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A Reggio Emilia il genio di Piero

A Palazzo Magnani l'arte e la scienza di Piero della Francesca

All'ingresso ci accoglie un ritratto su tela della fine del Cinquecento, proveniente da Sansepolcro. Una figura intera e una dedica "Petrus de Francisca. Picturae aritmeticae geometriae amplificator". Non servono studi classici per tradurre la frase. Siamo di fronte a uno di quei personaggi che, nella storia dell'arte, sono stati portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione, ovvero Piero della Francesca.

Cari ascoltatori siamo a Reggio Emilia, a Palazzo Magnani che ospita fino al 14 giugno una mostra che presenta il maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e matematico. Questa figura centrale della storia dell'arte viene ricordato soprattutto come sublime pittore, ma fu anche un grande matematico. Ce lo ricorda Giorgio Vasari che nelle sue "Vite de' più eccellenti architetti pittori e scultori" lo descrive come dotato fin da ragazzo di abilità geometrica e poi autore di "molti" trattati matematici. Il caso vuole che uno dei suoi più famosi trattati, il De prospectiva pingendi, ovvero "la prospettiva nella pittura", un preziosissimo manoscritto opera di un copista ma con numerose annotazioni e disegni di mano dell'artista, sia dal 1921 ospitato alla biblioteca Panizzi e oggi consultabile anche online. Quest'opera insieme all'intero corpus grafico e teorico di Piero sono per la prima volta da mezzo millennio ospitati a Palazzo Magnani in occasione di questa mostra. Ovvero: i sette esemplari esistenti del De Prospectiva Pingendi (quello di Reggio insieme alle copie conservate a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma) i due codici dell'Abaco e dell' Archimede (provenienti da Firenze), e il Libellus de quinque corporibus regularibus della Città del Vaticano.

Solo questa notizia potrebbe far muovere studiosi e appassionati da ogni Paese. Ma non c'è solo questo. La mostra è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento. Un viaggio, commentato nell'audioguida da Piergiorgio Odifreddi, che conduce il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (è qui esposto il suo magnifico affresco staccato del "San Ludovico da Tolosa" del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici – circa un centinaio - di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de' Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Albrecht Dürer, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere.

Ma non basta: la mostra è concepita come una "macchina didattica" che consente di entrare nell'arte e nella creatività di un "monarca della pictura e architectura", come lo definì Luca Pacioli nel 1509 nel suo trattato sulla "Divina proporzione" . In mostra i disegni di Piero sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche riproduce scientificamente gli strumenti della bottega dell'artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare in modo creativo gli inganni della visione. E, ancora, installazioni multimediali. Una permette di "navigare"  all'interno della celebre "Città ideale" di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale.

Per meglio comprendere la complessità e il fascino dell'allestimento entriamo nella sala che illustra uno dei trattati più complessi di Piero, dedicato alla geometria euclidea, il Libellus. Lo facciamo conFrancesco Paolo di Teodoro che ha curato la mostra insieme a Filippo Camerota e Luigi Grasselli.

Presentazione di Francesco Paolo di Teodoro

Una delle prime aree di diffusione delle teorie sulla prospettiva di Piero fu certamente nell'arte dell'intarsio, con le tante vedute prospettiche di città. Un'intera sala è dedicata alla tarsia lignea. Cela racconta Filippo Camerota

Presentazione di Filippo Camerota

Chiude la mostra la sezione dedicata agli "scherzi dell'occhio" con opere cinquecentesche della cerchia di Durer. Nel Seicento le chiameranno anamorfosi e sono particolari rappresentazioni prospettiche, studiate anche da Piero, che consentono la giusta visione da un unico punto di vista, risultando invece incomprensibili se osservate da altre posizioni. Ed è divertente scoprirne i contenuti, non sempre ortodossi. Ma siamo o non siamo gente di mondo? Tutte le informazioni su www.palazzomagnani.it

Un saluto da Reggio dal vostro Carlo Tovoli.

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A cura di Carlo Tovoli

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