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FM - Onde corte / Deep Sky

Poesie tratte dalle raccolte omonime di Vincenzo Bagnoli ("FM - Onde corte. Cose semiautomatiche e crome", Bologna, Bohumil Edizioni, 2007; "Deep Sky", Napoli, Edizioni d’if, 2007).

Nato a Bologna nel 1967, autore di saggi sulla letteratura e membro di una rock band, il poeta Vincenzo Bagnoli è uno dei fondatori della rivista “Versodove”.

[da FM - Onde corte]


Il cane di Aristippo

Ora non credo più a nessuno e a nulla
e penso che la vita sia una grigia
ruvida cosa il cemento o l’asfalto
il greve immobile cielo invernale
oppure l’infido aequor iniquo
che l’onda lenta Increspa e confonde
ma se potessi Almeno arrivare
naufrago e spoglio Ad ogni giornata
senza risorse Od altra zavorra
ridotto a poche geometriche essenze
scabro relitto smangiato dal mare
corroso all’osso e affrancato dal peso

La leggenda vuole che Aristippo, naufragato in paese straniero, riuscisse a farsi intendere solo con le semplici figure della geometria elementare tracciate nella sabbia. L’aneddoto spiega come l’unico vero possesso a contare sia quella sapienza pratica che il saggio può portare con sè: allo stesso modo e più o meno nella stessa epoca Lao Tsu diceva le stesse cose. Gli uomini, nelle loro molteplici differenze, sono tutti uguali, evidentemente, e ci sono poche semplici cose che sono davvero importanti


per Camilla, hydre intime (il mio cane)

Ci siamo alzati Proprio alle cinque Prima dell’alba
Nell’ora fioca Così uguale Fino alla fine
Vuota e nebbiosa Dell’appennino Verso la bassa
Le cabale delle costellazioni
Paralizzate Dal freddo e già proPense a sparire
C’era un silenzio Tremendo e poi Anche lo schermo
Della tv Ci rimandava la Forma del cielo
Grigio ed immobile e nella penombra
I nostri occhi Erano tutti Ghiaccio sottile
Con una pallida luce in fondo
Fosforescenti Come nel cane Ci guardavamo
Noi e lui Così contenti Di ritrovarci
A metà strada Fra luce e sonno in Fondo alla notte
Così contenti dell’aria leggera
Così uguali all’uscita del sogno.

Qui si fa riferimento al fatto che gli occhi dei cani, come quelli dei gatti, sembrano fosforescenti al buio, per via della presenza in entrambi gli animali del tapetum lucidum, una sorta di catarifrangente situato dietro la retina; il biancore della cornea umana, al crepuscolo, può produrre un effetto simile, ma solo debolmente


Ultravioletto

L’aria attraversata dal giudizio delle cose
il morso di fame di altre stagioni
Le stanze le cose le case le cose
giorni di Aria ed ore senza cuore
margini bordi colonie del tempo
parole vuote E le tasche piene
di discorsi A mala pena e mani
la biro tra i denti o la sigaretta
sul labbro le ceneri del respiro
perse al di fuori E sul muro l’ombra
gli Occhi a cercare serenamente
Le perturbazioni nell’azzurro.


Under the Milky Way

Il vento veloce di primavera
porta la sera un passo più in là
dei suoi confini di tempo e di spazio
risplende l’orizzonte del suo vuoto
(anche i poeti dell’epoca tang
parlavano di notti luminose)
qui dove cade la sera e dove
l’ombra disegna le costellazioni
gli spazi distanti i mostri di vega
quadrans reticulum camelopardus
qui sotto la via lattea stanotte
cerchiamo un altro segno spiegazioni
la neve sulle rive del tibisco
e le battaglie di Leuttra e dell’El’brus
l’imperatore costantino e noi
we can be heros secondo la storia
e i suoi profeti dei vari decenni
ma la natura è di poche parole
dà solo brevi cenni non racconta
la grandine non dura tutto il giorno
il mondo intanto resta senza forma
e guarda l’infinito quietamente


