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Collezioni faraoniche

A Bologna i capolavori del Museo di Leiden

La fertile piena del Nilo ha raggiunto Bologna con i tesori con le storie con i rituali e la cromatica bellezza della grande civiltà egizia, attraversando i canali dell’Olanda. Ma se questo complesso e plurimillenario segmento della storia delle grandi civiltà antiche c’era già noto, grazie alla collezione egizia del Museo civico archeologico di Bologna, una delle più prestigiose e visitate tra quelle conservate in Italia,l’esposizione Egitto. Splendore millenario. Capolavori da Leiden a Bologna, al Museo Civico Archeologico dal 16 ottobre al 17 luglio 2016, è un evento che si pone con una serie di valenze metodologiche importanti per la città. E’ rilevante come sia stata concepita la collaborazione quinquennale tra le due istituzioni pubbliche: il museo bolognese e quello di Leida. Dimostrazione di quanto contino quegli elementi che maggiormente creano affinità e condivisione: stratificazioni culturali, un’idea di corretta conservazione e fruizione del patrimonio.

Ma entriamo in mostra cogliendo subito un dato di paesaggio e di colore che risale ai profili più arcaici dell’Egitto, cari ascoltatori. E’ piacevole lo sfondo di un giallo dorato che rimanda allo sfarzo e allo scintillio cromatico dell’arte egizia, ma anche alle dune del deserto inondato di sole. Vi attende un percorso in sette sezioni cronologiche e tematiche che pongono in relazione il patrimonio egizio del Museo di Leiden, una straordinaria collezione focalizzata sui reperti di Saqqara con quello che forma la raccolta del museo bolognese dove altrettanto importante è il materiale proveniente dalla stessa area archeologica.

Ben 490 oggetti provenienti da Leiden e un totale di 540 reperti, l’arco cronologico va dal Periodo Predinastico all’Epoca Romana, con prestiti dall’Egizio di Torino e da quello di Firenze, i due musei che si sono riproposti nel corso dell’anno con nuovi allestimenti, come pure sta accadendo al Museo archeologico di Bologna. Un gioiello del patrimonio museale regionale per ricchezza di collezioni, per il radicato rapporto con il mondo degli studi, per i presupposti dei suoi contenuti. Questi hanno radici profonde legate a personalità come quella di Ulisse Aldrovandi, di Luigi Ferdinando Marsili, di Pelagio Palagi.

L’egittologa Daniela Picchi, che con la direttrice del Museo Paola Giovetti, ha curato la bella mostra, sottolinea come “qui si incontrino due collezioni di straordinaria importanza in un percorso espositivo di circa 1.700 metri quadrati. E tutto accade a Bologna dove fu realizzato il primo museo pubblico”. La mostra racconta il potere dei Faraoni e dei sacerdoti, il rapporto con le divinità, con l’oltre tomba e pone in evidenza la raffinatezza artistica attraverso cui tutto ciò si esprime fino a giungere ai ritratti funerari provenienti dal Fayum.

Ma l’esposizione mette l’accento anche sulle vicende degli scavi archeologici, su come si possono perdere le tracce anche d immensi rinvenimenti. E’ il caso della tomba a Saqqara di Horemheb, il grande generale di Tutankhamon, divenuto egli stesso Faraone, siamo nel tredicesimo secolo a.C. Quella non era l’unica tomba di cui disponeva, ma, era, certamente di particolare bellezza.

La collezione egiziana del Museo Nazionale di Antichità di Leiden e quella di Bologna si uniscono,integrandosi, nel momento in cui si sta ristrutturando il museo che le conserva e questa opportunità è davvero irripetibile.

Non vi scioriniamo qui un elenco di oggetti strabilianti e di nomi di uomini e divinità assai suggestivi. Vi proponiamo di andare a visitare questo racconto animato di marmi che biancheggiano, ormai immemori dei colori che li ricoprivano, di soffermarvi tra bassorilievi e sarcofagi, tra piccoli e grandi oggetti preziosi. Vi segnaliamo solo le due statue, quelle di Maya, sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e di sua moglie Meryt, provenienti, appunto da Leiden.

Le radici comuni del mondo mediterraneo si ripropongono dagli orizzonti del Nilo alle acque di una Europa del nord, che ama la luce e la storia di un tempo e di una civiltà che ha trovato modo e spazi per raccontarsi grazie alla passione per la ricerca storica e per il collezionismo.

Maggiori informazioni e aggiornamenti su www.mostraegitto.it

Un saluto da Valeria Cicala

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A cura di Valeria Cicala

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