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Gli Accademici filarmonici

Un viaggio in regione attraverso la musica

Benedetto Marcello: Lamento dei castrati (da “Lamenti barocchi” vol. 2, Sergio Vartolo e solisti della Cappella musicale di San Petronio in Bologna).

Cari amici, il filo conduttore della nostra puntata di oggi è sempre Bologna, importante crocevia della musica tra Seicento e Settecento. In questi due secoli, quasi tutti i più grandi musicisti passarono di qui. Tra questi, il veneziano Benedetto Marcello che nel 1711, già affermato compositore, sottopose all’Accademia Filarmonica di Bologna la sua Messa canonica per Papa Clemente XI, allo scopo di ottenerne l’ammissione. Fino al 1714 il musicista veneziano lavorò per questa prestigiosa istituzione. Sentite con quale deferenza chiede di poter far vedere la sua Messa «a questi virtuosi Maestri Accademici perché si compiacciano compatirla e riceverla in dono, se mi accettano loro benché inutile compositore. [...] Tutte queste cose ho detto per mia quiete, e s'intende tutte sottomesse ai riflessi dei Signori accademici, i quali prego a volermi amorosamente correggere». La lettera di Benedetto Marcello ci fa capire l’importanza dell’Accademia Filarmonica fondata nel 1666 dal nobile Vincenzo Maria Carrati e ospitata nel suo palazzo di famiglia, nell’attuale via Guerrazzi al n. 13. Nel 1730 fu aggregato all’Accademia il celebre cantante castrato Farinelli.

 Riccardo Broschi detto il Farinelli: Idaspe. Qual guerriero in campo armato (canta Vivica Genaux, da “Arias for Farinelli”, 2002).

 Nel 1758 divenne «accademico filarmonico» il padre francescano Giovanni Battista Martini, autore della prima Storia della Musica. Intellettuale, compositore, insegnante tra i più stimati dell’epoca, divenne un punto di riferimento per i musicisti di tutta Europa senza mai muoversi da Bologna. Padre Martini è passato alla storia anche per l’«aiutino» che nel 1770 diede al quattordicenne Mozart per fargli superare la difficile prova d’ammissione all’Accademia. Al Museo della Musica di Bologna si conservano, due versioni autografate da Mozart della prova d’esame, una sbagliata e una corretta, evidentemente “suggerita” da padre Martini. In una lettera del 1776 Mozart scrive al suo maestro bolognese: « Riverisco devotamente tutti i signori Filarmonici: mi raccomando sia sempre nelle grazie di lei e non cesso d'affliggermi nel vedermi lontano dalla persona del mondo che maggiormente amo, venero e stimo, e di cui inviolabilmente mi protesto di Vostra Paternità molto Reverenda umilissimo e devotissimo servitore ». A questo punto, possiamo ascoltare Wolfgang Amadeus, ringraziando padre Martini di avergli fatto superare l’esame. Dall’archivio di «Magazzini Sonori» abbiamo scelto il Concerto in re maggiore per flauto e orchestra n.2 K 314 eseguito il 19 ottobre 2006 dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Carlo Rizzi e con Giorgio Zagnoni al flauto.

W.A. Mozart: Concerto in re maggiore per flauto e orchestra n.2 K314.

Padre Martini, che fu in relazione epistolare con i più importanti personaggi del suo tempo, riceveva volentieri i musicisti di passaggio a Bologna, anzi, era per loro una tappa obbligata. A rendergli omaggio venne anche Gluck, la cui opera Il trionfo di Clelia fu scelta per inaugurare il Teatro Comunale di Bologna il 14 maggio 1763. E qui dobbiamo spendere due parole per questo teatro che ha già passato la boa dei 250 anni. Costruito come teatro della municipalità, per volontà del Senato bolognese, e non come teatro di corte, dato che a Bologna una corte non c’era, intende rappresentare tutta la cittadinanza. Lo si capisce dalla collocazione nel cuore medievale della città, vicino al convento di San Giacomo Maggiore che ospitò padre Martini, e dove ora si trova il Conservatorio a lui dedicato. Il teatro fu progettato da Antonio Galli da Bibbiena nel luogo in cui sorgeva, e fu demolito nel 1507 dalla furia popolare, il magnifico palazzo della famiglia Bentivoglio, signori di Bologna. Immaginiamo, in una bella sera di maggio, la sera festosa dell’inaugurazione: le carrozze arrivano in quella che allora si chiamava strada San Donato, i maggiorenti della città scendono, avanzano verso il teatro illuminato dalle candele, il popolo applaude, qualcuno si sistema la parrucca, e l’opera di Gluck va a incominciare. Con questa musica.

C.W. Gluck: Il trionfo di Clelia. Atto I. Tempeste il mar minaccia.

Ora torniamo ai giorni nostri, cari ascoltatori, perché due settimane fa, il 4 marzo, è stato ricordato a Bologna Lucio Dalla, a tre anni dalla sua scomparsa. La Fondazione Lucio Dalla per l’anniversario ha aperto al pubblico la casa del cantautore in via D’Azeglio, al cui interno si trova una notevole collezione di opere d'arte. All'apertura della casa museo erano presenti molti fan e concittadini, e molti personaggi della musica e della cultura, nonché il ministro della cultura. Noi Lucio lo ricordiamo così, con una delle sue canzoni più belle, composta nel 1973 su testo del poeta, anche lui bolognese, Roberto Roversi. E chissà se Dalla, se fosse vissuto nel Settecento, sarebbe stato ammesso all’Accademia dei Filarmonici.

Lucio Dalla: La bambina (L’inverno è neve, l’estate è sole)

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Note

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

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