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Professione donna

A Bologna la mostra "Donne e lavoro un'identità difficile"

E’ vero “vogliamo anche le rose”, ma quanto è stato ed è, tuttora, arduo per molti aspetti ottenere quel riconoscimento quelle garanzie di base per potere lavorare con pari dignità e per potere dunque affrontare con maggiore serenità tutto il quotidiano, le incombenze che in quanto donne ci si sobbarca anche con orgoglio e con la consapevolezza dei talenti e delle capacità che si hanno.

Ben venga in questa temperie complessa, la riproposizione della mostra “Donne e lavoro, un’identità difficile” che è stata inaugurata nell’ atrio dell'Assemblea Legislativa regionale in viale Aldo Moro 50, il 3 marzo da Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea legislativa e da Roberta Mori, Presidente Commissione assembleare per la promozione di piena parità tra uomini e donne.
L’esposizione, che illustra il complesso rapporto fra donna lavoratrice e mondo della produzione a partire dalla fase unitaria, sottolinea tutti i passaggi nodali di un percorso segnato anche da involuzioni, ma sempre animato da una volontà profonda di raggiungere gli obiettivi, come pure da una creatività e da un coraggio appassionato.

L’iniziativa, realizzata nel 2010, e di cui l’IBC è stato uno dei promotori, è frutto di una ricerca, a cura di Rossella Ropa e Cinzia Venturoli, che ripercorre i tempi e le fasi della inclusione/esclusione femminile nel mondo del lavoro, individuandone cause e ragioni. In questa occasione è stata rieditata la guida, scaricabile dal sito dell’IBC.
Dall’Unità d’Italia agli anni del boom economico, i primi cento anni dello stato italiano sono stati terreno difficile e importante per la trasformazione della vita femminile e per un inserimento nel mondo del lavoro che fosse progressivamente riconducibile ad una parità, o quasi, con quello maschile.

Sempre negli anni sessanta la tv di Bernabei dedicava una rubrica al tema delle donne e del lavoro: cresceva l’attenzione rispetto ad una diversa organizzazione della famiglia, di un’intera vita sociale del Paese che si modificava anche il relazione alla figura femminile. Sempre più la donna si trovava a vivere un doppio ruolo, tra attività fuori casa e pareti domestiche.
L’iniziativa ripercorre per immagini e temi, in 42 pannelli, le difficoltà ad accedere a lavori ritenuti “naturalmente maschili” alla fine dell’Ottocento, la possibilità di esercitare tutte le professioni a partire dalla fine della prima guerra mondiale, i passi indietro fatti durante il periodo fascista e arrivare, infine, al raggiungimento della parità duramente conquistata con le lotte degli anni 1950-1960.
La narrazione prende in esame le caratteristiche degli ambiti lavorativi (i salari più bassi, lo status inferiore, la minore qualificazione) e la loro evoluzione; le riviste, le associazioni e le donne che hanno portato avanti le richieste delle lavoratrici; la legislazione dedicata al lavoro femminile; le conseguenze sulle strutture sociali e sulla mentalità dominante.

Il percorso della mostra è certamente un augurio e un regalo anche più eloquente di un tralcio di mimose!
Buon otto marzo da Valeria Cicala.

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Note

A cura di Valeria Cicala