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A Bologna Morandi e l’antico

Al Museo Morandi un dialogo tra il maestro e i capolavori del passato

Cari ascoltatori ritorniamo con piacere ad occuparci di Giorgio Morandi e lo facciamo visitando il museo a lui dedicato, che da novembre accoglie i visitatori con un nuovo allestimento realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte del maestro.
Sotto la lente il suo stretto rapporto con l'arte antica: per questo motivo si è scelto di introdurre nel percorso espositivo alcuni capolavori di autori del passato, da lui amati e studiati, anche a testimonianza di quanto la modernità della pittura di Morandi abbia tratto origine dall’antico.

Nelle sale trovano posto, in dialogo con la collezione morandiana, opere di Federico Barocci, Giuseppe Maria Crespi, Rembrandt van Rijn e Vitale da Bologna comprese in un arco temporale che va dal Trecento al Settecento e provenienti da altre sedi dell'Istituzione Bologna Musei – Collezioni Comunali d'Arte, Museo Davia Bargellini, Casa Morandi – e dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Per Morandi l’osservazione degli antichi non è solo studio accademico ma parte integrante della pratica che accompagna ogni formazione artistica. L'artista è assiduo visitatore della Pinacoteca cittadina, dove non si stanca di osservare le tele di Guido Reni e del Guercino o i dipinti diGiuseppe Maria Crespi, di cui possiede alcune opere nella sua collezione privata. Ma ama anche le tavole dei Primitivi ed è un fine conoscitore della pittura bolognese delle origini fino a conservare per sé tre frammenti attribuiti da Roberto Longhi allo Pseudo Jacopino di Francesco. In mostra possiamo ammirare due opere molto amate da Morandi, lo testimonia una lettera al critico e amico Cesare Brandi dell'8 marzo 1939. si tratta dei due laterali del trittico di Vitale da Bologna del 1350 circa, provenienti dal piccolo oratorio di Sant'Apollonia sul colle dell'Osservanza, appena fuori Bologna.

Quando Morandi non entra in una chiesa bolognese per ammirare le pale d’altare, lo troviamo a Firenze, Padova, Roma, Venezia o a mostre e biennali, dove ha occasione di confrontarsi con i francesi: Renoir, Monet, Courbet. Ma l’occhio del grande artista e la sua eccezionale capacità percettiva si manifestano ancor prima nella conoscenza e nella profonda comprensione degli artisti attraverso le sole riproduzioni in bianco e nero, oltre a Cézanne, scopre la pennellata lenta di Chardin, la nitidezza dell’immagine di Vermeer, i paesaggi immensi di Corot, cui si aggiungono gli esempi di Seurat e Rousseau.
Giorgio Morandi guarda poi a Rembrandt come a un maestro assoluto dell'arte incisoria. È a lui che si ispira per diventare uno fra i più grandi incisori all’acquaforte di tutti i tempi, tecnica che insegna ininterrottamente all'Accademia di Belle Arti di Bologna dal 1930 al 1956. Proprio all'incisione, il nuovo percorso espositivo delMuseo Morandiriserva particolare attenzione, con una sala dedicata che accosta 19 acqueforti morandiane alle opere di Rembrandt e Barocci.
Di Federico Barocci ammiriamo in mostra l’Annunciazione del 1584, opera fondamentale per comprendere l’evoluzione della tecnica dell’acquaforte, e il Nudo femminile disteso (detto anche “La negra sdraiata”), del 1658 di Rembrandt. Questo esemplare de “La negra sdraiata” appartenuto a Morandi era esposto in una stanza della casa di via Fondazza, dove l'artista aveva modo di studiarlo e analizzarne la sapiente tecnica esecutiva.
“Morandi e l'antico” sarà visitabile fino al 3 maggio 2015. Non perdetelo se passate da Bologna! Un saluto dal vostro Carlo Tovoli!

web: http://www.mambo-bologna.org/museomorandi/mostre/mostra-164/

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A cura di Carlo Tovoli

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