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Signore di altri tempi

A Castelfranco Emilia la mostra "Donne dell'Etruria Padana"

Cari ascoltatori, questa settimana vi proponiamo, tra gli eventi che coinvolgono l’Istituto per i beni culturali, l’esposizione "Donne dell'Etruria padana dall'VIII al VII sec. a.C. tra gestione domestica e produzione artigianale", che si inaugura domani 15 febbraio e si potrà visitare fino al 10 marzo 2015, a Castefranco Emilia. La manifestazione che ingloba nel suo tempo di apertura anche la festa della donna, ha una portata riconducibile a pieghe assai profonde e complesse della storia, non solo della nostra regione.

La mostra è promossa dal Comune di Castelfranco Emilia, con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia  Romagna e  del Museo Civico Archeologico di Bologna, e gode del patrocinio dell'Istituto Beni Culturali.

Appare evidente che studiare il mondo femminile, coglierne i fenomeni di carattere culturale e sociologico attraverso la sua rappresentazione offre una visione certamente non circoscritta degli episodi storici di un’età, quella detta del Ferro durante la quale, soprattutto tra l'ultimo quarto dell'VIII e tutto il VII secolo a.C., Bologna e il suo territorio ebbero una svolta che riguarda non solo le vicende della città che sarebbe passata alla storia come Caput Etruriae.

Probabilmente in conseguenza della forte attrazione culturale esercitata dall’Oriente mediterraneo, grazie ad una serie di rapporti commerciali, che riguardano soprattutto i Greci ma anche i Fenici, accade che una società ancora arcaica nei modi e negli stili di vita si trasformi in società orientalizzante caratterizzata da un ceto principesco, nelle cui mani si raccoglie interamente il potere economico che si manifesta attraverso più raffinate manifestazioni nell’ambito artistico, come pure con una maggiore diffusione, in rapporto ai tempi, della scrittura.

La mostra che si svolge a Palazzo Piella, dove ha sede il Museo archeologico "L. Simoni", racconta la vita, i lavori quotidiani e le responsabilità delle donne esibendo una ricca e variegata selezione di materiali recuperati nel corso di scavi di sepolture che riguardano appunto Bologna e il territorio circostante.

Non deve stupirci che a raccontare l’esistenza di queste signore, siano gli oggetti provenienti dalle loro tombe. Spesso le città dei morti ci aiutano a ricostruire la realtà, gli spazi e le consuetudini delle persone. Questo succede perché spesso una necropoli si è conservata meglio di un centro urbano che è stato modificato e stravolto nei secoli, la grande eccezione è Pompei pietrificata dalla lava, ma va sottolineato che il corredo funerario costituisce il segno, il messaggio che si vuole consegnare di se del proprio status, della ricchezza e del prestigio di cui la persona godeva.
Lo spaccato che propone l’universo femminile con le sue peculiarità ben definisce e circoscrive l’area di influenza come pure le prerogative della donna  etrusca che esercita il totale controllo della sfera domestica, nel cui ambito attività  come la tessitura, la modellazione e la decorazione del vasellame ceramico  rappresentano un appannaggio esclusivo anche per coloro che appartengono all’aristocrazia.

Ma le testimonianze che abbiamo attestano anche una libertà e un rapporto di minore sudditanza della donna nei confronti del mondo maschile che si manifesta nel libero accesso ai diversi momenti della vita pubblica come il banchetto (il che destava la reazione scandalizzata  di altre culture come quella greca), l'opportunità di partecipazione politica (si pensi al ruolo di Tanaquilla nella dinastia dei Tarquini a Roma), la piena condivisione dello status sociale della famiglia e il riconoscimento come necessario tramite della trasmissione ereditaria del potere che pongono infatti la donna etrusca  in una condizione privilegiata, non raggiunta dal mondo femminile in nessun'altra società antica nello stesso arco temporale.

Per saperne di più: www.ibc.regione.emilia-romagna.it

Note

A cura di Valeria Cicala

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