lo sguardo altrove, storie di emigrazione

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N°5-LO SGUARDO ALTROVE - STORIE DI EMIGRAZIONE

"Vado in Australia per sei mesi". Zeno Dardi è là da 52 anni. Racconto tratto dal volume "Quel gran pezzo dell'Emilia".

"Quando ho saputo, nel 1949, che la mia domanda di essere assunto come geometra dall'ufficio tecnico di una banca bolognese era stata respinta, nono­stante l'esito positivo delle prove, perché le informazioni date su di me da qualcuno erano negative, ho deciso che forse era proprio il caso di cambiare aria e continente. Almeno per sei mesi. E di prendere alla lettera un annuncio letto in quei giorni sul «Resto del Carlino»: "Cercansi manovali per l'Austra­lia"”.

Dovette essere un duro colpo, anche se attenuato dall'esistenza di altri tre figli, per la madre di Zeno, rimasta vedova l'anno prima. Ma una madre, pur soffrendo, accetta nel suo cuore che un figlio parta per rendersi indipendente, per crescere, per farsi la sua vita. Perché la vita è così.

Nel 1952 una nave in partenza da Genova per Melbourne portò con sé oltre trecento giovani come
Zeno e più del doppio di donne. Ebree che avevano conosciuto le crudeltà dei campi di concentramento, russe, polacche. E molte donne che andavano a raggiungere i loro mariti. Diversi, anche, i matrimoni combinati per reciproca convenienza. In ogni caso, dopo gli anni delle sofferenze e delle privazioni, c'era in tutti una gran voglia di godersi la giovinezza, e in molte donne il desiderio d'innamoramento e di recuperare la propria femminilità, spesso re­pressa nei primi due, tre decenni della loro vita. Furono quindi 33 giorni di viaggio in cui la nave, se possibile, non oscillò solo per il moto delle onde.

"Arrivando a Melbourne, tuttavia, ci fu una brutta sorpresa. La congiuntura economica sfavorevole aveva cancellato gran parte dei posti di lavoro. Ce n'era rimasto solo uno, in quel momento, interessante sul piano economico: entrare nell'esercito australiano. E andai a far la guerra in Corea".

Zeno Dardi ne uscì un po' indurito e cambiato dentro, ma senza altri danni. I manuali raccontano che questa guerra, finita nel 1953, facendo aumentare di molto il prezzo della lana, contribuì a rafforzare lo sviluppo economico del paese che ha le greggi più numerose del mondo.

 

"Al ritorno dalla guerra, mi gettai subito nel lavoro, anzi in diversi lavori, uno dopo l'altro. Entrai come operaio in una fabbrica meccanica, dove nel giro di undici mesi diventai ispet­tore di produzione. Poi accettai l'offerta di lavoro nel dipartimento dei lavori pubblici, per un incarico che consisteva principalmente nei tracciare strade. E in seguito, assieme ad altri due amici italiani, ho affrontato una nuova sfida: quella del lavoro autonomo. Abbiamo installato a Melbourne una delle prime macchine per caffè. Grandi consumi, da subito, e buoni guadagni".

 

Ma Zeno fu preso dalla nostalgia e, venduta la sua parte agli altri due soci, ritornò a casa per qualche tempo, volando poi per un soggiorno di alcuni mesi a Londra, che un "australiano" non può non conoscere nella sua vita. Londra gli appariva bella, ma ormai Zeno Dardi era abituato a densità demografiche ben più rare­fatte, se si considera che l'Australia ha un'estensione di circa 25 volte supe­riore a quella dell'Italia e un terzo degli abitanti del nostro paese. Rientrato a Melbourne, l'ormai trentenne Zeno, lettore infaticabile, dal 1959 al 1965 tro­vò la sua strada nel giornalismo, occupandosi inizialmente di un notiziario per emigranti italiani. "Sono stato anche cofondatore con Ubaldo La Robina de «II Globo», nato come rivista settimanale degli italiani in Australia e oggi divenuto quotidiano. Mi occupavo anche di casi difficili, come di alcuni omi­cidi avvenuti nell'ambito del clan dei calabresi. Il mio contributo era conside­rato utile anche dalla polizia, che per un certo periodo mi assegnò una scorta armata".

