobalto, abito aderente al corpo con un’ampia scollatura rotonda, la “divisa” di Cristina, del cui identico colore troviamo tracce nel bassorilievo medievale, la tomba di Bonifacio Galluzzi dottore dello Studio, che gli è accanto nell’esposizione. Come anche il delicato abito della giovinezza di Cristina, color perla con ricami e inserti rossi che, lieve, apre la mostra sotto l’imponente “Arca di Giovanni d’Andrea”.

Creati da Nanà Cecchi, che ha lavorato con i più importanti registi italiani di cinema e teatro, i costumi sono stati informati ancora da quelle miniature giunte a noi attraverso i secoli, ispirando un disegno in sottrazione, ma che ricostruisce la mappa cromatica del periodo restituendoci i perla, i rossi carminio delle bacche, i grigi dei sassi di fiume, i melanzana, lo smeraldo dei velluti, i bianchi del ghiaccio, i malva, i glicine, i marron della terra d’inverno. Un mondo di rappresentazione che rivela il periodo storico, ma anche la leggerezza  e l’essenzialità  del personaggio e del racconto che ne ha fatto la regista.

A Nanà Cecchi abbiamo chiesto come ha vissuto questa esperienza di lavoro con Stefania Sandrelli.

Intervista a Nanà Cecchi

 

NoteA cura di Piera Raimondi
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