lo sguardo altrove, storie di emigrazione

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Per non dimenticare Urbano

Un ricordo per il ristoratore dei ciclisti a Ginevra

1 giugno 2010

Un ricordo ufficiale per un generoso emigrato. Lo aveva chiesto alla Regione la presidente dell’Associazione Emiliano-Romagnoli di Ginevra, Carmen Leonelli, che a nome della sua comunità intendeva accompagnare con un attestato di benemerenza il ritiro in un istituto per anziani di Urbano Pedriali e della moglie Teresa. E Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, ha risposto alla richiesta della comunità di Ginevra arrivando in città, nel corso dell’ultima missione, nel giugno 2009, con una targhetta commemorativa per il signor Pedriali.

Nato a San Tommaso di Cesena nel 1923, Urbano Pedriali ha percorso le classiche tappe dell’emigrazione. Dal lavoro nei campi per aiutare la famiglia, prima ancora di concludere le scuole elementari, al diploma di infermiere conseguito presso la casa di cura fondata a Cesena da Elio Bisulli, coraggioso medico che negli anni della guerra nascose una famiglia ebrea ricercata dai fascisti. Durante il servizio militare Pedriali fu fatto prigioniero e riacquistò la libertà solo nel maggio1946.

Nel 1950 sul treno che lo porta in Svizzera ha in mano solo un permesso per turismo valido tre mesi. In breve, con la  volontà e l’abilità che l’hanno sempre contraddistinto, l’ex contadino e infermiere e magazziniere (nei primi tempi in Svizzera) prende in gestione un ristorante insieme alla moglie Teresa. «Le Point du Jour» esiste ancora oggi. E’ nato qui il Club Forza Cesena che riuniva gli emiliano-romagnoli di Ginevra. “Bastava essere originari della nostra regione per avere da Urbano sostegno, cibo, bevande e alloggio”, ricorda Carmen Leonelli. Per tutti gli emigrati “Urbano era un benefattore, amato da giovani e meno giovani”. La cucina romagnola del suo ristorante ha attratto ciclisti celebri quali Binda, Gimondi, Guerra e tanti svizzeri desiderosi di scoprirne i sapori.


Lasciato «Le Point du Jour» durante i lavori di restauro del ’67, lo riprese dopo aver gestito il ristorante del Tennis Club e quello del Bowling de Meyrin. Concluse la sua attività in un piccolo locale sulla strada per Losanna.

NoteA cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri
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