lo sguardo altrove, storie di emigrazione

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N°29-LO SGUARDO ALTROVE, STORIE D'EMIGRAZIONE

La Bottega Cabrini. Una storia raccontata da Martin Viani, del gruppo giovani della Consulta dell’Emilia Romagna, da Mendoza (Argentina).

In questa puntata de “Lo sguardo altrove: storie di emigrazione”, Martin Viani, del gruppo giovani della Consulta dell’Emilia Romagna, ci racconta  la storia della Cantina Cabrini di Mendoza, città dove Martin, argentino di origini emiliano romagnole, è nato e lavora.

La storia della Famiglia Cabrini costituisce un esempio del segno profondo lasciato dall’immigrazione italiana in Argentina alla fine del XIX secolo. In quegli anni muoveva i primi passi il sogno di Don Eliseo Cabrini nato in un piccolo paese del Nord Italia, San Sisto, Comune di Poviglio, provincia di Reggio Emilia dove, insieme alla sua famiglia lavorava i terreni del celebre violinista Niccoló Paganini.

La prima generazione  di Cabrini sbarca a Buenos Aires nel 1885. Dopo una breve sosta nella capitale, la famiglia decide di trasferirsi nella Provincia di Mendoza alla ricerca di un ambiente simile a quello della sua Italia natale. Le terre scelte da Don Eliseo sono quelle della località di Luján de Cuyo dove, pochi anni dopo, suo figlio Leandro insieme alla moglie Virginia Fava comincia a portare avanti l’attività di olivo e viticoltura dando un indirizzo preciso all’attività famigliare. Nel 1918 Don Leandro si sposta nella località di Perdriel dove costruisce la casa famigliare e impianta il suo primo vigneto di Malbec. Nello stesso posto, due anni dopo, comincia a costruire una piccola cantina. Quella tiepida casa degli inizi del secolo dove Leandro gettò il seme del suo futuro e dove risiedette per tutta la vita è stata conservata fino ad oggi diventando un piccolo museo familiare.

Dopo quasi un secolo, i fatti dimostrano che quel pionere emiliano ha avuto un ottimo fiuto nel scegliere il luogo e i vitigni da impiantare: Malbec, Cabernet Sauvignon, Verdot, Refosco, Lambrusco, Pinot Bianco, Semillón. Quello che allora fu appunto buon fiuto, oggi è confermato da studi agronomici e chimici. Da quel terreno, da quel clima, da quell’acqua nasce uno dei migliori vini del paese e del mondo: il “Malbec Perdriel-Lujan de Cuyo”.

Ma torniamo a quegli anni, all’attività della piccola cantina che cresceva giorno dopo giorno, aumentando sia la superfice coltivata che la capacità di produzione vinicola..  Questo grazie al crescente contributo del giovane Luigi il cui lavoro permise di alleggerire le fatiche quotidiane di Don Leandro. I benefici non tardarono ad arrivare e presto nelle più importanti città argentine come Buenos Aires, Rosario, Santa Fé, Mar del Plata, Junín, Arequito, e Capital Federal vennero realizzate delle filiali della cantina con depositi e magazzini. La vicinanza alla stazione ferroviaria di Perdriel permetteva infatti la distribuzione di crescenti volumi di vino richiesti sul mercato dalla progressiva espansione del consumo interno argentino. Ciò nonostante l’azienda non si è mai caratterizzata nella produzione di quantità industriali di prodotto. La scelta ed il principio rettore “dei Cabrini” è sempre stato quello del mantenimento della tradizione famigliare nell’elaborazione dei vini ed il controllo diretto di tutti i processi.

Sarà il 1939 a segnare l’avvenire della cantina quando l’Arcivescovado di Mendoza scelse l’azienda Cabrini come fornitrice ufficiale del tradizionale Vino per la Messa. La nuova iniziativa fu avviata da Guglielmo, terzo figlio di Leandro, divenuto sacerdote salesiano. Vennero realizzati così i primi 1900 litri di vino dolce, i primi di una tradizione famigliare che permane negli anni.

Durante gli anni ’40 si affaccia la terza generazione di Cabrini: Eliseo come enólogo e poi Giovanni, Guglielmo e Giorgio ad aiutare il padre Don Luigi, infaticabile nel viaggiare e visitare i clienti di tutto il paese. Con la terza generazione di Cabrini nascono i vitigni che ricordano l’Italia natale e che segneranno una grande epoca come Refosco Spumante, Lambrusco del Piave, Raboso di Sorbara, Pinot Rosso, Pinot Bianco, Semillón e, tra i liquorosi, si aggiunge il Gran Solera con un importante invecchiamento in botti di rovere antico.