Equinox (crack of dawn)
per Stefano Semeraro

Un vento che attraversa i corridoi
che soffia nella tromba delle scale
nelle eliche del tempo ripetuto
raffica in volo nel cielo di notte
agguato silenzioso di rovina
muove i rumori le ombre i ricordi.
L’alba è ubriaca di liquori forti
di brividi di mare di ferocia
di mezzanotti mai dimenticate
violente negli incroci di novembre.
occhio che fuggi gli scontri e le vie
adesso non dolerti più di questo
e sotto un clima più sottile e mite
abbraccia l’orizzonte circostante
l’azzurra trasparenza del silenzio
sull’ordine dei giorni cristallini
la lieve fluorescenza delle cose
è questo il mio topos preferito
che fuori infuri qualunque tempesta
io resto tranquillo e bevo il mio vino
o il latte nero quando posso dormo
e si fa largo In me Il sereno
lo spazio ampio dei venti l’altrove
e l’infinito sorriso delle onde.


Blu oltremare

È andato con le rondini settembre
un aeroplano di carta lanciato
l’azzurro estinto in fretta spento il cielo
da nuvole improvvise e compatte
nuvole basse e stratificate
estese lungo Il fronte perturbato
e piogge intermittenti con schiarite
foschie nelle pianure umidità
venti deboli sudoccidentali
Le sere se ne vanno in silenzio
Viene la notte dei giorni calanti
nel vasto golfo dell’oscurità
trovi la forma del piatto riposo
dell’onda della luce resta solo
l’arcobaleno di pastelli giotto
mappa in falsi colori del pianeta
sospeso nella tenebra degli anni


Kayleigh (do you remember)

        Silvia ricordi ancora i giorni strani
persi per strada e poi le barricate
irose del tramonto e poi la rabbia
urlata nel deserto dei tuoi anni
le solitudini di cielo vuoto
negli autobus nei treni suburbani
le notti con gli occhiali scuri i fuochi
di sodio e cesio in alto sulle strade
lunghe tangenti di fughe colorate
ripari alle stazioni di servizio
        E ti ricordi le Albe lavate
dai sogni e senza luce le gelate
stelle cadenti di tutti gli eroi
bruciate all’orizzonte dei decenni
le ceneri cadute su di noi
saremmo sempre stati tutti amici
il sabato disteso a mezzogiorno
e dopo le lezioni il vuoto in casa
nel buio della camera al ritorno
alle diciotto il disco che gira
        E ti ricordi il panorama incerto
disteso fuori dalla tua finestra
nel buio scintillante delle strade
il cielo declinante di occidente
quello sereno dopo le tempeste
la tenera bellezza della sera
la città che nel vento si addolciva
e in fondo azzurra Appena intravista
l’ombra leggera di altre distanze
sorriso di radiose lontananze
        E silvia ti ricordi le canzoni
in piazza verdi le aule occupate
la scia delle voci in via zamboni
le attese e le tristezze in fotocopia
sonno di maggio sui libri di studio
il freddo del metallo negli accordi
elettrici riflessi senza volto
nel vetro e nel vuoto che si apre
nel cuore delle nuvole di aprile
disteso sull’asfalto e sui cementi
        E ti ricordi le strane correnti
nei larghi viali attorno a mezzanotte
fiumana che portava alla deriva
i passi adolescenti nel suo corso
verso Un cuore di tenebra dentro
le lunghe ore a parlare del mondo
dei giorni A venire e le speranze
le lunghe confidenze il crepacuore
la libertà impensata di sguardi
vista all’ombra del sole del mattino
        E ti ricordi la luce negli occhi
che ci bruciava le frasi non dette
le stanze I perimetri i confini
ancora da esplorare e lo spazio
fra i bordi della pelle e le parole
l’onda sul viso la fiamma dell’altro
la trasparenza di voglie e di giorni
le tese sfumature del crepuscolo
le posizioni di venere e gli altri
pianeti sull’orlo delle colline
        E silvia dopo tutta questa strada
non credere alle amare conclusioni
su quello che potrebbe essere stato
meritavamo in tanti più fortuna
ma adesso non c’è spazio per rimpianti
e Io non rivorrei indietro niente
e no non salverei proprio nessuno
lo vedi che non c’è in queste parole
la storia triste e bella il detto saggio
ma solo l’aria e il vuoto del paesaggio


