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A Bologna Madonna. L'ascesa di una stella

Sessanta immagini ripercorrono la brillante carriera dell'artista. Fino al 10 gennaio

Cari ascoltatori, l'abbiamo sentita intonare sul palco a Torino il 19 novembre il brano di Édith Piaf "La vie en rose" invitando i fan a cantare in ricordo delle vittime degli attentati terroristici, e il video è su YouTube. La ritroviamo a Bologna nella mostra fotografica che ONO Arte Contemporanea dedica alla icona pop per eccellenza, madame Louise Veronica Ciccone, ovvero Madonna.

Si tratta di una collettiva fotografica di 60 immagini di Peter Cunningham, George DuBose e Deborah Feingold con la quale si vuole ripercorrere la costruzione di una pop star mondiale, partendo dalle origini.

Siamo nel 1982 quando Peter Cunningham, fotografo canadese con studio a New York, riceve una telefonata dall'amica Liz Rosenberg della Warner Bros, perché organizzi velocemente un servizio per una delle sue nuove clienti, di cui era particolarmente entusiasta, definendola la nuova Marilyn Monroe. L'ambizione c'è tutta: si fa chiamare Madonna e all'epoca ha registrato solo un demo.

Il giorno fissato per lo shooting Madonna si presenta sola, e da sola si trucca e prepara gli abiti per il servizio, compresi di cintura borchiata che le penzolava fino a metà gamba. Dal momento in cui Cunningham impugna la macchina fotografica tutti i suoi dubbi svaniscono. Davanti alla camera infatti, Madonna inizia a scherzare e a giocare e ad ogni cambio d'abito segue un cambiamento della sua personalità. Il servizio dura più di sei ore e non si limita unicamente allo studio di Cunningham ma scende per le strade di New York, a Soho, dove Madonna continua a "performare" davanti all'obiettivo: corre e salta coinvolgendo gli ignari passanti, gioca a nascondino nei vicoli tra le case, o si abbassa la zip dei pantaloni sui gradini di una chiesa. Qualche giorno dopo è Madonna stessa che passa nello studio di Cunningham per recuperare i provini delle foto e lui ricorda che, per quanto gli piacesse umanamente, non avrebbe mai pensato che sarebbe diventata una artista di tale portata. Ma è evidente che Madonna stava già mettendo insieme gli elementi che avrebbero contraddistinto la sua rapida ascesa: oltre al talento, per diventare una icona culturale, sono necessari anche una sicura presenza scenica e una forte consapevolezza verso i propri obiettivi futuri, caratteristiche che sembrano emergere anche nel servizio che George DuBose le dedica.
Contattato nell'autunno del 1981 sempre da Liz Rosenberg perché andasse a fotografare una nuova band che si esibiva a Long Island, gli disse di focalizzarsi soprattutto sulla cantante, Madonna, che anche in quell'occasione cambiò numerosi abiti di scena, confermando un trasformismo che negli anni sarebbe diventato quasi un marchio di fabbrica. DuBose, che all'epoca era uno dei fotografi che immortalava la vita notturna newyorkese, la rincontrò la stessa sera in un altro locale di Manhattan in cui Madonna si esibiva cantando e ballando sulle note registrate di una cassetta accompagnata solamente dal fratello e da una ballerina di colore. E quella stessa sera, Madonna fu notata da molti, tanto che iniziarono a chiamarla per esibizioni da tutto il nord degli Stati Uniti. Nel giro di pochi mesi nasce il mito Madonna.

La mostra di ONO arte vuole ripercorrere quei primissimi giorni attraverso le immagini, alcune totalmente inedite, che documentano questo periodo e i cambiamenti di stile che resero Madonna forse la più longeva icona della musica pop. In mostra sono presenti anche delle immagini esclusive di Peter Cunningham, che fanno parte di un rullino che il fotografo pensava di aver smarrito, esposte per la prima volta in anteprima mondiale. L'ingresso è libero. Tutte le informazioni sul sito: www.onoarte.com

Un saluto da Carlo Tovoli.

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A cura di Carlo Tovoli