La storia arriva così al 26 luglio 1960, giorno in cui Don Leandro a 93 anni lascia questo mondo circondato dall’amore dei suoi cari. Ma non lascia questa terra prima di vedere i frutti che ha saputo seminare: un’intera famiglia legata dalla stessa passione quella di coltivare la vite ed elaborare i vini migliori.

 Le necessità di rinnovamento della nuova conduzione porteranno così a dividere le responsabilità dei figli: Eliseo e Giorgio sono chiamati ad occuparsi della produzione e della elaborazione mentre Guglielmo e Giovanni si occupano del frazionamento e delle vendite. Ma da lì a poco, l’ala scura del destino si abbatte sulla famiglia Cabrini con una terribile tragedia: un pomeriggio di febbraio del 1963 un operaio che si trovava all’interno di una vasca rischia di asfissiare e nel tentativo di soccorrerlo moriranno sia Guglielmo che suo  fratello Giovanni. Un lutto gravissimo che si ripercuote duramente sulla salute di Don Luigi che muore poco tempo dopo.

L’esperienza ci dimostra però che le opere nobili sopravvivono ai loro creatori e perdurano come esempi autentici di spirito imprenditoriale. Così, con non pochi sforzi, Eliseo, il figlio maggiore di Don Luigi e Giorgio, il figlio minore, si rimboccano le maniche e iniziano una nuova fase di lavoro con gli stessi principi dei loro avi: elaborare il vino migliore rispettando quie vitigni che tante soddisfazioni hanno dato a loro padre e a loro nonno prima ancora. E’ la scelta migliore. Piano piano le ferite si rimarginano e l’attività aumenta. Nuove proprietà vengono ad aggiungersi a quelle vecchie, come le vicine Ugarteche e Tupungato. Il sistema di commercializzazione viene rimodernato e i  mezzi di trasporto proprio migliorano notevolmente il posizionamento della cantina sul mercato. Lo spirito della Famiglia Cabrini rinasce con tutta la sua vitalità.

Negli anni ’70 l’industria vitivinicola argentina cambia, l’ingresso sul mercato di vitigni di grossa resa e bassa qualità enologica colpisce tutta la zona di Perdriel che ha sempre sostenuto l’importanza del buon vino. La concorrenza si fa sempre più agguerrita, ma neanche questo serve a cambiare la filosofia di questa azienda che ha sempre puntato alla qualità. Saranno proprio queste difficoltà a portare le trasformazioni che caratterizzano lo splendido presente della viti-vinicoltura argentina.                             

L’arrivo della quarta generazione di Cabrini, Hugo, Fernando e Maurizio sulla fine degli anni 90’ e la partecipazione al Movimento di Produttori e Cantinieri contribuiranno a dare una svolta alla storia. L’obiettivo è chiaro, lo stesso di sempre, rispettare la tradizione, le origini. Sorge così il Consiglio di Denominazione di Origine Controllata “Luján de Cuyo”, del quale l’Azienda Vinicola Cabrini è socia fondatrice. Al pregiato Malbec verrà riconosciuta tutta la sua potenzialità e non verrà più relegato a semplice vino da tavola. Anzi, diventerà il vitigno emblema con il quale l’Argentina si presenta al mondo.

La cantina e i vigneti sono portati avanti oggi dalla società costituita dai tre fratelli: Hugo, giovane agronomo e dai fratelli Fernando agronomo ed enologo e Maurizio responsabile delle  vendite. I tre fratelli danno continuità all’impresa e anche a quella  particolare  produzione di Vino liquoroso per la Messa che identifica ancora oggi la famiglia. Dolce, naturale, potente e di lunga vita, il vino per la messa proviene dalle uve più pregiate dei vigneti Cabrini della zona di Tupungato e Luján e cioè Malbec, Bonarda, Lambrusco e Tempranillo, oltre seicento litri di buon vino che matura per tre anni in botti di rovere antico. E tra i testimoni di questa feconda tradizione ci sono gli altari del Vaticano dove il vino ha rappresentato l’Argentina in occasione del Giubileo 2000.

Nonostante le cantine Cabrini restino legate alla tradizione non si chiudono alla modernità. L’innovazione viene intesa come la capacità di creare nuovi concetti di prodotto, evoluti e di alta qualità che contengano e rispettino le caratteristiche dei vini originali. Questa famiglia di origini emiliane è, oggi come sempre, all’altezza dei tempi. Il Malbec ha lo stesso corpo e la potenza di una volta. Malbec che rappresenta Luján de Cuyo sulle tavole di tantissimi paesi importatori come Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Danimarca, Svizzera, Brasile e Cile.

Quanta strada è stata fatta! Da quella prima fredda mattina d’inverno quando Don Leandro infilò per prima volta la pala nelle terre di Perdriel, dopo quasi 90 vendemmie e decenni di lotta, continua ad emergere lo stesso frutto come il migliore ambasciatore argentino delle più fine sensazioni: il buon vino.