Salta al contenuto principale Salta alla mappa del sito a fondo pagina

Cézanne e Morandi, la pittura essenziale

Alla Fondazione Magnani Rocca il confronto tra due giganti della modernità

"Ciò che mi affascina è la forma": così dichiarava in una delle sue ultime interviste Luigi Magnani a proposito della sua collezione d'arte, che aveva preso corpo seguendo le proprie "passioni" e avvalendosi dei suggerimenti di amici grandi critici d'arte, come Arcangeli, Longhi e Zeri, solo per citarne alcuni. Una collezione importante che già nel 1983 è allestita e aperta al pubblico nell'Orangerie della Villa di Mamiano, ancora abitata da Magnani, con un titolo significativo, "Da Cézanne a Morandi e oltre". Una predilezione per i due maestri che oggi, cari ascoltatori, ritroviamo nelle sale appena riallestite del piano superiore della Villa, dove il confronto è reso ancora più interessante grazie alla presenza, fino al 10 settembre, e per la prima volta in Italia, di un importante prestito dal Museo Puškin di Mosca. Si tratta di una splendida opera di Paul Cézanne appartenente al famoso ciclo dei "Bagnanti", realizzata tra il 1890 e il 1894. Cézanne qui rielabora un tema dipinto all'inizio della carriera e sviluppato poi sul finire della sua vita: l'inserimento di figure semi-astratte nel paesaggio, nudi o semi-nudi sulle rive del fiume, noti come bagnanti, uno dei quali, datato 1900-1906, fu acquistato da Luigi Magnani per la sua raccolta.

In questo ciclo è ripresa la scena pastorale dell'Arcadia, che ha come tema principale la perfetta armonia tra uomo e natura. Dalla classicità del mito parte la rivoluzione di Cézanne che sconvolge le forme, maschili e femminili, le figure diventano archetipiche, disanimate e prive di soggettività, monumentali e geometrizzate. Ricordano le bottiglie e gli oggetti che Morandi disponeva sulla tela, anch'egli con calibratissima architettura compositiva e attenta analisi del rapporto fra forma e spazio. Nell'opera di Cézanne del Museo Puškin le figure, qui maschili, si articolano geometricamente e costruiscono due triangoli e due diagonali che si incontrano; una simmetria di corrispondenze che coinvolge anche la natura circostante, in cui gli alberi assecondano le stesse posizioni umane. Quest'opera dialoga con i diversi acquerelli del maestro francese acquistati da Magnani e con le opere di Morandi, anch'esse caratterizzate da pochi e riconoscibili soggetti e da un'attenzione particolare ai lenti mutamenti della natura. Morandi non poteva che condividere la necessità di Cézanne di "trattare la natura per mezzo del cilindro, della sfera, del cono, il tutto messo in prospettiva". Del resto Morandi inizia il suo percorso proprio sotto l'influenza cezanniana; ha infatti modo di studiare i quadri di Cézanne riprodotti nel volume "Gl'Impressionisti francesi" di Vittorio Pica e segue gli scritti di Ardengo Soffici sulla rivista "La Voce", inoltre visita l'Esposizione Internazionale di Roma del 1911 dove un'intera parete era dedicata agli acquerelli dell'artista provenzale.

Un'affinità che ritroviamo nell'uso dei toni contrastanti, nella predilezione per la strutturazione di spazi e masse, per la scelta della pittura dei luoghi familiari e di affezione; esemplare in questo senso è Cortile di via Fondazza del 1954 reso per solidi e geometrie nel contrasto di luce-ombra, o Paesaggio di Grizzana del 1943, che racconta il legame del pittore bolognese con l'Appennino emiliano, tanto importante come fu la montagna Sainte-Victoire per Cézanne. Anche Morandi, come Cézanne, non predilige la figura umana. Tra le poche ma significative eccezioni una veloce incursione proprio sul tema delle bagnanti, nel 1915. Come per Cézanne le figure sono forme, prive di soggettività.

Per continuare questo dialogo tra due giganti della contemporaneità non resta che visitare la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano, vicino a Parma, dove fino al 2 luglio trovate anche la mostra "Depero il mago" di cui vi ho raccontato nelle puntate precedenti. Tutte le informazioni sul sito www.magnanirocca.it

Un saluto da Carlo Tovoli.

Tags

Note

A cura di Carlo Tovoli

Commenti

commenti gestiti con Disqus