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Gilberto Zorio al Mambo. Avvistamenti di incommensurabile

8 dicembre 2009

Sculture sospese, macchine con gigantesche braccia meccaniche, che si illuminano, improvvisamente producono suoni, si incendiano di luce, si rivelano nel buio, lasciano una piccola traccia e poi mutano ancora.

Tutte raccolte intorno alla torre Stella grande scultura di gasbeton, perno di questa mostra, la cui conformazione a stella non è visibile se non dall’alto, e quindi per noi visitatori solo intuibile.

Nulla è statico, costretto in una forma data una volta per tutte in questa mostra dedicata a Gilberto Zorio, curata da Gianfranco Maraniello, che il Mambo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, ospita fino al 7 febbraio.

Torinese, Zorio è uno dei grandi nomi dell’arte contemporanea internazionale, esponente di punta dell’Arte Povera, corrente artistica nata negli anni ’70 a Torino, a cui il Mambo ha già dedicato le mostre di Anselmo e Penone.

Le 39 opere in mostra coprono un arco temporale vastissimo, dagli esordi sino ad oggi, ma parlare di retrospettiva non sembra corretto per questa esibizione che si costituisce come un dialogo sincronico tra le opere stesse e tra le opere e lo spazio e ancora tra le opere lo spazio e il visitatore. Visitatore sollecitato da provocazioni continue rispetto alla definizione di tempo, spazio. Tutto è mobile, dinamico, ci parla dell’energia, dei materiali (terracotta, vetro, rame, fluorite, acciaio, pelle per citarne solo alcuni) e delle loro combinazioni alchemiche.

Per avvicinamenti progressivi e ritorni improvvisi il lavoro di Zorio ci offre una visione dell’incommensurabile, attraverso gesti e strumenti, archetipi, però, tutti umani.

Uno spettacolo inatteso, magico, da percorrere in solitudine o accompagnati dalle guide del Mambo che sono a disposizione del pubblico ogni giovedì alle 19 o la domenica alle 16,30.

Correda la mostra un catalogo, un instant book molto curato, contenente fotografie di grande formato e una lunga intervista del curatore a Gilberto Zorio.

A Gianfranco Maraniello, direttore del Mambo, abbiamo posto alcune domande.

Intervista a Gianfranco Maraniello

 

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A cura di Piera Raimondi

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