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4 Marzo 2016 | Mostre

A Parma alla scoperta del Giappone segreto

Al Palazzo del Governatore le fotografie realizzate da grandi interpreti giapponesi ed europei tra il 1860 e il 1910

A cura di Carlo Tovoli

Cari ascoltatori,
oggi andiamo a Parma  per dare avvio a un fantastico viaggio nel Giappone segreto della seconda metà dell’Ottocento. La città non è scelta a caso.  E’ un legame di vecchia data con profonde radici storiche quello che lega Parma al Paese del Sol Levante.  Ci trasferiamo con la memoria all’ultima parte dell’Ottocento quando Enrico II di Borbone, fratello minore di Roberto I, ultimo regnante del Ducato di Parma, accompagnato dalla moglie, con un nome da fiaba, Adelgonda di Braganza, figlia del re del Portogallo, è protagonista, tra il 1887 e il 1889, di un celebre viaggio in Asia, in particolare in Giappone.
Dal lungo viaggio  riportò un’enorme numero di opere d’arte da cui nacque, nel 1925, il Museo d’Arte Orientale di Venezia.

Ritroviamo i ritratti dei coniugi  in abiti tradizionali e il carteggio scritto da Adelgonda di Braganza, attualmente conservato a Parma dall’Ordine Costantiniano di San Giorgio, in una mostra a Palazzo del Governatore, aperta dal 5 marzo al 5 giugno 2016. Fulcro dell’esposizione sono  140 fotografie originali, autentici capolavori che si pongono al vertice della fotografia nipponica, sviluppatasi tra il 1860 e il 1910. In questo periodo, infatti, il Giappone fu testimone di un insolito connubio tra la tecnica fotografica occidentale e la maestria dei pittori locali, eredi di un’antica e raffinata tradizione, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici. I risultati artistici sono di sorprendente bellezza e i soggetti rappresentati così verosimili da non riuscire a distinguerli dalle moderne immagini stampate a colori.
Ma a chi erano destinate queste immagini colorate?  Scopriamo che la produzione di tali opere rispondeva alle esigenze dei viaggiatori occidentali – i cosiddetti globetrotter – di portare con sé il ricordo di un Paese straordinario, che la modernizzazione forzata stava rapidamente trasformando in una nazione industriale.

E proprio al viaggio dei globetrotter lungo le strade del Giappone è dedicata la prima sezione della mostra,  attraverso vedute dall’alto di paesi e città, di villaggi, castelli e spazi urbani, oltre a scenari marini e fluviali con tutto il contorno di vie d’acqua, ponti, canali, imbarcazioni e natura . Si prosegue analizzando la vita quotidiana, fatta di scene rurali e ritratti di contadini, di interni delle case e di individui impegnati in altre attività economiche. Poi il mondo dell’arte con immagini di momenti di teatro, musica e danza. Venti rare carte da visita ritraggono attori del teatro classico nō, insieme ad alcuni splendidi kimono e maschere tradizionali. La religione e la ritualità sono illustrate con immagini delle occasioni liturgiche e cerimoniali. I ritratti di alcuni dei personaggi tipici della cultura giapponese del tempo, come sàmurai, kendoka, lottatori di sumo, tatuati,  sono protagonisti della sezione dedicata agli eroi dell’ultraesotico, ed esposta troviamo anche una rara armatura da samurai del XVIII secolo. Chiude la mostra la sezione dedicata all’immagine della donna, che permette di cogliere sul nascere quel modello idealizzato di bellezza femminile asiatica che diverrà presto un cliché destinato a durare a lungo nel tempo.

Attraversando le sale approfondiamo così un momento della fotografia nipponica passato sotto il nome di Scuola di Yokohama con i suoi maggiori interpreti, tra cui il fotografo britannico di origine italiana Felice Beato (1832-1907), e il vicentino Adolfo Farsari (1841-1898). La caratteristica della Scuola risiedeva nell’unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate a mano da raffinati artigiani. E’ interessante confrontarle con le 12 stampe xilografiche policrome in mostra dei migliori maestri del cosiddetto “mondo fluttuante” quali Hokusai, Hiroshige e Utamaro. La mostra è a cura di Francesco Paolo Campione e Marco Fagioli. Il catalogo è di Giunti Arte Mostre Musei.

Tutte le informazioni per organizzare la visita sul sito http://www.cultura.comune.parma.it
Un saluto da Carlo Tovoli

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