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FiCo nella Bologna City of food

Innovazione, ingegno e creatività nella nostra regione attraverso le voci dei protagonisti

Il cibo come risorsa. Intervista a Andrea Segrè

Cari ascoltatori,

inauguriamo questa rubrica mensile con un’intervista a Andre Segrè, preside del Dipartimento di Agraria dell’Università di Bologna, presidente del CAAb, il Centro Agro-alimentare di Bologna, e motore primo di tanti progetti legati al cibo, visto come un universo a 360 gradi, con potenzialità economiche, turistiche, ma anche con i suoi lati oscuri. E’ il 1998 infatti quando Segré crea Last minute Market, un’attività di ricerca universitaria dedicata ad individuare lo spreco in campo alimentare e a trasformarlo in risorsa, ricerca che nel 2003 diventa una società spin-off dell'Università di Bologna: un’impresa che sviluppa progetti territoriali a livello nazionale per recuperare beni invenduti a favore di chi non ha di che cibarsi. Da questa esperienza gemma nel 2013 il Waste Watcher, il primo Osservatorio nazionale sugli Sprechi.

Ultimo progetto in ordine di tempo cui Segrè si è dedicato è FiCo, la Fabbrica Italiana Contadina che inaugurerà a Bologna nel 2015, afferrando in corsa il testimone da Expo, evento con il quale condivide il tema di fondo. Nell’area ora occupata da CAAb nascerà un grande Parco dell’agro-alimentare, unico al mondo, dedicato al piacere del cibo e alla divulgazione, alla conoscenza dell’agroalimentare italiano. In un unico luogo - ed è questa la sua peculiarità - con orti, frutteti, allevamenti, mulini, ristoranti e negozi sarà possibile conoscere le principali filiere produttive alimentari. Per fare un esempio, nel Parco si potrà passeggiare tra gli ulivi, poi visitare un frantoio, gustare una bruschetta, acquistare ottimo olio e avere tutte le informazioni sulle qualità organolettiche e nutrizionali del prodotto e sulla sua storia.

FiCo, ideato dal CAAB con il Comune di Bologna, senza servirsi di denaro pubblico, utilizzando uno spazio esistente e coinvolgendo imprenditori privati, primo fra tutti Oscar Farinetti che ha messo a disposizione il marchio Eatily, ha già raccolto fondi per 34 milioni di euro che insieme agli impegni in corso di formalizzazione, danno la garanzia di arrivare a quota 40 milioni di euro e consentono di partire con lo start up del progetto, portato avanti in tempi rapidissimi.

Nell’intervista che segue il professor Segrè ci parla di come è nata quest’idea, di come la città di Bologna stia attivando nuove energie intorno al tema del cibo così fortemente connesso alla sua storia, ma anche di spadellamenti in tv e di agronomi del futuro.

Da Piera Raimondi un saluto e appuntamento a maggio con la seconda puntata di Made in Emilia Romagna.

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A cura di Piera Raimondi Cominesi

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