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Cassinari mediterraneo

Nei cent'anni della nascita dell’artista, Piacenza, sua città natale gli dedica un importante omaggio

6 aprile 2012

Cari ascoltatori, andiamo a Piacenza dove, nei cent'anni della nascita di Bruno Cassinari (1912-1992), Piacenza sua città natale gli dedica un sentito omaggio.

La mostra, Cassinari mediterraneo, curata da Marco Rosci, è ospitata fino al 27 maggio dalla Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi che la organizza in accordo con il Comitato per il Catalogo Generale dell'opera di Bruno Cassinari.

L’esposizione propone una precisa selezione di opere, una quarantina in tutto, le fondamentali della grande stagione "mediterranea", dal momento in cui l'artista, nell'estate del 1949, aprì il suo studio ad Antibes alla riapertura, nel 1962, dello studio a Gropparello con la rinascita della nuova stagione "terragna": di espressionismo gestuale e materico.

Sono gli anni in cui Cassinari entra in contatto con l'arte di Picasso, Braque, Chagall, a cui si integra la riflessione sulla fase finale di Matisse.

La mostra della Ricci Oddi, si apre con l'Autoritratto del 1956, fra i suoi risultati figurali più alti ed espressionistici, strutturato come le teste della madre e delle "pupazze", rappresentando in questo modo una delle iconografie dominanti e più tipiche del decennio.

All'inizio campeggiano le grandi tele della pesca ad Antibes, le tele il cui primo sbocco riccamente cromatico e fantasmagorico è rappresentato nel 1953 da Pesca con le lampare e dal Porto di Antibes, prototipo di una lunga serie di vedute a volo d'uccello, che si confrontano con i grandi nudi. Questi partono dal Nudo disteso del 1951 della collezione Boschi e dalla modella Nude, ultimo omaggio in verticale a Modigliani e prototipo di infinite variazioni che hanno costellato tutta la vita dell'artista. Ai nudi orizzontali si affianca, sempre nel 1952, l'omaggio picassiano della Pecora nera.

L'altra serie è quella delle nature morte, con la sequenza di vasi, piatto con pesce, fruttiera barocca, in cui l'omaggio a Picasso si abbina a quello a Braque. Nella prima metà del decennio un terzo riferimento e massimo grado "mediterraneo" è quello che così direttamente rimanda alla cromatica matissiana, culminante nella Finestra del 1953.

Dopo di questa, nella seconda metà del decennio e nelle ultime sale, esplode la sfaccettata frammentazione del campo cromatico totale, organizzato per topografie, ritmi, incastri, lungo i due filoni tematici delle "feste marine" e degli interni di atelier con modella: emblematico è il confronto finale nel 1959 fra Paesaggio (le lampare) e Modella nello studio.

Tanti quindi i quadri in mostra, deliziosi tuffi nel colore, nella luce, nelle forme, a ripercorrere questo importante periodo professionale del grande maestro piacentino.
Potete trovare maggiori informazioni sul sito www.riccioddi.it

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A cura di Marina Leonardi

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