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Il “Potere” di rifare il mondo. La terza edizione del Festival dell’Antropologia è a Bologna dall’11 al 14 aprile

Intervista agli organizzatori della Rete Universitari di Bologna

Un altro mondo è possibile. Se a dirlo sono le centinaia di studenti dell’Università di Bologna che da diversi anni organizzano una rassegna culturale interdisciplinare da far invidia ai principali festival nazionali dedicati a pensiero, culture e politiche, queste parole tornano a caricarsi di un senso. La rassegna si chiama RiFestival – Culture in Rete, è nata da un’associazione culturale intitolata proprio Un altro mondo è possibile, ed è promossa dalla Rete degli Universitari di Bologna. Partendo dal basso, con assemblee molto partecipate, gruppi di approfondimento, e una capillare raccolta fondi online, nel giro di qualche anno sono nati festival dedicati a economia, storia, scienze politiche, comunicazione e filosofia, tutti intrecciati, in una girandola di appuntamenti condensati in pochi giorni. Ma a segnare il vero scarto, in termini di partecipazione e attenzione nazionale, è stato il Festival dell’Antropologia nato nel 2017 e che si terrà a Bologna dall'11 al 14 aprile. Attivando punti di vista spesso trascurati dal dibattito mainstream, gli oltre duecento volontari coinvolti provano a indicare alla società civile la straordinaria potenzialità del praticare la via della conoscenza e della curiosità nella vita quotidiana.

L’obiettivo è più ambizioso che mai: “non arrendersi al fatto che la realtà sia immobile e immutabile e impegnarsi quanto più possibile per provare e comprenderla, interpretarla e trasformarla”. È da questa prospettiva che gli studenti si accingono a indagare il nodo tematico del Potere attraverso numerosi appuntamenti con accademici e professionisti invitati da tutta Italia.

La terza edizione è ai nastri di partenza, ne parliamo con Lorenzo Garattoni che cura il coordinamento e la logistica del festival e con Filippo Pirini, responsabile della comunicazione.

Festival dell'Antropologia

Note

A cura di Piera Raimondi Cominesi

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