lo sguardo altrove, storie di emigrazione

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N°8-LO SGUARDO ALTROVE - STORIE DI EMIGRAZIONE

Un Riminese a San Paolo

Mi chiamo Danilo Pericoli, vivo a San Paolo in Brasile e voglio raccontarvi la storia di mio padre, un riminese approdato nel nuovo mondo, dopo tante avventure. Mio padre, Paolo Pericoli, è arrivato in Brasile il dodici giugno 1962, che viene festeggiato in Brasile come il giorno dei fidanzati.

Questo me lo ha raccontato mia madre che ha raccontato a me e a mio fratello, tante storie su nostro padre. Storie raccontate spesso a tavola durante il pranzo, o dopo una cena di pesce arricchita da un buon vino, dimenticandosi della TV. Attraverso questi  racconti mio fratello ed io venivamo frequentemente trasportati nell'Italia degli anni trenta, quaranta, cinquanta e sessanta, gli anni dell' infanzia e della giovinezza di mio padre.

Cosi abbiamo saputo nel 1931 è venuto al mondo nella città di Rimini, vicino all´antica darsena, o porto canale, dove una striscia d´acqua taglia la città in due parti fino al mare e dove vivono e lavorano i pescatori. Da bambino, lui e i suoi due fratelli più vecchi sono andati ad abitare con gli zii e la nonna materna, poiché avevano perso i genitori in un incidente in motocicleta, sull´autostrada tra Rimini e Ravenna. Mio padre allora  aveva appena tre anni. Lo zio, Francesco, aveva diversi pescherecci, con i quali navigava lungo l´Adriatico fino alla costa dell´antica Iugoslavia. Era una famiglia ricca quindi mio padre, nonostante la perdita dei genitori, ha avuto un'infanzia abbastanza serena, almeno fino alla guerra. Questa purtroppo ha cambiato tutto, con il suo carico di distruzione e di morte  e mio padre, ancora molto giovane, ha dovuto lasciare la casa degli zii e la scuola, per rifugiarsi in un luogo più sicuro, in cui i bombardamenti potessero fare meno danni e meno paura.

La famiglia si trasferì sotto un tunnel della ferrovia. Erano tempi difficili, che non lasciavano spazio a nulla tanto meno al divertimento di adulti e bambini.Ma i bambini come sempre, sanno adattarsi alle situazioni anche peggiori, cercando di giocare anche quando il mondo intorno ti crolla addosso. Come nel giorno in cui il mio padre, ancora piccolo, era in campagna con lo zio ed era riuscito a prendere un gatto, che fuggiva spaventato dal bombardamento proprio come loro. L´aveva messo dentro una sacca, per portarlo a casa e farlo diventare il suo cucciolo. Oppure come quella volta che per ridere un po' giocavano ad interrare la polvere da sparo, rimasta in giro, facendo un buco in terra per farla esplodere...

Già più vecchio, negli anni cinquanta, mio padre ha vissuto gli anni del benessere, con la creazione di un´azienda propria, in società con suo fratello Romeo. Facevano i sistemi di riscaldamento più moderni dell'epoca per le case di tutta la Rimini. E mio padre viveva bene.

Ma forse è il destino, o la sua sete di avventura, che lo ha spinto  a cambiare la sua vita, a cercare nuovi orizzonti... Nel 1960 papà è andato prima in Svizzera, ma lì è rimasto solo due anni. Nel '62 ha affidato il suo destino al lancio di una moneta: se fosse caduta su testa  l´Australia, se invece fosse caduta su croce: il Brasile. Toccò al Brasile. Cosi, la terra di tanti emigranti, italiani e di tutto il mondo, ha ricevuto a braccie aperte um nuovo romagnolo di trentun anni, che con il suo cognome: “Pericoli” non aveva paura di  affrontare un luogo ignoto con appena cinquanta dollari in tasca!

Ma quegli erano tempi diversi... la situazione economica in Brasile poteva offrire molte opportunità, per i Brasiliani e per gli stranieri. Mio padre trovò facilmente il suo primo lavoro in un´azienda americana: l´AeroWillys, come elettricista. Si sistemò a a Guarulhos, un piccolo comune nei dintorni di San Paolo, in un ostello di proprietà di uma signora tedesca.

Alcuni anni dopo, su indicazione di un amico, è stato invitato a lavorare nella ditta di due italiani, la Persico-Pizzamiglio, come ingegnere eletricista. E li è rimasto per più di trentanni, fino alla pensione. Alla fine degli anni sessanta, mentre passegiava con gli amici in spiaggia sul lido di San Paolo,  ha conosciuto una bella ragazza diciotto anni più giovane di lui e discendente di italiani venuti dal Veneto. Si sono innamorati subito e poi si sono sposati.

La sua vita nel nuovo Paese era stata costruita.Il suo sogno americano era completo: aveva una bella famiglia, con una moglie e due bambini, aveva una casa a San Paolo e un´altra al mare, da buon Riminese, abituato all'acqua non poteva infatti rinunciare all'oceano. Un luogo dove  poteva coltivare la sua passione, quella dei libri, e  stare insieme alla famiglia. Solo poco tempo dopo la sua scomparsa io ho potuto visitare Italia per due volte, e cosi conoscere tutti i  posti di cui mi parlava mio padre: i colori di Rimini, la sua vivacità, la darsena e soprattuto il mare… Adriatico, così calmo  e piatto rispetto all'oceano.

A Rimini ho camminato sull´antico ponte di Tiberio, tante volte indicato da mio padre come la costruzione più antica della città e capace di resisitere allo scorrere del tempo. Dentro il Tempio di Malatesta ho scoperto la meraviglia delle forme del candido marmo . Ho guardato la verde campagna di Romagna da um posto privilegiato: L´alto del colle di San Marino, e ho camminato sotto gli interminabili portici colorati di Bologna, Ferrara e Modena.

E in mezzo ai vicoli stretti del piccolo borgo San Giuliano, a Rimini, la parte della nostra famiglia che è rimasta in Italia mi ha ricevuto come un piccolo principe. I cugini mi hanno raccontato tante storie di papà, sempre a tavola, dove è facile lasciarsi andare ai racconti, e la vecchia zia si ricordava perfettamente di lui e diceva ch´io avevo la sua faccia.

A Torino, la zia Romagnola che ora lì risiede, e per la quale nutro un affetto molto speciale, mi ha adottato come a un figlio. Mi ha  parlato molto del vuoto che mio padre aveva lasciato in Italia dopo la sua partenza. Mentre mio cugino era molto curioso sul Brasile e mi chiedeva di raccontargli come si vive nell'altro capo del mondo mentre mi portava  in macchina a conoscere la città. In questo modo, attraverso di me, la vita ha cercato di ristabilire un rapporto tra la parte della mia famiglia che si è formata in Brasile e quel che ancora abita la terra natale di papà. E questo sicuramente è stato l´inizio di un rapporto che non finirà mai. Io credo e sento l´Italia come la mia seconda casa. Così vicina nel mio cuore come se fosse dietro all´angolo. Una destinazione da sogno e  anche la mia preferita….