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Matilde di Canossa: 900 anni e non sentirli

Vita e vicende della Gran Contessa del Medioevo – seconda puntata

Care amiche e cari amici di RadioEmiliaRomagna, la protagonista di oggi ci ha lasciati nove secoli fa, ma l’eco del suo nome risuona ancora. A Matilde di Canossa, infatti, è intitolato il sito web promosso dal Gruppo di azione locale “Antico Frignano e Appennino Reggiano”, che alla storia di questo singolare personaggio ha dedicato una serie di audioguide scaricabili online. Ve ne proponiamo una, suggerendovi di guardarne anche la versione video.

La temibile scomunica di Papa Gregorio VII contro l’imperatore scatta nel 1076, quando Enrico IV, violando le disposizioni papali, nomina i vescovi di Fermo e di Spoleto, fino a dichiarare, nelle assemblee vescovili di Worms e di Piacenza, decaduto papa Gregorio, e designare al suo posto un antipapa nella persona del vescovo di Ravenna. È il primo passo di uno scontro che sarebbe durato, con alterne vicende, per cinquant’anni.
Subito dopo l’emanazione della scomunica, Gregorio VII si mette in viaggio verso la Germania accompagnato da Matilde: il suo arrivo avrebbe dato un colpo decisivo all’autorità di Enrico, rafforzando i suoi nemici, ma l’imperatore lo previene. Mentre, in quel freddo inverno del 1077, il papa si trova a Mantova insieme a Matilde, giunge improvvisa la notizia che Enrico sta scendendo in Italia. Matilde consiglia a Gregorio di ritornare indietro e di rifugiarsi nel castello più potente che possiede: quello di Canossa, che domina l’intera valle dell’Enza.

Dopo pochi giorni si affacciano sotto il vicino castello di Bianello, vedetta di Canossa verso la pianura, le truppe di Enrico, ma egli non è venuto a portare la guerra, bensì a cercare un accordo che, lungamente negoziato nello stesso castello di Bianello, sfocia in un atto drammatico, di quelli che restano scolpiti nella storia.
L’imperatore, l’erede di Carlo Magno, accetta di chiedere perdono al papa e, per rendere esplicita questa sua volontà, dopo tre giorni di digiuno e penitenza davanti alle mura di Canossa, vestito di un semplice saio, viene introdotto nel castello e ammesso alla presenza del papa. Enrico si prostra a terra allargando le braccia nel segno della croce. Il papa lo perdona, accettando il giuramento di obbedienza, e subito scrive ai principi tedeschi della pace fatta, come probabilmente era stato convenuto nei preliminari dell’incontro. È il mattino del 28 gennaio del 1077.
Matilde, che ha avuto una parte importante nel favorire questa conciliazione, con la morte della madre Beatrice è da poco divenuta erede unica del grande feudo dei Canossa. Da oggi in poi assume ufficialmente l’onore e il peso di diventare il principale alleato e difensore del papato. Si racconta che fosse alta e bionda e aveva solo trent’anni.

Ma il pentimento dell’imperatore durò assai poco. Poche settimane più tardi, mentre Matilde e Gregorio stavano per raggiungere Mantova per un nuovo incontro con Enrico, furono avvisati che l’imperatore aveva intenzione di catturarli. Il papa fu allora nuovamente ospitato da Matilde, prima a Canossa poi a Carpineti, dove trascorse l’estate.
Nel 1080 i rapporti si erano di nuovo tanto deteriorati che il papa dovette scomunicare l’imperatore una seconda volta. Lo scontro era aperto e i primi segnali lasciavano intuire quanto sarebbe stato difficile per Matilde condurre e vincere la guerra: infatti, nel 1084, non riesce a impedire la presa di Roma.

