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Gazebo Penguins

L'appuntamento settimanale con le realtà musicali dell'Emilia Romagna, ideato da MEI e realizzato da Gianluca Giusti e Michele Orvieti di Trovarobato
20 marzo 2009

Gazebo Penguins e Igloo Collective

Prendere un igloo, tre paia di occhiali, il giusto di nerd’s style e una manciata di hardcore, anzi - come dicono i Galli – un sospetto di hardcore, ché della sua presenza devi solo dubitare. Leggasi: una nuance.

I pinguini (che sono nati a Correggio, e ora si dividono tra Correggio e Zocca) convivono da tre anni esatti al momento della lettura di questa biografia; di loro circola Penguinvasion, il primo ep di 8 brevi brani che ha riscosso 8 recensioni entusiastiche su 10 uscite, 1 di ampio gradimento ma senza polluzione e 1 così così.

Tra le fila dei pinguini c’è stato chi ha collaborato al primo disco dei My Awesome Mixtape e relativo tour, chi lavora da 5 anni con i Giardini di Mirò, chi suona con gli Irma Vep e chi sta per avere una bambina di nome Ester.

La sala prove dei Gazebo Penguins di tanto in tanto si trasforma nell’iGloo, un inedito e agreste locale per concerti eterodossi, buon cibo e atmosfera rilassata, da cui sono transitate alcune delle migliori band italiane.
www.igloomusic.blogspot.com
www.gazebopenguins.com


A Marzo 2009 vedrà la luce The name is not the named, secondo ponderato lavoro del trio di power punk per chi ascolta power metal: 11 canzoni d’amore, d’epistemologia e di buone pratiche sociali.
Il titolo del disco deriva da una frase del conte polacco Korzybski, quando scriveva: “La mappa non è il territorio, il nome non è la cosa designata dal nome, la descrizione non è la cosa descritta”.

Il riferimento ad un oggetto non è quell’oggetto. Per tanto serve una traduzione tra il riferimento e l’oggetto nella mente. Cioè: reale non è realmente enunciabile. Il disco dei Gazebo Penguins non è i Gazebo Penguins. Se The name is not the named fosse una cartina geografica ci si troverebbero disordinatamente affastellati molti distorsori, resti di post punk dispari e scaleno, una vecchia stalla persa nella campagna correggese, del buon vino invecchiato in botti di rovere, dei volumi decisamente troppo alti, e quella pagina in cui Borges scriveva “Perché ci inquieta il fatto che la mappa sia compresa nella mappa e le mille e una notte nel libro delle Mille e una notte? […] Credo di aver trovato la causa: tali inversioni suggeriscono che se i personaggi di una finzione possono essere lettori o spettatori, noi, loro lettori o spettatori, possiamo essere fittizi.

 

Note

A cura di Gianluca Giusti e Michele Orvieti (www.trovarobato.com)

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