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7 Gennaio 2014 | Archivio / Protagonisti

Erio Carnevali, una pittura di polvere

L’artista modenese in mostra a Monaco di Baviera

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redighieri.

7 gennaio 2014

Cari ascoltatori, oggi vi parliamo di arte, augurandoci che l’anno appena iniziato sia pieno di colori. Vogliamo parlarvi di un nostro grande artista – “nostro” nel senso di emiliano-romagnolo – il modenese Erio Carnevali, di cui, fino al 17 gennaio, è visitabile presso l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, la mostra “Correspondances”. La mostra,  organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura e da Forum Italia con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, di  Piacere Modena e della Fondazione Verdi, ci consente di conoscere le ultime opere di questo maestro che vanta esposizioni in tutto il mondo. C’è anche da dire che la Consulta e la Regione Emilia-Romagna avevano già patrocinato la mostra personale “Figura Argentina” dell’artista modenese presso il Centro Culturale Borges di Buenos Aires nell’estate del 2013.

Nato a Modena nel 1949, Erio Carnevali crea opere su tela, spesso di grande formato, che riprendono con una “pittura di polvere” il filo dell’astrazione lirica, del colore come risonanza interiore, seguendo un percorso che va da Kandinskij all’espressionismo astratto di Rothko.

Carnevali – scrive il critico Mario Portoghesi – “racconta l’invisibile attraverso le sue tracce nel visibile (…), indaga il mistero delle coincidenze non alla ingenua ricerca di formule che consentano di tradurre un linguaggio in un altro, ma per il gusto di attingere al terreno fertile delle correspondances cantato da Baudelaire.”

 E’ quindi il colore, la musa di Carnevali. Il colore che racconta la vita. Vediamo come lui stesso descrive la sua arte. “La pittura come racconto, smemorato del tempo e privato dello spazio, risolto in chiave intimistica, che ha caratterizzato la fase precedente della mia vicissitudine artistica, riprende, dopo un periodo di riflessione, il cammino verso una nuova meta. Il respiro aperto fra due diversità spaziali identificate dal colore, si fa strada. (…) L’immagine che si fa immaginazione e viceversa. Il colore è forma, segno e sostanza. Senza alcun peso fisico, ma in perenne equilibrio. (…) Il respiro aperto era la soglia interiore sull’infinito. Entrare in senso metafisico è ora il primo obiettivo”.

Si tratta dunque di “entrare” nel colore, abbandonare i segni grafici ed entrare in un’altra dimensione, quella del colore puro, sgocciolante sulla tela, vale a dire in una dimensione eroica, quasi metafisica, dove non c’è altro che colore, luce baluginante.  E per entrarvi, bisogna passare attraverso la nebbia, la polvere, tant’è vero che i critici hanno scritto che quella di Erio Carnevali è una “pittura di polvere”, dove il colore si sfalda, si scioglie, si polverizza per diventare risonanza interiore, moto dell’anima.

“Nelle opere dell’ultimo periodo – ha scritto il critico Claudio Spadoni – l’artista va orientandosi sempre più nel senso d’una ricerca del rapporto tra visibile ed invisibile, verso una dimensione del sacro che rimanda all’origine della creazione artistica, pertanto l’opera d’arte attraversa le cortine delle categorie temporali, così che oltre la luce, il visibile del presente, possa intuirsi, sentirsi, l’oscura sacralità dell’invisibile.”

Erio Carnevali nella sua lunga carriera artistica ha utilizzato anche il mosaico, la porcellana, la ceramica e il vetro di Murano. Vive e lavora a Milano, Modena, Cagnes-sur-Mer in Francia e Los Angeles in California.

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