Emiliano - Romagnoli nel mondo
La città Piatra NeamtzLa città Piatra Neamtz
Storia di un'emigrazione Italiana in Romania
Una strada emiliano-romagnola
2 febbraio 2010
C’è un tempo per ogni uomo per prendere la propria strada. Il tempo dei miei antenati cominciò nel 1887, quando un grande gruppo d’italiani arrivò nel territorio dei Principati Romeni Uniti, uno stato di recente creazione. La maggior parte degli italiani – "talieni" come li chiamano i romeni – si stabilirono nel sud-est del Paese, nella provincia di Tulcea, una zona abitata già da molte minoranze etniche: inglesi, turchi, tartari, macedoni ecc... Quasi tutti gli italiani erano tagliatori di pietra o lavoravano nell’edilizia. Già qualche anno dopo, in Romania, si incontravano gruppi compatti di italiani in tutto il territorio. I miei antenati si stabilirono nella regione della Moldavia del nord, alle pendici dei Monti Carpati. All’inizio del 1900, nella città Piatra Neamtz (Pietra Tedesca) è segnalata l’esistenza di una grande comunità di italiani. La maggior parte di loro era originaria del Friuli ma anche dell’Emilia-Romagna. Tra loro c’erano anche i miei parenti. Non ho conosciuto la mia nonna materna. Neppure mia madre se la ricorda bene perché la nonna è morta quando lei era ancora piccola. Tutti i suoi ricordi si legano alla memoria dei nonni originari di Modena, che le hanno raccontato la storia dei suoi genitori.
Mio nonno si chiamava Spiridon e mia nonna Anna. Si conobbero dopo la Prima Guerra Mondiale quando Spiridon, all’età di 28 anni, la incontrò ad una festa da ballo organizzata dalla comunità italiana. Lei era una piccola e bellissima ragazza italiana di 14 anni. Spiridon, uomo molto provato dalla guerra, era stato invitato a questa festa da un amico italiano. Dopo due o tre balli lui notò che la ragazza lo guardava insistentemente. In realtà, mio nonno era interessato alla sorella maggiore di Anna e desiderava sposarla. Ma il destino decise diversamente… Esisteva ancora un impedimento: i genitori di Anna non approvavano questa unione a causa delle origini di Spiridon che era rumeno.
Una sera d’estate Spiridon salì su un cavallo bianco e si recò nel villaggio di Anna per incontrarla. Lei gli chiese di portarla via con sé. La notte fu d’aiuto ai due innamorati nella fuga ma prima di abbandonare il paese i genitori di lei diedero l’allarme. I contadini accorsero. Mio nonno ritornò verso di loro, prese la sua pistola e sparò in aria. Tutta la gente sparì e anche Spiridon e Anna riuscirono a fuggire. Spiridon e Anna si sposarono e vissero insieme fino al 1946 quando mia nonna morì dando alla luce il suo tredicesimo bambino.
Con l’avvento del comunismo in Romania dopo l’ultima guerra mondiale, molte libertà e diritti delle minoranze sono stati annullati. Agli italiani che sono rimasti nel Paese è stato proibito di parlare la propria lingua. Oggi, solamente il 20% di essi parla italiano. Questa è la storia delle mie radici, dei miei avi. Mia madre, figlia di Anna e Spiridon, non ha quindi mai parlato in italiano, né manifestato le sue origini. Io le mie le ho riscoperte all’Università. In quel periodo, parlo degli anni Novanta, ho avuto i primi contatti con la comunità italiana di Iassi. Nel corso universitario di lettere dove erano previste più lingue ho scelto per familiarità l’italiano. Ho cominciato poi a lavorare a un mensile della comunità italiana dal titolo Columna. Sono poi arrivato in Emilia-Romagna, terra d’origine di mia nonna, grazie alla Regione Emilia-Romagna e agli stage della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo. Oggi sono un “Reporter” del sito omonimo, dedicato ai giovani emiliano-romagnoli nel mondo e di RadioEmiliaRomagna, la radio web della Regione. Un’esperienza che mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con la storia, con le tradizioni e con la bellezza della mia terra di origine. Ho visto così con i miei occhi concretizzarsi i racconti di mia madre e delle mie zie.
| Note | A cura di Emanoil Arhip |
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