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A Faenza "La ceramica che cambia"

Un viaggio tra la scultura ceramica in Italia dal secondo dopoguerra

"La statuaria è morta, ma la scultura è viva". Così scriveva Arturo Martini nel 1945, testimone di fatto di una nuova epoca in Italia in particolare per la scultura ceramica che, chiusi definitivamente gli anni della retorica fascista, si apriva ad una nuova stagione di riscoperta e valorizzazione fino al suo inserimento tra le cosiddette "Arti alte", da cui finora era stata esclusa, riservandole il ruolo davvero ingrato di Cenerentola.

Al MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza una mostra ripercorre questa storia grazie a ben centoventi opere che mostrano come dal dopoguerra fino agli anni 2000 l’approccio alla ceramica sia cambiato, avvicinandosi sempre più al valore scultoreo. E lo fa con risultati davvero sorprendenti. Ecco che per la prima volta vengono esposti assieme ai grandi protagonisti del cambiamento della scultura italiana, non solo ceramica, come Arturo Martini, Lucio Fontana, Leonardo Leoncillo, Fausto Melotti, Nanni Valentini, altri artisti che ai grandi si sono ispirati, ma non per questo sono meno importanti come Sebastian Matta, Aligi Sassu, Angelo Biancini, Domenico Matteucci, Pino Spagnulo, Giacinto Cerone, Ugo Nespolo, Enrico Baj, Pablo Echaurren, Luigi Ontani, Giosetta Fioroni, Mimmo Paladino, Bertozzi & Casoni, per citare solo i più noti.

La mostra comincia proprio con  Arturo Martini, protagonista indiscusso del cartellone espositivo invernale nella nostra regione a Bologna e  qui a Faenza, un autore che con la sua poetica ha influenzato moltissimi artisti a venire, per proseguire con la sezione del picassismo e del neocubismo, due eredità importanti che in ceramica vengono sviluppate tra gli anni ’50 e ’60, fino ad arrivare alla grande stagione dell’Informale (Leoncillo e Fontana) e alle sue molteplici declinazioni, per  passare alla dimensione astratta che dalla metà degli anni Sessanta porta un rinnovamento e una riflessione sulla ceramica come rivestimento o intervento architettonico a partire da invenzioni modulari. Quelli sono anche gli anni “poveristi” dove la ceramica viene apprezzata come “terra” proprio per la sua dimensione organica, fino a concludere con una parte dedicata ai percorsi più eccentrici nel quale spiccano percorsi singolari e molto personali: come Fior, Bonaldi, Antibo, Marano, Laveri e Leoni.
Grazie a questa mostra il Museo Internazionale delle Ceramiche rispolvera dai depositi circa una cinquantina di pezzi della propria collezione che finalmente possono essere ammirati dai visitatori.
Un'interessante iniziativa è proposta per i mesi estivi: ogni martedì di luglio e agosto visita guidata aperitivo alle 18 compresa nel prezzo di ingresso alla mostra. Un motivo in più per visitare un museo assolutamente da non perdere.
La mostra è aperta fino al 1 febbraio 2015. Per ulteriori informazioni www.micfaenza.org

Un saluto dal vostro Carlo Tovoli!

MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche
Tel. 0546 697311
Orari:dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì
Ingresso: 8 euro
Visite guidate aperitivo: tutti i martedì di luglio e agosto alle 18

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A cura di Carlo Tovoli