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La Strada dei Samouni

Il film di Stefano Savona commuove il mondo

Amal è rimasta sotto le macerie per giorni, assistendo impotente all’uccisione del padre, dei fratelli, degli zii e di 29 membri della sua famiglia. L’operazione israeliana “Piombo Fuso” ha tragicamente spezzato l’esistenza dei Samouni, una tranquilla famiglia palestinese di agricoltori, massacrata da un’azione bellica così folle da provocare l’apertura di un’inchiesta dentro lo stesso esercito israeliano.
Stefano Savona, pluripremiato documentarista e antropologo, è uno dei pochi giornalisti presenti a Gaza nel 2009 durante i bombardamenti; conosce i Samouni il giorno dopo la tragedia e ne rimane profondamente e intimamente colpito, tanto da iniziare a seguirne la storia per quasi un decennio. La sua voce narrante tra il passato spezzato e un futuro incerto sarà proprio la piccola Amal, su cui il documentario La strada dei Samouni si plasma. Persone e luoghi di cui rimaneva il ricordo ma che era doveroso restituire alla storia. Ci ha pensato l’animazione graffiante e intensa di Simone Massi e del team di collaboratori a ricreare villaggi distrutti, a ridare respiro e sostanza a volti strappati e a emozioni da comunicare, creando un continuo con una realtà stroncata.
Questo lungo percorso di realizzazione ha accompagnato Stefano Savona in un crescendo umano e professionale, fino alla vittoria a Cannes come miglior documentario e alla candidatura alla preselezione per gli Oscar 2019. Distribuito nelle sale dalla Cineteca di Bologna, che ha seguito il film fin dalle prime fasi di sviluppo, La Strada dei Samouni è un potente e pacifico detonatore, che squarcia il muro dietro cui spesso viene celata la questione palestinese.

Per questo è per noi un grande piacere e un onore avere Stefano ai nostri microfoni per parlare di questo film che sta commuovendo il mondo.

Intervista Stefano Savona

Per questa settimana è tutto. Buona visione da Anna Sbarrai

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A cura di Anna Sbarrai

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