lo sguardo altrove, storie di emigrazione
Alexandros a Toronto con amiciAlexandros a Toronto con amici
Alexandros, ovvero la fuga dei cervelli
Lo sguardo altrove: storie di emigrazione
La storia che vi leggiamo oggi, raccontata in prima persona, è stata raccolta da Maria Adelaide Martegani, che cura "Imolians", la rubrica dedicata agli imolesi che vivono all'estero de "Il Nuovo Diario Messaggero", settimanale e sito web di Imola, cittadina a30 km da Bologna.
«Mi chiamo Alexandros Chatgilialoglu, ho 26 anni, sono nato nel 1981 in Canada, a Ottawa, dove mio padre ha lavorato tre anni come ricercatore associato. Pochi mesi dopo la mia nascita ero già a Imola, dove ho seguito il mio percorso di studi fino al diploma al liceo scientifico Rambaldi Valeriani.
Mio padre è greco, la mamma di origine abruzzese è imolese d’adozione. Dopo la laurea all’Università di Bologna in Biotecnologie con indirizzo farmaceutico, nel 2006 ho iniziato il dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Patologia sperimentale di Bologna.
Il caso ha voluto che dal gennaio 2008 io mi trovi nel Paese in cui sono nato, il Canada. Sono a Toronto per l’ultimo anno del dottorato. Lavoro all’Hospital for Sick Children, nella sezione di Cell Biology. Si tratta di un famoso ospedale pediatrico fondato nel 1875 e conosciuto come "Sick Kids", affiliato all’Università di Toronto. Il mio "supervisor" è il professor Sergio Grinstein, esperto mondiale di fagocitosi. Mi occupo in particolare di due progetti: uno riguarda la tubercolosi e i meccanismi di evasione del batterio dal fagosoma del macrofago, l’altro la messa a punto di un metodo per la quantificazione nello spazio e nel tempo dei radicali dell’ossigeno.
Arrivato in Canada, non ho avuto problemi con la lingua, anche se quando i canadesi scherzano fra loro è difficile capirli. Mi sono trovato molto bene, Toronto è la città più multiculturale al mondo, con tante cose da imparare, da fare, da mangiare, da vivere. Le persone sono molto aperte e simpatiche, soprattutto quando si trovano davanti a una pinta di birra. Certo, d’inverno fa veramente freddo, ma basta farsi piacere il pattinaggio sul ghiaccio e tutto è risolto. Credo che le molte differenze tra Toronto e l’Italia derivino da tutto il sistema e anche dalla coscienza comune delle persone. Ovviamente, qui ci sono molti più fondi stanziati dal governo e molti altri derivanti da donazioni, che rappresentano uno dei principali introiti degli enti di ricerca, mentre in Italia le donazioni sono rare perché non si è convinti che vadano a buon fine.
A Toronto ho incontrato persone molto preparate, ci sono seminari e incontri tutti i giorni, grande collaborazione fra i vari gruppi. Non si lavora più che in Italia, anche se molti vengono a lavorare pure il sabato e la domenica, ma il lavoro è più proficuo grazie alla preparazione, agli strumenti e a tutto il sistema che facilita le cose. Le segretarie sono efficienti e gentilissime, non paragonabili alle nostre. Con le persone del laboratorio mi trovo benissimo, sono gentili, sempre pronti ad aiutarmi e anche molto simpatiche. Parlando con altri italiani incontrati a Toronto, mi sono reso conto di essere stato molto fortunato: alcuni di loro si sono ritrovati in posti di studio o lavoro "umanamente" molto più complicati del mio. Nel mio laboratorio non ci sono ad esempio cinesi, generalmente un po’ scontrosi, molto ambiziosi e con poca voglia di parlare. Io lavoro con canadesi ed europei.
Cosa farò nel mio futuro, ora che ho finito il dottorato? Resterò in Italia o mi sposterò? Tornerò qui? La decisione è difficile: sicuramente per lavoro mi sposterei volentieri, proprio per i motivi di cui sopra, ma in una scelta di questo tipo pesano molto anche altri aspetti e motivazioni. Nostalgia? Sì, mi mancano la mia ragazza, gli amici e il caldo. In compenso qui non ci sono zanzare, se non ad agosto. Ma c’è una domanda alla quale voglio rispondere: perché tante persone lasciano l’Italia per trasferirsi all’estero? Credo che una risposta possa essere questa: almeno nel campo scientifico, all’estero si trova più facilmente lavoro, si lavora meglio, con maggior qualità e tutto è più semplice, senza contare che il livello della ricerca è davvero molto elevato.
| Note | A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri |
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