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Giuseppe Boiardi e i mille volti dell’Appennino

Storia del fotografo che ha guidato un gruppo di colleghi su un obiettivo comune: raccontare gli uomini e le donne che vivono ogni giorno sui nostri monti.

Care amiche e cari amici di RadioEmiliaRomagna, il protagonista di oggi è un fotografo, anzi un gruppo di fotografi, anzi un progetto fotografico: tutti insieme ci portano a scoprire un mondo poco conosciuto, che sta a due passi da noi, solo un po’ più in alto.

Sulle alture reggiane, salire “in t’la nudda” significa andare oltre il limite della vegetazione, dove la montagna diventa “nuda”. Ed è proprio questo, “In t’la nudda”, il titolo del progetto realizzato da Giuseppe Boiardi per far conoscere i volti e le vite di chi abita in questi luoghi. Volti e vite che a volte la gente di pianura tende a rimuovere, come se in quei luoghi non abitasse nessuno.

Giuseppe Boiardi non si reputa un fotografo professionista, ma della fotografia apprezza una componente fondamentale: la capacità di meravigliare. Qualche anno fa è stato colpito dalla visione delle immagini raccolte dal “Sochi Project”, un progetto autoprodotto dal fotografo Rob Hornstra e dallo scrittore e filmaker Arnold van Bruggen. I due hanno seguito, per cinque anni, i cambiamenti avvenuti nel paesaggio e negli abitanti di Sochi, in Russia, dove nel 2014 si sono tenute le Olimpiadi invernali. Boiardi ha deciso di fare qualcosa di simile sulle montagne reggiane.

“Se i nostri Appennini” – si è detto – “alla fine dei conti sono solo montagne, semplici protuberanze del pianeta, pura orografia, le persone che popolano queste montagne sono una diversa dall’altra: sono umanità, tessuto, sangue nelle vene della terra”. Di qui l’idea: osservare il territorio e cercare di restituirlo attraverso la rappresentazione degli uomini, delle donne e degli animali che lo popolano.

Per le montagne reggiane, probabilmente, non era mai stato fatto nulla del genere. La via Emilia è stata fotografata chilometro per chilometro, il Po ansa per ansa. La Bassa è stata oggetto del magnifico lavoro di Strand e Zavattini imperniato su Luzzara. L’Appennino, invece, risulta non pervenuto. Così Boiardi ha radunato sei fotografi di provenienze diverse e ha chiesto loro di raccontare, insieme a lui, le storie che incontravano. Con un’unica consegna: mettere al centro gli uomini e le donne in carne e ossa.

Ecco i nomi degli autori: Eleonora Bertani, Stefano Camellini, Alessandro Femminino, Lorenzo Franzi, Alessandra Matia Calò, Galileo Rocca. “Il progetto” – ci spiega il suo coordinatore – “ha richiesto due anni di lavoro e ogni scatto è stato il frutto di una relazione tra fotografo e soggetto; una relazione non sempre immediata e facile, che ha richiesto molti viaggi, e la creazione di un rapporto di fiducia. Gli scatti sono sempre momenti privati. Anche quando Barbara suona la fisarmonica di fronte al suo pubblico, ha discusso la serata con il fotografo, gli ha raccontato quello che fa. I ‘Briganti di Cerreto’ hanno posato per Eleonora, che per loro è diventata anche un’amica. Averino mi ha raccontato la sua storia e mi ha mostrato ogni angolo della sua azienda agricola, il sogno di una vita. E ogni tanto ci sentiamo ancora”.

Il libro ispirato dal progetto, e intitolato a sua volta In t’la nudda, ha visto la luce nel giugno del 2014, grazie alla complicità nata tra la casa editrice “ABao AQu”, la società “Fabula” e l’Istituto di formazione professionale ENAIP “Fondazione don Giuseppe Magnani” di Castelnovo ne’ Monti. Sfogliando le immagini, tutte a colori, si ha l’impressione di respirare a pieni polmoni l’aria che respirano ogni giorno le persone che abitano in montagna. Proprio là dove la vegetazione ad alto fusto scompare, per lasciare posto all’erba, ai sassi, e al vento che soffia.

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A cura di Vittorio Ferorelli

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