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Gli angioletti pensosi della Madonna Sistina di Raffaello

A Piacenza, fino al 9 giugno, una mostra documentaria celebra una delle opere più importanti del Rinascimento

30 marzo 2013

Chissà quante volte avete visto quest’immagine riprodotta su libri, piccoli oggetti, scatole, o magari appesa nella cameretta di un bambino. Io personalmente ce l’ho su un portamatite: si tratta di due simpatici angioletti pensosi, ritratti ai piedi della celeberrima “Madonna Sistina”, opera di Raffaello e indiscutibilmente uno dei capolavori rinascimentali più famosi al mondo. Forse non sapete che questa grande pala d’altare (due metri e settanta per due metri) fu realizzata esattamente cinquecento anni fa da Raffaello per la città diPiacenza dove rimase fino al 1754 per approdare a Dresda; qui si trova ancora oggi, all’interno della Gemäldegalerie.

La Madonna Sistina fu infatti dipinta dal maestro tra il 1512 e il 1513, su committenza di papa Giulio II Della Rovere per la nuova chiesa del monastero benedettino di San Sisto a Piacenza.
L’immagine è potentissima: una tenda verde scostata rivela una stupefacente epifania mariana, tra i santi Sisto papa e Barbara. Maria, col Bambino in braccio, guarda direttamente verso lo spettatore. In basso, il bordo inferiore è trattato come un vero parapetto, dove san Sisto ha appoggiato il triregno, la tiara papale. Ed eccoli, al centro, si affacciano i due angioletti, aggiunti - si dice - da Raffaello in un secondo tempo per ragioni compositive. I due angioletti, tra le realizzazioni più popolari dell’artista e della cultura figurativa del Rinascimento, furono riprodotti come soggetto indipendente a partire dall'Ottocento. E ancora oggi sono uno dei motivi iconografici più riprodotti al mondo. Basta fare una ricerca su internet.

Esposta per la prima volta nel 1514 all'inaugurazione solenne della chiesa, la preziosa pala d'altare vi rimase fino a quando gli amministratori del monastero, a causa dei pesanti debiti accumulati nel tempo, decisero di accettare l'offerta di acquisto del Grande Elettore di Sassonia e Re di Polonia, Augusto III.
Fu così che nel gennaio del 1754, il quadro lasciò Piacenza per Dresda, dove giunse il primo di marzo. E qui da subito divenne l'opera più ammirata della collezione di Augusto III.

A cinquecento anni dalla sua esecuzione, ai Musei Civici di Palazzo Farnese, fino al 9 giugno, una mostra documentaria intende celebrare quest’immagine certamente tra le più famose al mondo e lo fa proprio a Piacenza, città per cui era stata dipinta. ll percorso espositivo comprende la visita al monastero di San Sisto, dove, in sostituzione all’originale, fu esposta una copia, sovrastata da una lunetta. Il recente restauro ha portato in luce interessanti novità sulle due opere: la copia non è settecentesca, come si è sempre creduto, ma più antica; la lunetta è invece opera della bottega di Raffaello. In mostra si potranno confrontare, virtualmente, la copia e l’originale di Raffaello.
In programma conferenze e laboratori per le scuole. Per maggiori informazioni www.palazzofarnese.piacenza.it

Note

A cura di Carlo Tovoli

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