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Max Klinger e l’inconscio della realtà

A Bologna le opere di un maestro dell’incisione, tra classicismo e modernità

Forse non tutti in Italia conoscono l’opera di Max Klinger, ma qualcuno ricorderà la splendida mostra che gli dedicò la città di Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, nell’ormai lontano 1996. Ritorna finalmente a Bologna, nelle sale di palazzo Fava, grazie alla generosità di una collezionista, Paola Giovanardi Rossi, che ha deciso di dare in comodato alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna l’intera sua collezione di 116 incisioni del grande artista tedesco, costituita nell’arco di 25 anni. La presenza a Bologna di Klinger, maestro indiscusso dell’arte incisoria tra Otto e Novecento, è ancora più significativa proprio per la grande tradizione che la città vanta da secoli nell’arte dello stilo, una storia che collega i Carracci a Giorgio Morandi, passando perGiuseppe Maria Mitelli. E proprio sotto gli affreschi di Ludovico, Agostino e Annibale Carracci si snodano i gruppi di incisioni degli “opus”, ovvero i suoi cicli di narrazioni, dal più famoso, “un guanto”, intriso di simbolismo onirico che l’artista pubblicherà nel 1881,capolavoro assoluto dell’intera sua produzione, a “Eva e il futuro”, “intermezzi”, “Amore e psiche”, solo per citarne alcuni.

Le fonti principali di ispirazione per le sue “visioni”, capaci di anticipare i temi centrali della psicanalisi, sono l’antichità classica e più in generale il mondo antico, pagano e cristiano, che egli usa in funzione del presente per drammatizzare o stemperare la realtà che lo attornia. Per questo i suoi temi attingono da tutte le fasi dell’arte europea attraverso i secoli sino agli inizi del Novecento, con una particolare attenzione al Romaticismo, al Realismo, all’Impressionismo e al Simbolismo. E sarà proprio il simbolismo e l’influenza del pittore svizzero Arnold Bocklin a segnare il suo percorso artistico. Con Bocklin viaggia in Italia soggiornando prima a Firenze e poi a Roma alla scoperta del glorioso passato classico e rinascimentale. Nel 1906 i due amici realizzeranno anche il progetto di una scuola d’arte a Firenze, acquistando Villa Romana e i suoi 14500 mq di terreno per farne la sede di un soggiorno premio cui destinare giovani artisti (la scuola è tuttora esistente e attiva).

Klinger incarna perfettamente la  figura di “artista totale”, de Chirico lo definirà nel 1920 “....l’artista moderno per eccellenza ....nel senso di uomo cosciente che sente l’eredità di secoli e secoli d’arte e di pensiero, che vede chiaramente nel passato, nel presente e in se stesso”.
Il suo interesse creativo non è rivolto solo all’incisione. E’ anche pittore e, intorno ai trent’anni, si avvicina alla scultura, in particolare a quella colorata. Risalgono al 1885 i primi bozzetti per la statua di Beethoven (amante della musica, Klinger è un pianista provetto). Dal 1893 è professore di grafica e incisione all’Accademia di Belle Arti di Lipsia, sua città natale. Continua in parallelo l’interessamento per le arti plastiche: realizza, in marmi policromi e ambra, La nuova Salomé(1893), Cassandra (1895), i busti dei musicisti Lizst, Brahms, Strauss, Wagner e il celebre monumento a Beethoven, terminato nel 1902 ed esposto nel Palazzo della Secessione Viennese insieme al fregio dipinto di Gustav Klimt.
E proprio per valorizzare appieno la figura di Klinger sono esposti in mostra anche un dipinto (Tre donne nel vigneto, 1912), due sculture in bronzo, tra cuila celebre Cassandrae uno dei suoi ultimi disegni, Ritratto di signora, del 1915.
Occasione imperdibile quindi per scoprire un artista davvero “europeo” in bilico tra il mondo delle visioni interiori e quello della realtà. Fino al 14 dicembre.
Tutte le informazioni sul sito www.genusbononiae.it 
Un saluto dal vostro Carlo Tovoli

Orari: martedì-domenica 10-19
A Palazzo Fava, Via Manzoni 2, Bologna

 

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A cura di Carlo Tovoli

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