Nei due anni successivi muoiono le persone più vicine a Matilde: Gregorio VII e l’amato vescovo, suo fedele consigliere, Anselmo di Lucca. Ma la Gran Contessa prosegue, con esiti alterni, nella lotta all’imperatore. Nel 1087 si reca a Roma con il suo esercito per difendere papa Vittore e nel 1088 sposa il giovane Guelfo V di Baviera, di soli sedici anni.
Le nozze erano parte di una rete di alleanze di cui faceva parte anche il nuovo papa, Urbano II, allo scopo di contrastare efficacemente Enrico IV. La guerra segnò particolarmente gli anni dal 1080 al 1092, anno in cui molti dei fedeli di Matilde stavano per deporre le armi, abbandonando ogni volontà di proseguire una lotta cruenta e logorante. Manifestarono questa intenzione all’assemblea che si tenne in uno dei castelli più sicuri dei domini matildici, quello di Carpineti, dove l’eremita Giovanni di Marola convinse i presenti a non abbandonare le armi, a non cancellare così le tante fatiche e speranze di quei lunghi anni di guerra. Fu presa così la decisione di continuare e finalmente il destino volse al meglio per Matilde e i suoi alleati.

L’assedio da parte dell’imperatore alla fortezza di Monteveglio, nel Bolognese, si risolse in una sconfitta, e lo stesso avvenne anche a Canossa, dove una fitta nebbia e un’astuta strategia militare, messa a punto dalla Gran Contessa e dai suoi capitani, disperse le truppe imperiali, che si ritirarono in pianura. A quel punto la guerra si interruppe con la sostanziale disfatta di Enrico. La complessa rete di fortezze, costruita da Matilde, aveva retto l’assalto e definitivamente fermato il nemico.
Enrico IV morì ormai sconfitto nel 1106 e gli succedette il figlio terzogenito, Enrico V, nuovo imperatore del Sacro Romano Impero. Enrico V riprese la lotta contro la Chiesa e l’Italia, ma questa volta l’atteggiamento di Matilde nei confronti della casa imperiale si modificò, conformandosi ai voleri dell’imperatore. Nel 1111, sulla via del ritorno in Germania, Enrico V la incontrò al castello di Bianello, dove rimase per tre giorni. L’incontro si svolse, tra lo stupore generale, in modo affabile e nel segno dell’affetto. Matilde e il nuovo imperatore arrivarono a un accordo politico che investiva la stessa Matilde del titolo di vice Regina d’Italia, mentre Enrico diveniva erede di tutti i beni e possedimenti personali di Matilde.

Ma gli anni di guerra e la fatica di una vita vissuta sempre in viaggio, attraverso territori impervi, minarono la salute della Gran Contessa. Sofferente di gotta, fu costretta a letto per tutta l’estate del 1114 a Montebaranzone, nel Modenese. Qualcuno aveva già sparso la voce della sua morte e subito i cittadini di Mantova insorsero, rivendicando quella libertà che per oltre vent’anni avevano goduto quando la città era passata dalla parte dell’imperatore Enrico IV. Matilde però, riprendendosi dalla malattia, domò ancora una volta la città, e decise di fermarsi in una corte rurale a Bondeno di Roncore, attualmente Bondanazzo, nel Comune di Reggiolo. Fu lì che si ammalò di nuovo e fu lì che morì a luglio del 1115, assistita dal vescovo di Reggio Emilia Bonseniore.

Fu sepolta nel monastero di San Benedetto in Polirone, a San Benedetto Po, ma nel 1632 il Papa Urbano VIII ne comprò le spoglie e le trasferì a Roma, dove tuttora riposano nella basilica di San Pietro, all’interno di un sepolcro scolpito da Lorenzo Bernini. Queste e molte altre furono le importanti vicende che videro Matilde di Canossa protagonista e artefice della vita politica e militare del primo secolo dopo il Mille. Una donna colta e valorosa, accolta con tutti gli onori tra i grandi della storia.
Dopo la sua morte, attorno a Matilde, venne a crearsi un alone di leggenda e lo stesso Dante la cita nella Divina Commedia dal canto XXVIII al XXXII del Purgatorio. Una donna bellissima, quella descritta dal sommo poeta, che gli appare in sogno, sola, su un grande prato, che canta e raccoglie fiori rossi e gialli e che lo accompagnerà in Paradiso all’incontro con l’amata Beatrice.

[Si ringrazia il GAL “Antico Frignano e Appennino Reggiano”; per approfondire e guardare anche la versione video: http://matildedicanossa.galmodenareggio.it/itinerari_matildici/download_1/default.aspx]


 

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli