lo sguardo altrove, storie di emigrazione
"Signora Nonna", Luiza Teresa Zanchi"Signora Nonna", Luiza Teresa Zanchi
Signora Nonna
Una storia dell’emigrazione emiliano-romagnola in Romania
26 gennaio 2010
Quando la vede, tutta la gente di Iasi la saluta con entusiasmo. È molto conosciuta nella città. Gran parte dei funzionari o dei politici del comune o della provincia, dei medici o avvocati, degli ingegneri o impiegati hanno imparato la lingua francese con Lei. Noi la chiamiamo semplicemente “Mamma”.
È la professoressa Gita Navari, presidente dell’Associazione emiliano-romagnola “Verdiana” di Iasi. La sua storia di emigrazione è affascinante e piena di ricordi. La ascoltiamo:
Intervista proff.sa Gita Navari, presidente dell’Associazione emiliano-romagnola “Verdiana”, Iasi
“Mio nonno venne dall’Italia... impadronendosi come fosse quasi il proprietario”.
Con il nonno Giuseppe Navari, costruttore edile, partì da Ravenna verso la Romania anche la sua moglie Luisa Teresa Zanchi. Avevano dodici figli e la speranza di rientrare presto in Italia. Nessuno pensava che il destino avrebbe deciso altrimenti. Passarono gli anni. I figli formarono le loro famiglie in Romania e rimandarono il ritorno in madrepatria. Il nonno morì prima ancora della nascita di Gita Navari.
Intervista proff.sa Gita Navari, presidente dell’Associazione emiliano-romagnola “Verdiana”, Iasi
“Abitavo in una viuza con sedici case... ebrei e italiani”
“Io, intanto, trascorro buona parte della mia infanzia... ci canta canzoni italiane”.
La nonna Luiza Teresa era allegra e comunicativa. Tutta la gente la conosceva, come “Signora Nonna”, e la rispettava molto. La nipote Gita Navari raconta.
Intervista: proff.sa Gita Navari, presidente dell’Associazione emiliano-romagnola “Verdiana”, Iasi
“Tutti i nostri vicini rumeni l’amano... Signora Nonna”
Signora Nonna è morta a 96 anni. I suoi figli hanno messo nella tomba con Lei un sacchetto di terra italiana che portava sempre con sé. Per Gita Navari, la nipote, sono ancora nell’aria le storie e le poesie che le raccontava ogni volta che era triste.
“E Merica, Merica, Merica
e cussa l’è ‘sta Merica
e cussa l’è ‘sta Merica
l’è un mazzolino dei fior
E se l’America l’è lunga e l’è larga
l’è circundata da monti e colline
e con l’industria dei nostri italiani
abbiamo formato paesi e città”.
Così la nipote Gita la ricorderà per sempre...
| Note | A cura di Emanoil Arhip |
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