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Giricoccola

Una favola bolognese tratta dal volume “Fiabe italiane” di Italo Calvino (Milano, Mondadori, 1991)

A cinquant'anni dalla prima edizione Einaudi, le fiabe che Italo Calvino ha raccolto e trascritto dai vari dialetti regionali sono un patrimonio ancora pulsante. Ve ne proponiamo una che proviene da Bologna e deriva dal filone reso celebre da Cenerentola.

Un mercante che aveva tre figlie, doveva andare in viaggio per certi suoi negozi. Disse alle figlie: "Prima di partire vi farò un regalo, perché voglio lasciarvi contente. Ditemi cosa volete".
Le ragazze ci pensarono su e dissero che volevano oro, argento e seta da filare. Il padre comprò oro, argento e seta, e poi partì raccomandando che si comportassero bene.
La più piccola delle tre sorelle, che si chiamava Giricoccola, era la più bella, e le sorelle erano sempre invidiose. Quando il padre fu partito, la più grande prese l'oro da filare, la seconda prese l'argento, e la seta la diedero a Giricoccola. Dopo pranzo si misero a filare tutte e tre alla finestra, e la gente che passava guardava in su alle tre ragazze, le passava in rassegna e sempre gli occhi di tutti si posavano sulla più piccina. Venne sera e nel cielo passò la Luna; guardò alla finestra e disse:

Quella dell'oro è bella,
Quella dell'argento è più bella,
Ma quella della seta le vince tutte,
Buona notte belle e brutte.


A sentir questo le sorelle le divorava la rabbia, e decisero di scambiarsi il filo. L'indomani diedero a Giricoccola l'argento e dopopranzo si misero a filare alla finestra. Quando passò verso sera la Luna, disse:

Quella dell'oro è bella,
Quella della seta è più bella,
Ma quella dell'argento le vince tutte,

Buona notte belle e brutte.

Le sorelle, piene di rabbia, presero a fare a Giricoccola tanti sgarbi, che ci voleva la pazienza di quella poverina per sopportarli. E nel pomeriggio dell'indomani, mettendosi a filare alla finestra, diedero a lei l'oro, per vedere cosa avrebbe fatto la Luna. Ma la Luna, appena passò, disse:

Quella che fila l'argento è bella,
Quella della seta è più bella,
Ma quella dell'oro le vince tutte,
Buona notte, belle e brutte.


Ormai di Giricoccola le sorelle non potevano nemmeno sopportarne la vista: la presero e la rinchiusero su in granaio. La povera ragazza se ne stava lì a piangere, quando la Luna aperse la finestrella con un raggio, le disse: "Vieni", la prese per mano e la portò via con sé.
Il pomeriggio seguente le due sorelle filavano da sole alla finestra. Di sera, passò la Luna e disse:

Quella che fila l'oro è bella,
Quella dell'argento è più bella,
Ma quella che è a casa mia le vince tutte,
Buona notte, belle e brutte.


Le sorelle, a sentir questo, corsero a vedere su in granaio: Giricoccola non c'era più. Mandarono a chiamare un'astrologa, che strologasse dov'era la sorella. L'astrologa disse che Giricoccola era in casa della Luna e non era mai stata tanto bene.
"Ma come possiamo fare per farla morire?" chiesero le sorelle.
"Lasciate fare a me", disse l'astrologa. Si vestì da zingara e andò sotto le finestre della Luna, gridando le sue mercanzie.
Giricoccola si affacciò, e l'astrologa le disse: "Vuole questi begli spilloni? Guardi, glieli do per poco!".
A Giricoccola quegli spilloni piacevano davvero, e fece entrare in casa l'astrologa. "Aspetti che gliene metto uno io nei capelli", disse l'astrologa e glielo cacciò in capo: Giricoccola diventò subito una statua. L'astrologa scappò a raccontarlo alle sorelle.
Quando la Luna tornò a casa dopo il suo giro intorno al mondo, trovò la ragazza diventata statua e prese a dire: "Ecco, te l'avevo detto di non aprire a nessuno, m'hai disubbidito, meriteresti che ti lasciassi così". Ma finì per averne compassione e le tirò via lo spillone dal capo: Giricoccola tornò a vivere come prima, e promise che non avrebbe più aperto a nessuno.

Dopo un po' le sorelle tornarono dall'astrologa, a chiederle se Giricoccola era sempre morta. L'astrologa consultò i suoi libri magici, e disse che, non capiva come mai, la ragazza era di nuovo viva e sana. Le sorelle ricominciarono a pregarla di farla morire. E l'astrologa tornò sotto le finestre di Giricoccola con una cassetta di pettini. La ragazza a vedere quei pettini non seppe resistere e chiamò la donna in casa. Ma appena ebbe in testa un pettine, eccola ridiventata statua, e l'astrologa scappò dalle sorelle.
La Luna rincasò e a vederla di nuovo statua, s'inquietò e gliene disse di tutti i colori. Ma quando si fu sfogata, le perdonò ancora e le tolse il pettine di testa; la ragazza risuscitò. "Però se succede ancora una volta" – le disse – "ti lascio morta". E Giricoccola promise.
Ma figuriamoci se le sorelle e l'astrologa s'arrendevano! Venne con una camicia ricamata, la più bella che si fosse mai vista. A Giricoccola piaceva tanto che volle provarla, e appena l'ebbe indosso diventò statua. La Luna, stavolta, non ne volle più sapere. Statua com'era, per tre centesimi la vendette a uno spazzacamino.

Lo spazzacamino girava per le città con la bella statua legata al basto del suo asino, finché non la vide il figlio del Re, che ne rimase innamorato. La comprò a peso d'oro, la portò nella sua stanza e passava le ore ad adorarla; e quando usciva chiudeva la stanza a chiave, perché voleva essere solo lui a goderne la vista. Ma le sue sorelle, dovendo andare a una gran festa da ballo, volevano farsi una camicia uguale a quella della statua, e mentre il fratello era fuori, con una chiave falsa entrarono per toglierle la camicia.
Appena la camicia fu sfilata, Giricoccola si mosse e tornò viva. Le sorelle per poco non morirono loro dallo spavento, ma Giricoccola raccontò la sua storia. Allora la fecero nascondere dietro una porta, e aspettare che tornasse il fratello. Il figlio del Re, non vedendo più la sua statua, fu preso dalla disperazione, ma saltò fuori Giricoccola e gli raccontò tutto. Il giovane la portò subito dai genitori presentandola come la sua sposa. Le nozze furono subito celebrate, e le sorelle di Giricoccola lo seppero dall'astrologa e morirono di rabbia immantinenti.


["Giricoccola" è anche il titolo della canzone realizzata dalla band romagnola "Capra & Cavoli" che si ascolta nel corso della puntata (Antonio Baruzzi: voce, chitarra, vibrafono; Sofia Baruzzi, Davide Bassi: voce; Andrea Giuliani: organetto, percussione; Claudio Molinari: basso, voce; Paolo Pappi: tastiere, voce)]

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Fulvio Redeghieri

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