lo sguardo altrove, storie di emigrazione
Ebrei italiani in Uruguay
Anibal Tato ci racconta la storia dei fuoriusciti dopo la proclamazione delle leggi razziali
Cari ascoltatori, in questa nuova puntata dello Sguardo altrove vorrei parlarvi di una storia poco conosciuta, quella degli ebrei italiani, tra cui diversi nostri corregionali, che si sono rifugiati in Uruguay per sfuggire alle persecuzioni fasciste.
Le leggi razziali, provvedimenti legislativi emanati in Italia dal regime di Mussolini a partire dal 1938 sul modello della Germania nazista, introdussero forti discriminazioni contro gli ebrei come l’espulsione degli studenti da tutte le scuole pubbliche, il divieto d`insegnamento nelle scuole statali, il divieto di ricoprire uffici pubblici, l’espulsione dagli albi professionali, il divieto di matrimoni misti fra ebrei e non ebrei, i limiti al possesso di immobili e aziende.
La violenzia e la paura erano una realtà e chi potè emigrò in altri paesi tra cui l`Uruguay.
Dei seimila ebrei italiani che lasciarono l’Italia fra il 1938 e il 1943, un piccolo contingente arrivò in Uruguai fra questi quattro giovani: Giuseppe Sesteri, i fratelli Riccardo e Bindo Rimini ed Alberto Calò.
Nel novembre del 1938 partirono indignati dalle leggi razziali scegliendo Montevideo su consiglio di una giovane uruguaiana figlia di un agente diplomatico che li aiutò con i contatti necessari per ottenere la residenza.
Dopo arrivarono le famiglie Calò, De Benedetti, Della Seta, Diena, Di Segni, Jesi, Levi, Levi Deveali, Lombroso, Momigliano, Norzi, Olivetti, Ovazza, Scazzocchio, Segre, Sestieri e Trevi. Renato Calabi, Pietro Consarelli e Guido Treves arrivarono da soli. Arrivarono anche Margherita Sarfatti e Renato Treves ma poi decisero di andarsene in Argentina.
Questi fuorisciuti appartenevano a un nucleo di livello socioeconomico abbastanza omogeneo. La maggior parte proveniva dall`alta e media borghesia: erano professionisti, industriali e commercianti. La scelta di emigrare in Uruguay fu determinata dalla presenza di famigliari e amici e la promessa di contratti di lavoro,ma incisero anche la facilità di ottenere i permessi di residenza, il clima antifascista e democratico predominante e le buone prospettive di lavoro che offriva un posto simile a quello italiano nella parte culturale e linguistica.
Nei primi anni le condizioni di vita di questi emigrati furono precarie ma col tempo si stabilirono dei legami con italiani, uruguaiani, ebrei e non ebrei, creando rapporti che perdurarono nel tempo. Con l`aiuto della collettività ebraica e delle associazioni italiane antifasciste i fuoriusciti hannno potuto sopportato le prime difficoltà per ottenere casa, lavoro e permessi di soggiorno. Quasi tutti riuscirono ad inserirsi nella società uruguaiana. Alcuni erano dei professionisti di spicco come il medico pneumologo Riccardo Rimini, l`ingegnere ed industriale Manuel Diena, Lea Sestieri de Scazzocchio, cattedratica di greco alla Facultad de Humanidades y Ciencias de la Comunicaciòn e la pittrice Linda Olivetti de Kohen.
Prima della partenza dall`Italia nessuno di loro si era legato alla politica ma in Uruguay gli ebrei italiani animarono le organizzazioni antifasciste democratiche e soprattutto la sezione uruguaiana di Italia Libera: fondata nel 1941 dal leader socialista Nicola Cilla fu integrata da immigranti indipendenti o di filiazione socialista, repubblicana ed anarchici.
Con migliaia di aderenti ed un grande prestigio Italia Libera contribuí a contrastare l´influenza esercitata dal fascismo sulla collettività italiana che era arrivata in epoche precedenti fino alla guerra d`Etiopia.
Umberto Scazzocchio, Riccardo Rimini e Sergio Jesi divennero dirigenti. Il primo fu incaricato della trasmissione La voce Italiana rubrica fissa alla radio El Espectador.
Italia Libera ben presto ebbe sezioni in tutto il Paese con l´aiuto di personalitá molto importanti della politica e la cultura uruguaiana.
Nell’ agosto del 1942 si realizzò a Montevideo la prima Conferenza Panamericana di Italia Libera con la partecipazione di 300 delegati con la presenza di Tomás Berreta, Emilio Frugoni e Carlo Sforza.
Dopo la guerra una grande influenza ebbe la sezione locale della Organización Americana Socorro Italia (OASI) a cui parteciparono Umberto Scazzocchio, Riccardo Rimini, Manuel Diena e Ugo Levi. Nel Comitato Femminile Emilia Avigdor Diena, Bice de Benedetti Levi, Gisella Tagliacozzo Rimini e Maria Momigliano Ovazza. L`OASI coinvolse migliaia migliaia di Italiani residenti in Uruguay. L´aiuto inviato in Italia fu considerevole e diede un grande contributo nella ricostruzione dell´Italia devastata dalla guerra.
Dagli anni quaranta, gli ebrei italiani in Uruguay strinsero forti relazioni coi loro conterrai argentini. Rodolfo Mondolfo, ex catedrático di storia della filosofia nella Università di Bologna ebbe stretti vincoli con il mondo intellettuale uruguaiano fino alla sua morte nel 1976. Docente nelle universitá di Cordoba, Tucumàn e Buenos Aires viaggiava spesso a Montevideo per realizzare delle Conferenze e corsi.
Con gli stessi motivi visitarono Montevideo il lingüista e filologo Benvenuto Terracini, il filosofo Renato Treves e lo scrittore ed agente diplomatico Paolo Vita Finzi.
Beppo Levi cattedratico di analisi matematica a Bologna, si esiliò in Argentina nel 1939 andando a insegnare nella Università di Rosario ma mantenendo vincoli d`amicizia con Rafael Laguardia e Josè Luis Massera rappresentanti della scuola matematica di Montevideo.
Anche l’Italia idilliaca si trovò un bel giorno preda della violenza e della paura. Ma nonostante il dolore e le ferite questa gente costretta all’esilio continuò a lottare rispondendo con forza e intelligenza al carattere ambivalente dell´ avversitá.
| Note | A cura di Anibal Tato, lettura di Fulvio Redeghieri. |
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