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A Ferrara “la Rosa di Fuoco”

A palazzo dei Diamanti la Barcellona di Picasso e Gaudì

Cari ascoltatori,
ancora una volta palazzo dei Diamanti si rivela una meta imperdibile per gli amanti della storia dell’arte e oggi ci fa volare nel tempo e nello spazio verso la Barcellona a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Due le date da ricordare: il 1888, quando la città ospitala grande EsposizioneUniversale, e il 1909, l’anno della cosiddetta “Settimana Tragica” sfociata in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che segnò la fine di un irripetibile ventennio. Un’epoca caratterizzata infatti da una fortissima crescita culturale ed economica accompagnata da fortissime tensioni sociali. E una straordinaria fioritura con una decisa vocazione alla contemporaneità, testimoniata da protagonisti d’eccezione, a loro agio, chi più chi meno, all’interno di quella rinascita culturale che è definita “modernismo catalano”, non solo uno stile ma una serie di nuovi linguaggi che in arte si muovono tra naturalismo, simbolismo e, a volte, anticipano l’espressionismo, in architettura e nelle arti decorative tra storicismo e razionalismo. Un fervore creativo testimoniato dai lavori di Picasso e di Gaudì di quel periodo, ma presente anche nella produzione di molti architetti, pittori, scultori, grafici, musicisti, poeti, attori e scrittori che ritroviamo in questa mostra.

“La rosa di fuoco” è il titolo – bellissimo – di questa esposizione firmata dalla direttrice di palazzo dei Diamanti, Maria Luisa Pacelli, e curata da Tomàs Llorens e Boye Llorens. “Rosa di fuoco” o, meglio, “Rosa de Foc” è il nome segreto con cui era nota la città di Barcellona in alcuni circoli anarchici internazionali, con riferimento alla frequenza di attentati dinamitardi che avevano luogo in quel periodo. Ce lo racconta, in diretta dalla mostra,la direttrice Maria Luisa Pacelli

 Intervista a Maria Luisa Pacelli

Ma torniamo alla Barcellona del 1888. L’Esposizione universale introduce in città dirompenti idee di modernità: un nuovo modello di vita, nuovo benessere ma anche grandi conflittualità che andavano di pari passo con l’espansione industriale ed economica di tutta le regione. Barcellona vive il giorno e la notte e ha come modello la Parigi dell’Art Nouveau. Le Ramblas e il Barrio Gotico pullulano di Cafè e di ritrovi dove si danno appuntamento poeti, intellettuali e pittori. Uno dei più famosi è “Els Quatre Gats” a cui la mostra dedica una sezione e dove il diciottenne Picasso tenne la sua prima mostra personale.
Ma andiamo con ordine. All’ingresso ci accolgono le innovazioni urbanistiche e l’eclettismo di Gaudì. Pensate: camminiamo direttamente sulla pavimentazione in cemento da lui ideata nel 1904 e ancora oggi utilizzata per lastricare i viali di Barcellona, entriamo così nel suo atelier dove domina un originalissimo modello del progetto della chiesa della Colonia Guell, andato distrutto e qui ricostruito dall’Università di Catalogna. E vi assicuriamo che non c’è nulla di più efficace per comprendere il modo di lavorare di Gaudì.
Ci tuffiamo poi nello spazio pubblico della città, con i suoi manifesti che evocano la straordinaria diffusione della cartellonistica pubblicitaria e delle arti grafiche in genere, che guardano a Toulouse Lautrec e alle stampe giapponesi.
Entriamo poi nelle abitazioni borghesi con artisti come Ramon Casas e le sue giovani alla moda, o Santiago Rusiñol che con il suo dipinto “la morfinomane” testimonia le ombre di un periodo che cela più di un lato oscuro. Anche Picasso, attratto e affascinato dalle atmosfere sordide dei bordelli e dal ritmo frenetico dei cabaret, dà vita in questo periodo ad alcune delle sue opere più espressioniste. Ed è proprio Picasso a saper leggere al meglio la sofferenza che si nasconde tra le pieghe di una situazione esplosiva, testimoniata in mostra dalla sezione con foto e documenti della settimana tragica del 1909, quando uno sciopero generale “rivoluzionario” e “anticlericale” fu represso nel sangue dall’esercito. Ed eccoli i miserabili di Picasso del cosiddetto periodo “Blu” a confronto con le opere dell’amico Isidre Nonell con le monumentali figure di “Gitane”. Una vera riscoperta per il pubblico italiano.
Ce ne parla Tomàs Llorens, curatore della mostra

Intervista a Tomàs Llorens

Avete tempo fino al 19 luglio per organizzare una giornata d’arte a Ferrara, senza dimenticare la mostra di Boldini e De Pisis al CastelloEstense. Tutte le informazioni su www.palazzodiamanti.it

Un saluto da Carlo Tovoli!

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A cura di Carlo Tovoli

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