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7 Luglio 2015 | Archivio / Protagonisti

Matilde di Canossa: 900 anni e non sentirli

Sulle tracce della Gran Contessa del Medioevo nei musei d’Italia e d’Europa – terza puntata.

A cura di Vittorio Ferorelli

Care amiche e cari amici di RadioEmiliaRomagna, la protagonista di oggi ci ha lasciati nove secoli fa, ma l’eco del suo nome risuona ancora. A Matilde di Canossa, infatti, è intitolato il sito web promosso dal Gruppo di azione locale “Antico Frignano e Appennino Reggiano”, che alla storia di questo singolare personaggio ha dedicato una serie di audioguide scaricabili online. Ve ne proponiamo una, suggerendovi di guardarne anche la versione video.

Poche donne, nella storia italiana ed europea, hanno avuto un ruolo così importante e di assoluto primo piano, per quanto nel Medioevo fossero considerate di rango inferiore, quanto Matilde di Canossa, che per quarant’anni resse un dominio che si estendeva su buona parte dell’Italia settentrionale e centrale, compresa la Toscana, e che partecipò da protagonista alla lotta tra l’Impero e la Chiesa.
La Gran Contessa fu prima di tutto una donna europea, nella concezione attuale del termine, coraggiosa, colta, di stirpe e di cultura internazionale, che operò sulla scena politica del tempo incidendo profondamente anche sul piano sociale e culturale. Un personaggio che ha originato il suo mito per una personale, precisa volontà di lasciare un segno di sé e dei suoi avi nella sua terra di origine e nella cultura europea.

Il fermento spirituale e religioso sollecitato dalla Riforma Gregoriana si diffuse in tutto l’Occidente. Tale fermento si avvertì in modo particolare nelle terre dominate da Matilde, che riorganizzò non solo una potente rete difensiva di rocche e castelli, ma anche il vasto sistema di edifici religiosi, sviluppando una civiltà architettonica dai caratteri uniformi e unitari, soprattutto nell’area padana, e che fu fortemente influenzata dal potente monastero benedettino di Cluny. Infatti, nell’XI secolo, le fondazioni cluniacensi, direttamente legate alla Santa Sede, si moltiplicarono in tutto l’Occidente e il loro diffondersi portò con sé anche le tecnologie utilizzate dai monaci per la costruzione e le decorazioni scultoree delle loro cattedrali e abbazie. Così avvenne per il romanico Duomo di Modena e per l’Abbazia di Nonantola.
Importante fu la presenza dell’abate Ugo di Cluny agli sconvolgenti fatti di Canossa nel 1077, a cui partecipò come testimone di Enrico IV. Dopo quegli avvenimenti, Matilde sottopose ai benedettini di Cluny il monastero della sua famiglia situato a Polirone, vicino a Mantova. L’eredità di Matilde si ritrova quindi nella vasta espressione architettonica medievale padana, ma di lei restano solo pochi oggetti: sigilli, documenti siglati, tracce materiali che ne ricordano la vita avventurosa e che sono conservati in musei, biblioteche e archivi in Italia e in altri paesi europei.

Tra il 2008 e il 2009 la Provincia di Reggio Emilia ha dedicato una prestigiosa esposizione a Matilde di Canossa e al suo tempo, ospitando 215 opere in grado di riconsiderare gli avvenimenti storici salienti della vita della Contessa, tra i più conosciuti nella storia medievale.
Tra le opere e gli oggetti giunti fino a noi e che ci riconducono alla Gran Contessa è d’obbligo citare il De Principibus Canusinis del 1115, cioè la biografia di Matilde ad opera del monaco Donizone: dopo diverse vicissitudini attraverso i secoli, arrivò nelle mani di Papa Paolo V all’inizio del Seicento, e questi lo affidò alla Biblioteca Vaticana, dove tuttora è conservato.
L’Evangeliario detto di Matilde di Canossa è esposto al Museo benedettino nonantolano e diocesano di arte sacra a Nonantola (Modena). Presenta una legatura in assi di legno rivestita di lamina d’argento lavorata a sbalzo o sbalzata e leggermente dorata. Sempre il museo nonantolano conserva una cassetta d’avorio del XII secolo utilizzata come reliquiario. Negli archivi storici di Mantova e Lucca sono conservati documenti di concessione di beni e possessi alle varie chiese.

Ricordiamo in quel periodo anche l’imperatore Enrico IV. Nella Cattedrale di Spira, in Germania, all’apertura delle tombe dei sovrani salici, nel 1900, furono rinvenute, nella tomba di Enrico IV, una croce funeraria, una corona, un anello, e una piccola croce-reliquiario in lamina d’argento. Molti oggetti appartenuti agli imperatori salici sono conservati presso l’Historisches Museum der Pfalz di Spira. Nella Staatsbibliothek di Monaco di Baviera è custodita la lettera nella quale Enrico IV si rivolse a Gregorio VII comunicandogli che era stato deposto.
Il mito di Matilde si sviluppa anche attraverso l’iconografia ripresa nei secoli successivi alla sua morte. Bernini realizza il sepolcro che conterrà il corpo della Gran Contessa in San Pietro a Roma; lo schizzo del sepolcro è conservato al Musée des Beaux Arts di Bruxelles, mentre al Kunstgewerbemuseum di Berlino è esposto uno degli undici bronzetti, raffigurante Matilde, sempre ad opera del Bernini.

È conservato al Museo di Castelvecchio, a Verona, lo splendido ritratto di Matilde ad opera di Paolo Farinati, del 1587, in cui viene rappresentata nella figura di un condottiero a cavallo e di profilo, secondo i dettami dell’iconografia imperiale tipica della medaglistica antica.
A Mantova il Museo Diocesano ospita un altro eccellente ritratto del XVI secolo, mentre nel Palazzo della Ragione, edificato da Bonifacio di Canossa, è stata scoperta l’immagine di Matilde in una porzione di affresco. La Gran Contessa è ritratta a figura intera, quasi ad altezza naturale, vestita di un mantello rosso e del saio agostiniano. Certamente questa è l’immagine di Matilde più antica dopo le miniature contenute nella biografia di Donizone.

[Si ringrazia il GAL “Antico Frignano e Appennino Reggiano”; per approfondire e guardare anche la versione video: http://matildedicanossa.galmodenareggio.it/itinerari_matildici/download_1/default.aspx]

 

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