Entrato ormai nella sua piena maturità, Zeno Dardi, emigrante bolognese in Australia, avvertì pressante, dopo diverse esperienze, il richiamo a mettersi in proprio per rendersi sempre più indipendente e costruirsi un reddito e un benessere più adeguati all'impegno e alle capacità di cui aveva dato prova nei numerosi lavori precedenti. Su richiesta dell'ambasciatore italiano, Zeno era anche stato per un anno segretario della Camera dì commercio di Melbourne. Poi un giorno si accese una lampadina. "C'era una ditta -racconta- che anda­va sulle navi a svincolare i bagagli dal vincolo doganale e dalia quarantena. Per un certo periodo, lavorai in quella ditta. Decisi poi di aprire un ufficio di consulenza commerciale per fornire assistenza agli importatori. E in seguito, cogliendo al volo il suggerimento di un dirigente del Lloyd triestino, cominciai a organizzarmi per occuparmi dì traslochi. Prima piccoli, e per questa attività assunsi due abruzzesi, poi sempre più numerosi e impegnativi. Giunsi a far lavorare una ventina di camion. In seguito si passò dalle navi tradizionali, con le merci nella stiva, al trasporto aereo. Mi creai anche un gruppo di agenti, in città del nostro meridione. Arrivò finalmente anche il tempo di un bel ma­gazzino e di una licenza doganale. Sono seguiti, rincorrendosi e passando molto in fretta, anni e decenni di lavoro fitto e pieno dì contatti, soprattutto per le relazioni personali che i clienti italiani volevano direttamente con me, anche se io avevo molti impiegati. Da qualche anno ho lasciato una grandissima parte di queste attività, mantenendo solo l'organizzazione dei trasporti del per­sonale delle ambasciate".

Anche ora che ha settantacinque anni, Zeno Dardi non sa e non vuole ta­gliare i ponti con il lavoro. Ma gli ultimi decenni non gli hanno concesso solo soddisfazioni economiche e professionali.

 

 "È vero. Ho sempre detto che non mi sarei sposato, ma non avevo conosciute lei, inglese, trapiantata in Australia. L'ho incontrata quando io avevo ormai cinquantacinque anni, mentre lei non ne aveva ancora trentacinque. Ho anche un altro affetto importante, una figlia ormai quarantenne, nata da una relazione precedente".

 

Oltre alla bellez­za della vita di coppia, Zeno Dardi ha riscoperto anche la dolcezza di coltivare con altri la propria italianità. È successo in modo piuttosto casuale, quando Antonio Panieri, presidente della Consulta regionale emigrazione e immigra­zione dal 1981 al 1987, durante una sua visita in Australia, ebbe bisogno di un accompagnatore di origini emiliano-romagnole che parlasse bene l'inglese. C'erano associazioni di altre regioni del nord, del centro, del sud e delle isole, ma non di italiani provenienti dalla nostra Regione. Zeno Dardi fu stimolato a fondarne una a Melbourne, e Panieri lo convinse ad accettare il ruolo di "consultore", di ponte e di raccordo fra la Regione, la Consulta e gli emigrati.

 

Dal mio primo arrivo a Melbourne, una città pulita e organizzata che oggi conta quasi quattro milioni di abitanti, sono pas­sati ormai cinquantadue anni. Allora, noi cittadini europei eravamo richiesti perfino attraverso annunci sui giornali. Oggi bisogna far domanda, superare una selezione che tiene conto di vari aspetti e richiede anche una buona cono­scenza della lingua inglese. Ma non è tutto qui. È indispensabile avere con sé la disponibilità di un centinaio di milioni delle vecchie lire italiane, per non essere a carico del sistema sanitario australiano. Neanche il ricongiungimento familiare di un figlio ai genitori può essere un criterio sufficiente per aver diritto all'ingresso. Il mondo è davvero cambiato".

E Zeno Dardi lo dice con il sorriso sulle labbra, con misura, in un italiano incredibilmente privo di ogni inflessione della pronuncia inglese, anche se da mezzo secolo parla prevalen­temente con cittadini di lingua inglese. E in questa lingua anche con sua mo­glie.

 

Zeno ha solo un rammarico, che esprime con un filo di amarezza; "La vita è troppo corta. Ho lavorato molto, ho incontrato l'amore, ho viaggiato in lungo e in largo l'Australia e la Nuova Zelanda, conoscendo e vivendo la natura anche nei suoi aspetti più liberi, selvaggi e imprevedibili. Non sono stato davvero uno spettatore alla finestra. E tuttavia la vita è troppo corta”.

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