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L'Opera Norma eseguita al Teatro Comunale dalla Scuola dell'Opera Italiana

Ascolta l'intervallo tra il I e il II atto

17 maggio 2008

Ecco gli applausi per gli interpreti della Scuola dell'Opera Italiana e che hanno concluso il primo atto. Vi ricordo che siete in diretta dal Teatro Comunale di Bologna per ascoltare "Norma"  un'opera di Vincenzo Bellini. Parliamo ora appunto di questi cantanti partendo da  Eva Golemi,  che interpreta Norma. la sacerdotessa  figlia di Oroveso il capo dei Druidi. Ne parliamo con  la dr.ssa Fausta Molinari, melomane e educatrice nelle aule didattiche del Teatro Comunale, ora in pensione.

Dr.ssa Molinari buon pomeriggio…. Eva Golemi che interpreta Norma è un'artista di Tirana che ha già sostenuto 18 diversi ruoli sia presso il teatro nazionale dell'Opera a Tirana che all'estero, da Violetta della Traviata a Mimì nella Boheme da Adina dell'Elisir d'amore a Micaela della Carmen, e oggi è Norma, un ruolo difficile per una cantante lirica?

Ogni interprete si trova di fronte un paragone che spaventa sempre un po': Maria Callas sublime interprete di Norma..

Il momento più intenso, di più alto lirismo  lo abbiamo sicuramente ascoltato nell' aria Casta diva, perché è così difficile interpretare questo passo dell'opera…

Parliamo anche della scuola dell' Opera del Teatro Comunale, un'iniziativa voluta dal sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna Marco Tutino che si è recentemente istituita con l'obiettivo di dare un'opportunità ai giovani cantanti  di esibirsi in un teatro  di tradizione e nello stesso tempo contribuisce alla formazione del pubblico. In che modo? 


Parliamo ora del compositore di Norma Vincenzo Bellini, nato a Catania nel 1801 e morto giovanissimo a Puteaux nei pressi di Parigi nel 1835.  Si tratta senz'altro di uno dei più brillanti  operisti dell'800, tra i più celebrati. Le sue opere più famose e rappresentate sono la Sonnambula, Norma e i Puritani. Tra i suoi maestri ebbe Nicola Zingarelli, direttore del Conservatorio di Napoli  che lo indirizzò verso lo studio dei classici e il gusto per la melodia piana ed espressiva, senza artifici e abbellimenti secondo la scuola musicale napoletana. La tradizione vuole che all'età di 3 anni il piccolo Bellini abbia preteso ed ottenuto a suon di capricci di sostituire il nonno Tobia Bellini alla direzione di un concerto e anche con successo.  Bellini veniva infatti da una famiglia di musicisti non solo il nonno ma anche il padre Rosario lo era.
Tra i banchi del conservatorio conobbe Francesco Florimo, un amico fedele che lo accompagnerà per tutta la vita e sarà tra i primi biografi di Bellini, dopo la sua prematura scomparsa. Risalgono al periodo scolastico  composizioni di musica sacra, alcune sinfonie d'opera e alcune arie per voce e orchestra, tra cui la celebre Dolente immagine. La sua prima opera risale al 1925 Adelson e Salvini, presentata al teatro del conservatorio,  l'anno dopo colse il primo grande successo con Bianca e Germando, andata in scena al teatro San Carlo di Napoli. Nel 1926 fu commissionata a Bellini ( dal celebre Domenico Barbaja) un'opera da rappresentare al Teatro alla Scala di Milano. Bellini si lasciò alle spalle l'infelice passione per Maddalena Fumaroli, la ragazza che non aveva potuto sposare per l'opposizione del padre di lei, contrario al matrimonio con un musicista. Sia il Pirata del 1827 che la Straniera (1829) ottennero alla Scala un clamoroso successo.  Meno fortuna ebbe Zaira nel 1929 rappresentata a Parma.  Sono del  1831 La sonnambula e Norma, sempre realizzate a Milano.  In questo periodo compose anche  due opere per il Teatro la Fenice di Venezia: I Capuleti e i Montecchi (1830) e la sfortunata Beatrice di Tenda (1833)  grande successo riscuoterà invece una volta giunto a Parigi con  l'opera I puritani del 1835 (Théatre - Italien). E' qui a Parigi che Bellini entra in contatto con i grandi compositori europei,  tra cui Chopin, arricchendo il suo linguaggio musicale con nuove soluzioni.

Dr.ssa Molinari com'era lo stile di Bellini?

Torniamo all'opera… sta per iniziare il secondo atto che comprende dieci scene più quella finale. Passerei allora la parola a Laura Chiarullo per descriverci la drammaticità e il romanticismo di questa ultima parte dell'opera e anche le sue arie finali….

Tra poco inizia il secondo atto. Nella prima scena siamo all'interno dell'abitazione di Norma. Da una parte un letto romano coperto di pelle d'orso. I figli di norma sono addormentati. Compare Norma con una lampada e un pugnale in mano. Si siede e appoggia la lampada sopra una tavola. E' pallida e contraffatta…
NoteA cura di Cinzia Leoni
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