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Il caso Cartesio

Di Daniele Bondi, Rusconi libri, 2011

20 ottobre 2011

Daniele Bondi nasce a Pavullo nel Frignano dove risiede fino al 1989, anno in cui si trasferisce a Modena, dove ancora oggi vive con la sua famiglia. Dopo aver conseguito la Laurea in Economia e Commercio all’Università di Modena nel 1989 e una laurea in Filosofia presso l'Università di Parma nel 2011 insegue la professione giornalistica.
Il rapporto con la scrittura inizia nel 1991, con le prime bozze di quello che diventerà, 9 anni più tardi, “A immagine e somiglianza” ovvero il suo primo romanzo pubblicato da Edizioni Tracce nel Giugno del 2000. Nel 2003 esce poi “Schiavi della libertà” (Edizioni Clandestine). A Novembre 2007 pubblica il suo terzo romanzo, un thriller storico ambientato nel 1791, intitolato "L'Enigma del Pentagramma". Nel 2011 il suo esordio nel mondo della grande editoria con la pubblicazione, da parte di Rusconi, de "Il Caso Cartesio", un thriller storico articolato su 3 storie ambientate in 3 momenti diversi, che si intrecciano fra loro.

Il caso Cartesio” ha vinto, da inedito, la XI edizione del Premio Letterario Internazionale Siracusa e, appena pubblicato, il Premio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena 2011. Attualmente è tra i 5 Finalisti del prestigiosissimo Premio Letterario Città di Rieti che proclamerà il vincitore ad Aprile 2012.
"Il caso Cartesio" non è solo un libro: è il tentativo di riportare all'attenzione generale una questione della massima importanza. L'obiettivo è quello di indurre il Musée de l'Homme di Parigi a consegnare il teschio del celebre pensatore agli scienziati per vedere se è possibile pervenire alla verità storica circa la sua morte. 

Il caso Cartesio, lettura dell'autore Daniele Bondi

 “Avevate ragione voi: Cartesio deve essere ucciso!”