foglietto illustrativo

L’ISPIRAZIONE © è una pratica lenta
un esercizio di respirazione
ad occhi chiusi O bene Aperti
(a questo fine non fa differenza)
bisogna eseguire un movimento
tra il diaframma e gli intercostali
ampliando il vuoto Al proprio Interno.
Avvertenze E controindicazioni:
non sono note le interazioni
con altri farmaci ma si consiglia
di non assumere assieme ad alcolici
o grandi verità esistenziali
(si raccomanda poi di far seguire
comunque una profonda espirazione)


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[da Deep Sky]


Karma chameleon

Chi c’è dentro di me che si lamenta
qual è la ghiandola che rode e stride
come il pianto sonoro di cicala
e quale il malessere che ammala
davanti a un mite mondo che sorride
(desert loving negli occhi in ogni caso)
Le foto per fortuna sono mute
non hanno una voce per le lagne
che aggiungano altre storie da sentire
per altre rimostranze per menzogne
in bianco e nero oppure digitali
conservano soltanto le impronte
la ferma geometria dello spazio
la forma della voce non ci resta
ci resta la carezza l’orizzonte

Karma chameleon: «il camaleonte del Karma» è il titolo di una canzone dei Culture Club (1984), da cui è tratta anche la citazione desert loving, «amore del deserto».


Akira (La memoria dell’acqua)

Ti chiedi se è importante qui adesso
quest’ora questa luce la tua voce
tutte le ansie i tuoi giri i tuoi guai
la pena che attraversa noi e la storia
(noi che di vita ne abbiamo una sola)
è come la marea o l’uragano
e lascia nelle gocce più sottili
memoria del furore dei marosi?
Le particelle minime di noi
però sono riarse e senza umori
solo granelli di sabbia arenati
in banchi sconfinati sulla riva
nella distesa asciutta indistinta
traccia dispersa fra tante altre uguali
senza più senso nei particolari
solo una macchia di luce sfocata
e sovresposta confusa col niente
come la fila delle vecchie impronte
incerte e consumate dal garbino
o l’incontro precario e ricorrente
di sterne sulle secche del mattino

Akira: è il titolo di un anime (un cartone animato giapponese) che ha per oggetto la fantomatica proprietà delle molecole di H2O, detta «memoria dell’acqua». Nel testo sono citati un verso di una canzone di Viola Valentino (Romantici, 1982) e una di Alice (Il vento caldo dell’estate, 1981).


Dialogo

La Vorticità planetaria alla Vorticità relativa:

Lo spazio è più vasto e orizzontale
Il cielo è striato da alte correnti
I tenui colori della distanza
Ricordami dov’ero in quali punti
Posso ritrovare il mio orientamento
In questa luce obliqua in quale viaggio
Tra sosta e spostamento il mio respiro
È nella stratosfera stretto ai cirri

La Vorticità relativa alla Vorticità planetaria:

Sono via da me in un cielo freddo
Un cielo sopra i miei anni d’infanzia
Il gelo è il termine assoluto della storia
Sterminio dei ricordi nella strada
La terra cresce il verde di novembre
La terra è vasta il cielo più profondo
Più scuro ultravioletto fra le stelle e
La luna il luna park della memoria


This is the end

Nel crepuscolo freddo delle quattro
l’ombra delle colline avanza adesso
sull’orizzonte più settentrionale
una frontiera enorme agli estremi
orli del cielo lontani dal sole
linea sottile un cobalto più scuro
che esita ancora a essere nero
Tocco con mano il confine dei giorni
il tempo si consuma in queste ore
ormai i ritorni di stagione sono
scadenze sempre più stanche mancate.

This is the End: significa «questa è la fine», ed è il primo verso di The End (1967, l’anno in cui sono nato), nota canzone dei Doors che apre la colonna sonora del film Apocalypse Now (1979).


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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Alessia Del Bianco

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