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A Modena le “visioni” di Art Kane

A palazzo Santa Margherita gli scatti-icone del Novecento del fotografo americano

Cari ascoltatori,
immaginatevi un mattino di agosto del 1958. Siamo ad Harlem e un fotografo allora poco conosciuto sta per realizzare uno degli scatti più significativi della storia del jazz. Il suo nome è Art Kane e da qualche anno  è uno dei più giovani art director della storia per la rivista “Seventeen”, dopo gli studi alla New School, insieme a Richard Avedon, Irving Penn e Diane Arbus. Inviato dalla prestigiosa rivista “Esquire”, riesce a immortalare ben 57 leggende del jazz su un marciapiede della 126ma strada. Da subito quella foto, universalmente riconosciuta come “Harlem 1958”, diviene un’icona e riceve premi e medaglie.

A vent'anni dalla sua scomparsa e nel novantesimo anniversario della sua nascita, nel Bronx, nel 1925, la Galleria civica di Modena presenta per la prima volta in Italia un centinaio di fotografie classiche e inedite di Art Kane che hanno contribuito a formare l’immaginario visivo della seconda metà del Novecento.
Scopriamo allora che l’obiettivo di Kane, dagli anni Sessanta in avanti, si è posato più volte sui grandi della musica e su ogni tipo di musica, dai Rolling Stones a Bob Dylan, ai Doors, a Janis Joplin, ai Jefferson Airplane, e ancora Frank Zappa, Sonny & Cher, Aretha Franklin, Louis Armstrong, creando una serie infinita di icone, come, una su tutte, quella memorabile degli Who avvolti nella bandiera britannica.
Ma Kane è uno degli indiscussi maestri della fotografia non solo per questo. Le sue immagini hanno influito sulla coscienza sociale di più di una generazione e lasciato un segno sulla cultura mondiale. Lo prova la sezione della mostra dedicata al suo consistente impegno civile, soprattutto la lotta per i diritti civili degli afro-americani e degli indiani, il fondamentalismo religioso, il Vietnam, l'incubo nucleare di Hiroshima, il consumismo, fino al crescente degrado dell'ambiente. Ricordiamo un’immagine su tutte, “We the People”, pubblicata su “Look” nel 1961.
 

Kane ha saputo rivoluzionare anche la fotografia “commerciale”, l’immagine di moda, grazie ad un uso spregiudicato del quadrangolo e dei colori ipersaturi che resero celebri le sue fotografie su “Vogue” e su altre riviste internazionali. Fu anche un inventore: in un epoca ancora all’oscuro di photoshop, sperimentò il “sandwich”, una tecnica da lui inventata che consisteva nel montare due o più diapositive su uno stesso telaio, con esiti inaspettati utili per “fuggire dal fotorealismo”, sono parole sue. Come ha dichiarato Guido Harari, uno dei curatori della mostra, Art Kane “in pochi anni ha rivoluzionato la fotografia, scoprendo tecniche nuove e personalizzandone altre per liberarla dal suo presunto "verismo". La fotografia di Kane è energia pura, vera immaginazione al potere”. Vedere per credere. A palazzo Santa margherita fino al 20 settembre con ingresso gratuito e “notturni” speciali in occasione del Festival della Filosofia.

Tutte le informazioni sul sito www.galleriacivicadimodena.it

 

Un saluto da Carlo Tovoli

 

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A cura di Carlo Tovoli

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