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Copertina del nuovo cd di John Strada “Dalla periferia dell’anima” Copertina del nuovo cd di John Strada “Dalla periferia dell’anima”
Sulle strade d’Emilia
“Dalla periferia dell’anima”, il nuovo album di John Strada
4 luglio 2008
Potrebbe stare a mezza via tra Neil Young e Luciano Ligabue, o tra i Jefferson Airplane e The Commitments. D’altra parte, lui si chiama John Strada ed è abituato a stare tra i crocicchi. E’ nato infatti all’incrocio tra le province di Bologna, Ferrara e Modena, in quel mondo della Bassa dove il rock sembra attecchire senza difficoltà, in quella “periferia dell’anima” che tante volte abbiamo raccontato nella nostra radio.
Parliamo dunque, cari ascoltatori, di John Strada, una delle figure emergenti del rock padano, inteso come microcosmo in cui ci può stare di tutto, perché tutto assorbe e tutto restituisce all’esterno. Il mondo - là fuori - è, infatti, come ce lo descrive lui: amore, sesso, violenza, immigrazione, sentimenti nobili e segnali allarmanti. Una chitarra in spalla e via, per parlare di quello che ci aspetta nelle nostre contrade che sono - appunto - la “Periferia dell’Anima”, titolo del nuovo disco di John Strada uscito il 16 aprile scorso e già presentato in diversi concerti.
Intervista a John Strada.
Abbiamo con noi l’autore, al quale chiediamo innanzitutto di raccontarci la genesi di questo disco: com’è nato, quando ha cominciato a pensarci e perché è soddisfatto del risultato.
Torniamo indietro e parliamo della tua passione per la musica. Quali sono i gruppi e i musicisti che ti hanno più influenzato e cosa ti resta delle tue esperienze americane e inglesi - perché è lì, probabilmente, che hai capito che la musica poteva diventare la tua scelta di vita?
I personaggi delle tue canzoni - Mohamed, Zaira, le vittime dell’incidente ferroviario di Crevalcore che erano tuoi amici - popolano davvero il nostro territorio. La tua musica assomiglia a una fotografia di quel che succede, trasfigurata dalla voglia di cambiare le cose, o almeno provarci. E’ così?
John, quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Continuerà la contaminazione tra musica e arti visive che ha caratterizzato il tuo ultimo album? E c’è qualcosa che vuoi dire ai nostri ascoltatori che ci seguono da diverse parti del mondo?
Potrebbe stare a mezza via tra Neil Young e Luciano Ligabue, o tra i Jefferson Airplane e The Commitments. D’altra parte, lui si chiama John Strada ed è abituato a stare tra i crocicchi. E’ nato infatti all’incrocio tra le province di Bologna, Ferrara e Modena, in quel mondo della Bassa dove il rock sembra attecchire senza difficoltà, in quella “periferia dell’anima” che tante volte abbiamo raccontato nella nostra radio.
Parliamo dunque, cari ascoltatori, di John Strada, una delle figure emergenti del rock padano, inteso come microcosmo in cui ci può stare di tutto, perché tutto assorbe e tutto restituisce all’esterno. Il mondo - là fuori - è, infatti, come ce lo descrive lui: amore, sesso, violenza, immigrazione, sentimenti nobili e segnali allarmanti. Una chitarra in spalla e via, per parlare di quello che ci aspetta nelle nostre contrade che sono - appunto - la “Periferia dell’Anima”, titolo del nuovo disco di John Strada uscito il 16 aprile scorso e già presentato in diversi concerti.
Intervista a John Strada.
Abbiamo con noi l’autore, al quale chiediamo innanzitutto di raccontarci la genesi di questo disco: com’è nato, quando ha cominciato a pensarci e perché è soddisfatto del risultato.
Torniamo indietro e parliamo della tua passione per la musica. Quali sono i gruppi e i musicisti che ti hanno più influenzato e cosa ti resta delle tue esperienze americane e inglesi - perché è lì, probabilmente, che hai capito che la musica poteva diventare la tua scelta di vita?
I personaggi delle tue canzoni - Mohamed, Zaira, le vittime dell’incidente ferroviario di Crevalcore che erano tuoi amici - popolano davvero il nostro territorio. La tua musica assomiglia a una fotografia di quel che succede, trasfigurata dalla voglia di cambiare le cose, o almeno provarci. E’ così?
John, quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Continuerà la contaminazione tra musica e arti visive che ha caratterizzato il tuo ultimo album? E c’è qualcosa che vuoi dire ai nostri ascoltatori che ci seguono da diverse parti del mondo?
| Note | A cura di Claudio Bacilieri |
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