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Quando i galli cantano… sulla luna

Il nostro satellite custodisce, in una tasca del rover dell’Apollo 16, i versi dell’emiliano Giovanni Binni

1 febbraio 2011

When the roosters crow, Quando i galli cantano, è il titolo di un libro del 1971 pubblicato da Daily American che oggi si trova solo presso gli antiquari di libri o forse facendo shopping in Amazon.

Un libro di poesie dimenticato che, però, ha una storia curiosa. Infatti, se è quasi introvabile in terra, ce n’è una copia sulla luna, infilato in una tasca del rover che gli astronauti dell’Apollo 16 usarono nell’aprile 1972 per fare un giretto sul nostro satellite. Come mai questo libro è finito lassù? Fu il presidente americano Nixon, che insieme ai membri del Congresso ricevette in omaggio il testo, tradotto in inglese, del modenese Giovanni Binni, a consegnarlo all’astronauta John Young, che era stato appena nominato comandante della missione Apollo 16. Gli era piaciuto il libro e quindi decise di mandarlo sulla luna.

Giovanni Binni, classe 1932, prima di dilettarsi con la poesia, è stato imprenditore e funzionario diplomatico. Di origini modenesi, approdò negli anni Settanta a New York, dove ancora vive con moglie e figlia. Nel maggio scorso si trovava a San Giovanni in Persiceto per rivedere i vecchi amici, avendo vissuto parecchi anni in questo paese alle porte di Bologna.

Quando i galli cantano è dedicato all’America, il paese della libertà, ha spiegato Binni al giornalista del Resto del Carlino venuto a intervistarlo. Lungo 159 pagine, il libro è illustrato da Bruna X, nome d’arte dell’artista abruzzese che dichiarava di essere una delle figlie illegittime italiane di Picasso. Le rivendicazioni di Bruna X, nata nel 1937, ebbero grande rilievo sulla stampa dell’epoca. Bella e giovane, negli anni degli sbarchi sulla luna Bruna X dipingeva per Nixon e per l’allora direttore della Nasa James Fletcher, al quale proprio Binni consegnò in regalo in Svizzera, nel 1973, un’opera della pittrice raffigurante un astronauta americano che osserva l’orizzonte. L’opera si trova ancora nell’ufficio del presidente dell’ente spaziale americano. Frammenti di rocce lunari furono regalati dalla Nasa a Binni, insieme a fotografie scattate sul satellite, e a Bruna X, affinché fossero scolpite.  

Scrissi quel libro in versi – spiega Binni – per rendere omaggio agli States, al loro spirito d’iniziativa. Solo chi vive in America sa cosa significhi la parola libertà. Posso fare un piccolo esempio, di attualità in Italia. L’acqua in casa è gratuita negli Usa, la paga il Comune”.
Tornando al periodo delle missioni spaziali, Binni dice di conservare “ancora tutta la corrispondenza con la Nasa, le immagini lunari, le fotografie dei protagonisti” della missione dell’Apollo 16. E una foto con dedica di Nixon. “Quando guardo la luna – conclude – come forse fanno gli innamorati, i poeti, non nascondo una certa commozione e penso che una parte di me è rimasta lassù per sempre”.  

 

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Note

A cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri.

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