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A Ferrara un “silencio vivo” per la Biennale Donna

Al Padiglione d'Arte Contemporanea quattro artiste si interrogano sulla realtà latinoamericana

Cari ascoltatori, a Ferrara si rinnova anche quest'anno l'appuntamento con l'arte contemporanea al femminile con la sedicesima edizione di Biennale Donna organizzata da da UDI - Unione Donne in Italia di Ferrara e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. E ritorna dopo la pausa forzata del 2014 causata dal terremoto con un una mostra internazionale di quattro artiste provenienti dall'America Latina la cui ricerca è da tempo incentrata su temi di grande attualità in quel continente, come l'esperienza dell'emigrazione, le dinamiche conseguenti alle dittature militari, la censura, la criminalità, gli equilibri sociali fra individuo e collettività. Si tratta dell'italo-brasiliana Anna Maria Maiolino, della messicana Teresa Margolles della cubana Ana Mendieta e dell'argentina Amalia Pica.

Prima di visitare la mostra è importante spendere qualche parola su questa originale biennale ferrarese, che trova più esempi oltreoceano, in particolare negli Stati Uniti, che in Europa. E' nata nel 1984 e nelle sue edizioni si sono avvicendate personalità artistiche di grande rilievo. Qualche nome per darvi un'idea: Carla Accardi, Francesca Archibugi, Gae Aulenti, Louise Bourgeois, Giosetta Fioroni, Mona Hatoum, Yoko Ono, Carol Rama, Patti Smith, Nanda Vigo e tantissime altre.

Ma veniamo ora a alla artiste coinvolte nell'edizione 2016. L'esposizione si apre con il contributo di Ana Mendieta. Nata a L'Avana, ha raggiunto gli Stati Uniti come rifugiata nel 1961. Una figura tragica non solo per la sua morte violenta all'età di 36 anni, cadendo dal 34° piano del suo appartamento a New York, ma per il significato della sua ricerca estetica. Nelle sue opere è presente in forma quasi ossessiva la necessità di mettere in comunicazione la sua produzione artistica con le sue origini, con la sua terra, con la cultura e la storia del suo Paese. Segue Anna Maria Maiolino. Calabrese di nascita, arriva in Brasile nel 1960, agli albori della dittatura. L'esperienza del regime in Brasile e la conseguente situazione di tensione hanno influenzato profondamente la sua arte, spingendola a riflettere su concetti quali la percezione di pericolo, il senso di alienazione e l'identità di emigrante. Teresa Margolles testimonia le complessità di una società, quella messicana, sgretolata dalle allarmanti proporzioni di un crimine organizzato che sta lacerando l'intero paese e soprattutto Ciudad Juarez, considerata uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Il percorso della mostra si chiude poi con la ricerca di Amalia Pica, grande protagonista dell'emergente scena argentina. Nata nel 1978, è la più giovane delle artiste invitate. Utilizzando il disegno, la scultura, la performance, la fotografia e il video, l'artista si sofferma sui limiti e le varie derivazioni del linguaggio, esaltando il valore della comunicazione, come fondamentale esperienza collettiva, con sensibilità e uno spiccato umorismo.
Le diversità stilistiche di queste artiste con  linguaggi espressivi che vanno dalla scultura alla fotografia, dall'installazione al video, ci offrono così un grande “affresco” dell'America latina.

Ne abbiamo parlato con Silvia Cirelli, curatrice insieme a Lola G. Bonora di questa Biennale

Intervista a Silvia Cirelli

E allora non ci resta che andare a Ferrara. C'è tempo fino al 12 giugno. Tutte le informazioni sul sito www.biennaledonna.it.

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A cura di Carlo Tovoli

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