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Un’artista dalla Pianura padana a Roma

Mimì Quilici Buzzacchi

Care ascoltatrici e cari ascoltatori, si inaugura oggi 23 marzo alle ore 17 al Museo MAGI '900 di Pieve di Cento, una mostra dedicata a Emma Buzzacchi Quilici una figura femminile di grande temperamento e capacità, una donna che ha saputo imporsi sulla scena culturale italiana negli anni cruciali del Novecento, secolo che ha attraversato quasi completamente, vivendone le trasformazioni. 
Era cresciuta a Medole in provincia di Mantova nel 1903 e morì a Roma nel 1990. Nata in una famiglia della colta borghesia lombarda si dimostrò precocemente attiva come pittrice e abilissima nella tecnica incisoria.
La mostra evidenzia un particolare periodo della produzione dall'artista, compreso tra gli ultimi drammatici anni della guerra e l'inizio degli anni Sessanta del Novecento. 
La sua affermazione professionale avviene a Ferrara dove nel 1929 sposa il giornalista Nello Quilici, del quale rimane precocemente vedova a causa dell’incidente aereo di Tobruk, in cui il marito perde la vita insieme a Italo Balbo e a tutto l’equipaggio. Mimì costituisce una è un caso esemplare di talento e determinazione nel seguire la propria ispirazione artistica, conciliandola con le difficoltà della vita e con la cura dei figli Folco e Vieri.  Ferrara è in quegli anni culturalmente molto attiva e le offre l’occasione di entrare nell’ambito del novecentismo, frequentando tra gli altri il pittore Achille Funi, che la avvicina alla pratica della grande decorazione, fortemente sostenuta dal fascismo. E Ferrara, con le sue architetture e con i paesaggi del Delta, sarà sempre per lei una città d’elezione, tra trasferimenti e ritorni.

Realizzata in collaborazione con l’Archivio Mimì Quilici Buzzacchi di Roma, nell’ambito di una serie di iniziative di studio e valorizzazione dell’artista, la mostra allestita al Museo MAGI 900 approfondisce, come già si diceva, un particolare periodo della sua produzione, compreso tra gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale e l’inizio degli anni Sessanta. Un periodo di transizione e di significativa trasformazione personale, in cui Mimì inizia a mettere in discussione la solida adesione alla figura dei suoi anni giovanili e, dopo il trasferimento a Roma nel 1945, a contatto con la Scuola romana conferisce una nuova definizione alla sua pittura, che da quel momento seguirà un’inclinazione più cromatica e sensibile, avviata a sfiorare l’astrazione, soprattutto nelle vedute urbane e nei paesaggi, in cui sguardo e cuore si uniscono.

Buona mostra e un saluto da Valeria Cicala.

Per saperne di più www.ibc.regione.emilia-romagna.it

Note

A cura di Valeria Cicala

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