A causa del senso di colpa che gli macerava l’animo, il cancelliere aveva parlato con lo sguardo rivolto verso il basso. Dopo una lunga pausa, trovò il coraggio di alzare i suoi mesti occhi azzurri e si spaventò a morte incrociando quelli iniettati di sangue del pastore luterano. Questi, lo sguardo spietato, esplose in un conato rabbioso.
“Che stupido siete stato a non ascoltarmi: quante volte vi avevo detto che non bisognava permettergli di arrivare in Svezia? Eh? Dovevate farlo uccidere sulla nave e gettarlo in pasto agli squali. Ma voi no! Avete preferito accondiscendere a quest’ennesimo vezzo della regina e solo ora vi rendete conto delle terribili conseguenze di questa vostra scelta.”
Il cancelliere si sistemò le punte dell’ampio colletto di pizzo quindi allargò le braccia. “Lo ammetto, ho peccato di superficialità sottovalutando l’influenza che questo filosofo avrebbe potuto esercitare sulla nostra sovrana.” 
“Questo filosofo, come lo chiamate voi, è portatore di idee rivoluzionarie che stanno facendo presa in tutta Europa: sono ormai decine i professori universitari che stanno buttando i testi di Aristotele per adottare i suoi! Ma lasciamo perdere. Rispondete a questa domanda, piuttosto: com’è che avete compreso solo ora la gravità della situazione?”
L’uomo di governo non riuscì a celare le tracce di un evidente rimorso. “Ieri mi sono recato al Palazzo delle Tre Corone per origliare una delle lezioni che Cartesio impartisce alla regina in biblioteca alle cinque del mattino. A parte il fatto che, come avete sempre detto voi, sostiene idee dell’altro mondo, Cristina pende letteralmente dalle sue labbra e lo considera il più grande saggio vivente. Non l’ho mai vista così vulnerabile.”
Nello scantinato scese un silenzio di tomba. Un paio di ratti attraversarono velocemente la stanza e si rifugiarono in un pertugio fra due grandi botti. Il reverendo si sforzò di mettere da parte la sua collera e si rivolse, con tono più conciliante, al cancelliere. “Quindi siete arrivato alla conclusione che, se non lo togliamo di mezzo, finirà per convincerla a convertirsi al Cattolicesimo?”
La postura del cancelliere mutò, incurvandosi sotto il peso della paura e della tristezza. Uno sconfinato rimorso, unito a un moto di rabbia a lungo represso, irrompeva ormai inarrestabile dai meandri della sua anima e gli velava gli occhi. Axel Oxenstierna sapeva bene che, negli ultimi tre anni e mezzo, alla corte di Cristina erano passati diversi ecclesiastici cattolici – gesuiti, domenicani, agostiniani – i quali, chi per vanagloria personale, chi per ordine del pontefice, avevano cercato di influenzarla. E lui, pur essendo infastidito da quel temibile via vai, non aveva mai fatto nulla per impedirlo, presagendo una scomposta reazione da parte della regina, sempre così irascibile quando le si toccavano i suoi amati ospiti stranieri. Ma dopo aver ascoltato la lezione di Cartesio e notato il gradimento suscitato nell’animo della sovrana, il cancelliere aveva avvertito tutto il peso della propria esitazione e immaginato vividamente i catastrofici effetti che stavano per derivarne. Trattenendo a stento le lacrime di rabbia che volevano sgorgare e avvertendo che il rossore della vergogna gli saliva alle gote, voltò le spalle al reverendo Johansson e, con voce rotta, sbottò: “Che il diavolo mi porti: la conversione della regina significherebbe la rovina per il nostro regno e il tradimento, da parte mia, del voto fatto a Gustavo Adolfo in punto di morte. E quindi” - proseguì coprendosi il volto con le mani e scoppiando in un pianto quasi infantile - “non sarei più degno di ricoprire la mia carica e dovrei togliermi la vita!”

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Il pastore luterano finì per comprendere il dolore provato dal suo interlocutore, cambiò atteggiamento e cercò di rincuorarlo. “Avanti, cancelliere. Non fate così. Forse siamo ancora in tempo.”
“Che intendete dire?”
Se riusciamo a toglierlo di mezzo e magari a far ricadere la colpa sui gesuiti, prenderemo due piccioni con una fava: Cartesio andrà sotto terra e Cristina si arrabbierà a tal punto coi suoi ‘assassini’ da abbandonare per sempre il suo folle proposito di convertirsi. Tra l’altro, la strada è già spianata: ci sono alcuni gesuiti – purtroppo sono una minoranza, ma esistono che non si sono fatti abbindolare dalla sua nuova filosofia e anzi lo detestano. Inoltre, provate a pensare a un altro aspetto: se il papa venisse a sapere che la regina di Svezia si è convertita al Cattolicesimo per merito di questo filosofo, che ne sarebbe dell’onore dei gesuiti?” 
Il cancelliere sembrò illuminarsi. Rizzò la schiena e parlò con rinnovata speranza. “Reverendo, voi siete un genio! Vi prego, aiutatemi a ideare un piano che possa ottenere al più presto tale risultato.”
Il piano l’ho già studiato nei dettagli. Mi serve soltanto una persona che sia in grado di fare il lavoro sporco. Voi conoscete qualcuno disposto a…”
Sicuro! Ho un uomo di fiducia che fu uno dei più capaci tenenti di Gustavo Adolfo. Era al suo fianco durante la battaglia di Lutzen ed è sempre stato un fervente devoto della dinastia dei Vasa. Mi deve molti favori e, se gli dico che è per la gloria della Svezia, sono certo che sarà disposto a fare ciò che gli diremo.”

“Benissimo. Rivediamoci qui domattina e vi esporrò il mio piano. Chiamate anche quel vostro tenente.”


Note

Lettura dell'autore Daniele Bondi

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