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Industria, oggi

Al MAST 24 fotografi internazionali raccontano l'immagine dell'industria contemporanea

Cari ascoltatori, oggi siamo al MAST di Bologna per raccontarvi di una mostra, in corso fino al 6 settembre, dedicata alla fotografia industriale.

E partiamo con un "c'era una volta", quando nei grandi stabilimenti esisteva la figura del "fotografo industriale" e lì trovavi appositi uffici con fotografi, ritoccatori, litografi incaricati di produrre una documentazione fotografica il più possibile perfetta e nitida dell'industria. Il tutto ottenuto attraverso preparativi minuziosi e l'uso sapiente della fotocamera professionale, del treppiede, di grandi riflettori e flash da studio, e di una tecnica del ritocco ben congegnata. Questo almeno fino agli anni Settanta del Novecento. Poi arrivarono le ristrutturazioni aziendali, le modernizzazioni, che hanno portato alla perdita di tonnellate di storia per immagini, spesso gettate via, e la documentazione fotografica è stata affidata a fotografi esterni o, al massimo, a circoli amatoriali interni.

E arriviamo all'oggi: la rivoluzione "high-tech" in corso ha portato a sostanziali mutamenti nella vita e nel lavoro e ci ha condotti nel pieno della cosiddetta società postindustriale. La fabbrica buia e sporca è stata sostituita, almeno in Europa, dallo stabilimento "showroom", dove i processi produttivi si fanno pièce teatrali e gli spazi diventano luoghi di cultura. Ma chi racconta l'industria di oggi? "Se oggi possiamo ammirare immagini che informano, fanno riflettere sull'industria, non lo dobbiamo più ai pochi fotografi interni alle aziende, ma alla particolare attenzione di artisti, spesso di impostazione concettuale". Sono le parole di Urs Stahel, curatore della mostra e del MAST, che fanno da introduzione all' esposizione. E partiamo alla grande, con una fotografia lunga ben sette metri di Olivo Barbieri dell'interno di uno stabilimento Ferrari a Maranello: ambienti chiari, luminosi, con piante e arredamenti. Nelle stanze successive incontriamo gli altri 23 fotografi, tra cui ricordiamo Ariel Caine e le sue riprese aeree di impianti industriali create sfruttando le riprese di google Earth. Sono sculture gli impianti produttivi fotografati da Carlo Valsecchi, mentre Thomas Struth non mostra fabbriche, ma centri di ricerca, sottolineando lo stretto legame tra scienza e tecnologia nella società postindustriale. Vincent Fournier ci mostra invece il prototipo di un robot ultramoderno che pare scrutare l'orizzonte dalla vetrata in un laboratorio a Tokyo.

Ma anche nella nostra epoca postmoderna, postindustriale, altamente tecnologica, il possesso e l'uso dei mezzi di produzione e delle competenze creano molteplici disuguaglianze sociali. L'opera di Brian Griffin ci propone ritratti di grandi manager, mentre la fotografia di Sebastião Salgado ricorda che, accanto agli impianti automatizzati, esistono ancora aree del mondo in cui si produce sfruttando intensamente la forza lavoro. E, ancora, Jim Goldberg, ci racconta dei "nuovi schiavi", i migranti disperati in viaggio attraverso l'Europa. Una mostra da non perdere, completamente gratuita, nelle sede più "europea" di Bologna. Informazioni sul sito www.mast.org

Un saluto da Bologna dal vostro Carlo Tovoli.

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A cura di Carlo Tovoli