Salta al contenuto principale Salta alla mappa del sito a fondo pagina

Déco, le origini del glamour

Ai Musei San Domenico di Forlì il gusto di uno stile di vita eclettico, mondano e internazionale

Cari ascoltatori,
oggi andiamo a Forlì ai musei San Domenico dove continua l’esplorazione del Novecento con una grande mostra dedicata all’Art Déco italiana. Siamo trasportati nel bel mezzo degli anni folli, degli anni “ruggenti”, usando un termine un po’ demodé, che prendono avvio con il chiudersi degli anni Dieci per esplodere tra il primo dopoguerra e gli anni Venti, almeno in Europa.

E’ precisamente a metà degli anni Venti che viene decodificato lo “Stile 1925”, dall’anno dell’Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arti decorative e industriali moderne, da cui ha origine la fortunata formula “Art Déco” con cui si riassume un gusto che dominò non solo la pittura, ma anche la scultura, l’architettura, la moda e soprattutto la straordinaria produzione di arti decorative, che proprio da questo momento cesseranno di essere considerate “arti minori”.

L’Art Déco cresce prima in continuità con il Liberty, che lo precede cronologicamente, per poi mescolarsi alle nuove tendenze, dal futurismo alle Secessioni fino all’Espressionismo. Nasce così un nuovo linguaggio artistico: non è più la natura, vegetale e animale, al centro dell’universo ma il mondo dell’industria, lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattacieli, le luci artificiali della città.

Il gusto Déco è lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: i suoi tratti chiaramente riconoscibili, influenzano tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda, così come la forma delle automobili e la cartellonistica pubblicitaria. Non è un caso se proprio in quegli anni fioriscono le esposizioni di arti decorative.

Abbiamo già ricordato quella di Parigi del 1925, a cui seguì quella del 1931. Poi a Barcellona, nel 1929, e anche in Italia, con le biennali di Monza del 1923, del 1925, del 27 e del 1930. Un vero e proprio fenomeno, quello Déco, che ha contribuito indiscutibilmente alla nascita del design e del “Made In Italy”. Questo grazie all’elevatissima qualità dell’alta produzione artigianale che asseconda le richieste di un mercato assetato di novità. E in mostra possiamo ammirare gli  arredi, le ceramiche, i vetri, i metalli lavorati, i tessuti, i bronzi, gli abiti e i gioielli di quel periodo. C’è anche l’autovettura “Isotta Fraschini” appartenuta a D’Annunzio, che con il suo “Vittoriale degli Italiani” contribuirà al diffondersi del gusto déco.

Come scrisse Margherita Sarfatti, figura di spicco della critica d’arte di quel periodo: “invochiamo il dono di un po’ di bellezza per addolcire, per arricchire, per nobilitare l’aspra vita quotidiana con il sorriso del divino, del solo indispensabile superfluo”. Siamo nel 1925,  l’Europa si avvia al baratro e chi può si getta a capofitto nella ricerca dei piaceri della vita, senza pensarci troppo.

Difficile elencare tutti i grandi nomi presenti in mostra: Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andloviz, che guardano a Klimt e alla Secessione viennese; i maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi. Il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard-Ginori ideata dall’architetto Gio Ponti. Stupendi i suoi ironici nudi femminili sospesi su corde, appoggiati su nuvole d’oro o su fiori carnosi. Ed è lo stesso Ponti a chiudere la mostra con le sue celebri “mani”.

Ne troverete una riproduzione, gigante, anche all’esterno dei musei San Domenico. Siamo nel 1935, in un mondo quasi rovesciato, e in occasione di una mostra parigina dedicata all’arte italiana degli ultimi due secoli, l’architetto Ponti, con gli stampi della Richard-Ginori usati per la fabbricazione di banalissimi guanti in gomma, inventa un nuovo decoro, arricchendolo con fiorellini e simboli sapientemente incisi. Delle donne nude che volavano e danzavano sulle nuvole dorate restano solo le mani, quasi ex voto di un’epoca, quella del Déco, che ormai ha lasciato l’Europa per gli Stati Uniti, dove si costruisce, tra il 1929 e il 1930, il Chrysler Building, la quintessenza del Déco americano, e poco dopo l’Empire State Building. E influenza anche il cinema e la letteratura, da Hollywood alle atmosfere del Grande Gatsby di Fitzgerald.
L’Europa, e soprattutto l’Italia, farà comunque tesoro di quell’esperienza che rivive anche oggi e continua a dar vigore alla creatività italiana.

La mostra è anche un’occasione di solidarietà. Parte del biglietto sarà devoluto alla “Fabbrica del sorriso” a sostegno della ricerca contro i tumori infantili. Tutte le informazioni sul sito: http://www.mostrefondazioneforli.it

Un saluto da Carlo Tovoli!

Tags

Note

A cura di Carlo Tovoli

Commenti

commenti gestiti con Disqus