lo sguardo altrove, storie di emigrazione

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N°19-LO SGUARDO ALTROVE - STORIE DI EMIGRAZIONE

Un’isola modenese nell’Illinois. Un racconto collettivo di emigrazione tratto dal volume “La valigia di cartone” di Walter Bellisi. Seconda Puntata.

Ad Highwood sono vive le tradizioni dei luoghi di origine degli abitanti. Si parla ancora dialetto dell'Appennino modenese e bolognese, la cucina emiliana è diffusa e apprezzata. Nei menu di quasi tutti i ristoranti, in gran parte gestiti da italiani, non mancano i tortellini e i tortelloni e, fra i dolci, la zuppa inglese.

Mi recai ad Highwood la prima volta nel 1979. Allora c'erano famiglie che comperavano l'uva in California e si facevano il vino in cantina pigiandola nel tino, che uccidevano il maiale e lavoravano la carne come si faceva un tempo sui nostri monti. Ancora oggi, alcuni acquistano la carne suina e con­tinuano a farsi la salsiccia in casa. Diverse famiglie di Frignanesi cuocevano nelle loro cucine le zampanelle chiamate anche borlenghi. Uno di questi era Luigi Mazzetti detto Collina, negli Usa dal 1913 e ad Highwood dal 1916, che mi mostrò nella cantina la "ruola" di rame luccicante che usava appunto durante i mesi invernali per fare questa specialità anche per gli amici.

La signora Jenny Bertoni, 70 anni, ogni anno ad Highwood orga­nizza una festa per gli amici a base di zampanelle e dà il benvenuto agli ospiti con la frase: Ei, Balugan (Ei coglione), ovviamente senza conosceme il signi­ficato. Un paio di volte all'anno c'è chi organizza la "Festa della polenta", alla quale partecipano italiani e non. La polenta di mais è molto gradita specialmente dagli americani che si "litigano" il posto in cucina per girare, con la canela, la farina gialla nella calderina. Poi, non si sa quante migliaia di tortellini abbia prepa­rato Mary Bellisi Gandolfi durante i sessant' anni in cui ha vissuto ad Highwood: li faceva per gli amici, per i negozi e per i ristoranti del luogo.

Questa cittadina sta però cambiando. La terza e la quarta generazione di discendenti di montanari emiliani conosce a malapena qualche parola della lingua degli avi. Gli emigrati degli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, invece, parlano sia il dialetto che l'italiano, ma non è sempre così per i loro figli.

Da alcuni anni sono arrivati immigrati del Messico che svolgono i lavori che gli italiani non fanno più. I nostri si sono mossi verso zone residenziali più ricche, fra le quali Highland Park, Deerfield, e specialmente Lake Forest dove ci sono bellissime case con piscine, tanto verde,e un ambiente molto curato.

Ad Highwood si è avuta una terza immigrazione dall' Appennino modene­se che, secondo Edward Bemardi, è stata più vasta delle precedenti. Dal 1952 al 1960 numerosi giovani e anche intere famiglie lasciarono Piandelagotti di Frassinoro, Sant'Anna Pelago e altre località dell' Appennino modenese.

Negli anni Cinquanta ad Highwood - dicono Edward Bemardi e Bruno Bertucci - c'erano più Santannesi che a Sant 'Anna Pelago dove erano rimasti solo i gatti.

E fra i partiti negli anni Cinquanta, nel 2002 ho conosciuto Adriano Tosi, ora a capo di una ben avviata impresa edile. Mi ha raccontato: Se avessimo aspettato qualche anno a venire in America, saremmo anco­ra in Italia. Ci stavamo ormai sistemando qui quando sentivamo dire che in Italia c'era lavoro e che si stava bene.

Lo stesso dice Alfonso Zanni, muratore, di Piedelagotti frazione di Frassinoro, anch'egli titolare di un'impresa di costruzioni: C'eravamo ormai avviati col lavoro quando sapemmo che in Italia le cose erano cambiate. Lavoravo come dipendente, poi un giorno mi chiesi: quello che sto facendo per gli altri, perché non provo  a farlo in proprio?
E, visto che sapeva lavorare, Zanni iniziò a costruire case e a venderle, con successo.

Numerosi nostri emigranti sono titolari di imprese edili, di aziende di giar­dinaggio, di idraulica, di elettricità, di officine meccaniche, di alberghi, di negozi, di bar e di ristoranti, di supermercati (Sunset di John E. Cortesi), di pastifici (Amidei di Fiumalbo); diversi i professionisti: avvocati, notai, assicuratori, architetti, medici. Molto conosciuto il giudice Alberto Pucci. Nel mondo dello spettacolo si distinse Dario Bonetti. Fra l'altro faceva parte del complesso (suonava la chitarra) che interpretò Il Tema di Lara nel film Il Dottor Zivago; aveva sposato una Biagi, originaria sempre dei nostri monti.
A Lake Forest c'è anche un concessionario  della Ferrari e della Maserati.

In paese dicono che ad Highwood i Morelli, i Fiocchi e i Fabbri hanno dato lavoro a tre generazioni di italo-americani. Per le strade di queste zone si vedono passare macchine con le targhe Fanano 1, Fanano 2, Pieve, St.Anna...

Ad Highwood convivono cinque associazioni che raggruppa­no i nostri emigranti: la Società modenese di mutuo soccorso fondata nel 1906, Cuore arte club Giovane Italia club, Highwood bocce courts  e Donne italiane di prosperità.

Dal punto di vista politico, la comunità emiliana che vive ad Highwood vota in larghissima maggioranza per il partito democratico. É molto legata alla chiesa cattolica e frequenta le funzioni religiose con assiduità. Edward Bemardi mi ripete che molti dei nostri emigranti hanno avuto successo, e aggiunge: “Le nostre radici non sono nel denaro, nel successo: sono ad Highwood, ed Highwood ha le sue radici nel Frignano, all'ombra del Cimone. Anche per quelli che non hanno mai potuto vedere il Cimone, sono sicuro che provano lo stesso mio sentimento: si sentono figli del Frignano. Il nostro san­gue, come il vostro, è al cento per cento italiano. Credo che noi sentiamo un amore per l'Italia che voi molte volte dimenticate. Il nostro amore è per un 'Italia antica, che non esiste forse più. Ho fatto parecchi viaggi in Italia. Durante una vacanza ho perfino studiato l'italiano alcuni mesi a Bologna.