scelto per voi
Bologna Jazz Festival
Seconda edizione aperta da due grandi pianisti.
C’è un forte legame tra Bologna e la musica jazz. Un legame fatto di artisti che vi sono nati, l’hanno frequentata, che nel capoluogo emiliano hanno vissuto. C’è un legame fatto di un fitto tessuto di appassionati, giovani e non solo, che affollano teatri e cantine, jazz club e arene dove viene dato spazio alla musica di origine afroamericana.
Una delle occasioni di fruizione, senza dubbio la più blasonata, è quel Festival Jazz che dal 1958 al 1975 ha fatto di Bologna una capitale europea del genere, quando ancora non esisteva il profluvio di rassegne e festival che oggi invade ogni angolo d’Italia. Un Festival Jazz morto e rinato mille volte negli ultimi 30 anni, e che da venerdì 9 novembre è tornato, nelle seconda edizione consecutiva, sotto quella veste che più si vuole avvicinare alla manifestazione originaria.
Fino al 17 novembre si alterneranno concerti nei teatri e nei club, film tematici e jam session, incontri e aperitivi a suon di musica, per un Festival forse meno ricco di tanti altri, ma non certo meno intenso, grazie anche al contributo della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna e altri, sponsor non istituzionali.
L’onore dell’apertura è stato consegnato nelle sapienti mani del pianista Chick Corea, che si è esibito nel teatro Manzoni in duo, insieme al banjoista Bela Fleck. Straordinario successo di pubblico e musica a livelli eccelsi, per un connubio piuttosto estraneo alle moderne sonorità jazzistiche ma ben rodato nel tempo e nella produzione: già un disco all’attivo e parecchie tournèe. Chi si aspettava un banjo da accompagnamento, come consueto nella più remota tradizione jazzistica, quella del dixieland, è stato spiazzato dalla sapienza del quarantenne Bela Fleck, che partendo dall’originario bluegrass spazia verso territori musicali che non hanno confini, se non quelli del ritmo e della melodia. Il tutto, accompagnato da una tecnica impressionante, grazie a cui le cinque corde del banjo viaggiano come quelle di una chitarra classica, citando Django Reinhardt come Bach. Chick Corea, a 66 anni ormai monumento della musica jazz, ha fatto di questo duo un ennesimo miracolo, dopo quelli con Gary Burton, con Herbie Hancock e con chiunque si sia avvicinato al suo mondo espressivo. Grande pianismo e uno spanish heart, un corazòn latino perennemente in agguato dietro il fantastico fraseggio jazzistico.
Esibizione all’insegna dell’interplay dunque, dell’interazione tra i musicisti, quella tra Corea e Fleck, così come lo è stata quella della serata successiva, sabato 10, sempre nello stesso teatro bolognese. Grande successo e bis a non finire per il set di Brad Mehldau, accompagnato da Larry Grenadier al contrabasso e Jeff Ballard alla batteria. Se la fusion di Corea aveva incantato, la raffinatezza di Mehldau ha rapito per la delicatezza del tocco, la capacità d’improvvisazione, la sapienza musicale. Ancora una volta questo musicista, considerato come uno tra i migliori pianista attualmente in attività, ha dato ragione a chi lo vede come l’unico possibile erede del grande Bill Evans. In repertorio, esaltato dall’assoluta intesa musicale del trio, anche brani provenienti da gruppi rock, come i Radiohead.
Dopo le prime due giornate, pausa nei teatri e via ai concerti nei jazz club di Ferrara e Bologna, con esibizioni di altissima qualità (Ronnie Cuber, Kenny Wernet e via elencando) fino a giovedì 15 novembre, quando riprenderanno le serate, stavolta al teatro delle Celebrazioni, con la Pepper Band di Jimmy Villotti e la band di Kyle Eastwood. Il Bologna Jazz Festival si chiuderà il 17 novembre.
A cura di Vanni Masala