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Parabola d'amore

Poesie tratte dal volume omonimo di Nina Nasilli (Ro Ferrarese, Book Editore, 2012)

Nel 1926 il poeta Rainer Maria Rilke e la poetessa Marina Cvetaeva si conobbero per lettera, senza poi mai incontrarsi di persona. Sulla scia di un racconto in versi per il teatro, Nina Nasilli ha immaginato un amore vissuto "soltanto" attraverso la carta.


PROLOGO

disincanto

sublime
in terra
non esiste.
e solo ieri credevo il contrario.
in cerca del sacro ho toccato il profano:
io sono la prova del mio disincanto,
che il limite è carne
– e d'osso –
il confine

la pelle sudata


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parabola d'amore: moto ascendente - similitudini
quante volte ho pensato


quante volte ho pensato
a come t'ho amato:
quante volte ho capito
che di te amo il nome
com'è combinato
quando è appoggiato
sulle labbra
e le carte
di chi non lo sa
che tu sei mio
– come un uccello si posa
proprio sull'unico ramo che stavi spiando –
io non posso
di piú
spiegarti l'effetto
e il paradiso
di vederti compiuto
nel tuo verbo intero
quand'è declinato:
è quasi tenerezza
di vedere
il tuo capo
un po' reclinato


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parabola d'amore: moto ascendente - pretese
quattro minuti

ti ho messo in mano la mia vita
in quattro minuti
non di piú
ti ho dato in pasto tutti i miei anni
i miei segreti
le mie passioni
non ti ho chiesto niente, e perché non lo so
forse il tempo non era
ancora maturo

adesso pretendo la tua moneta:
voglio sapere quale albero ti è stato radice
quale porto ti ha visto andare
quale vetta vuoi valicare
quale passo vorrai danzare
devo sapere
se sei buono o feroce
come un guerriero in cerca
della sua stirpe dispersa

tu me lo devi dire ...

perché mi manco tanto senza la parte che ti ho consegnato:
dàmmi la tua
per compensarmi la nostalgia


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parabola d'amore: moto ascendente - e scongiuri
giurami

però
giurami che non chiameremo – mai – le cose con il loro nome
giurami che se lo faremo sarà per brama del nome e non delle cose
giurami che non valicheremo il passo che ci renderebbe infelici
giurami che il nostro peso sarà culturale
giurami che non ci toccheremo – mai – piú di cosí
(io morirei)

giurami che questo amore non diventerà l'odio assassino
il rancore invidioso
il gelo geloso

giurami che non mi farai del male
quando saprai che il nostro dono
è già tutto compiuto nel suo desiderio

giurami che solo da lontano mi t'addentrerai

giurami che sarai cosí umano da diventare perfetto
e farmi del bene in nome di un tesoro (oh tesoro!)
da sempre sepolto

giurami che non perderò le tue perle lungo la strada
e mi sarai vicino di cuore


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parabola d'amore: chiave di volta o nodo - apodosi
o immobilità 1
io sono ancora pietra

io sono pietra

tu sei mare
nel moto dell'onda
e l'onda
che improvvida me
improvvisa travolge
e poi si ritira
in cerca della luna
egoista
e intanto io resto
bagnata

in abbandono

sempre pietra
al freddo della sera
senza sapere se torni
o se l'oceano ti ha chiamato
fratello
indietro
e intanto scambierò
l'umidità della notte
per una tua figlia
e scambierò il sole
per il mio assassino
e amerò il sale
che mi mangerà
                        vivo
ma avrà il tuo sapore
ascolterò le voci degli animali
e nessuno
invece
neanche tu
potrà udire
i sussurri
e i bisbigli
e le mie grida

una pietra
può impietrire?
se la pietra son io
che ti aspetto

ora so che posso finire
la mia natura
immensa

e impetrare del tutto il mio tutto


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parabola d'amore: moto discendente - reazioni
e follie
soli piú del sole

soli piú del sole
la vera commozione sorge
all'idea del bene
disinteressato e bianco
m'anche il candore della neve
sbiadisce al tocco
della terra

non c'è amore
senza morte
e per 7 motivi
si muore
e non si fugge


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parabola d'amore: moto discendente - sublimazioni
monti

adesso
amami come se fossi un monte
aspira alla mia cima
attraversa i miei boschi
e accarezza le mie foglie
guarda verso l'alto e incontrami mentre mi pesti
arando le mie pendici coi passi costanti
e sali
osserva stupito ogni resina ambrata
e tutta la rugiada del mattino
respira il mio profumo di pini
e di stalle feconde
siedi sul ciglio dei miei sentieri
e dimmi una preghiera di nascosto
sul far della sera
scavalca le mie rocce
dure
e ammira le asprezze
che ti daranno soddisfazione
guarda la neve che porto d'inverno
gioca con lei
come quand'eri bambino
disseta la bocca alla mia fonte
e poi sali ancora
stenditi esausto sul mio prato verde
che ti accoglie quasi fraterno
temi le mie vipere
che sono velenose
e sorridi ogniqualvolta non t'hanno punto
ringrazia Dio di esistere quando lo contempli dall'alto
ché sei piú vicino e glielo puoi dire
sarà il nostro segreto

torna allora
pieno di meraviglia
alla tua valle
con le mani aperte e piene di vita
rendile il tuo dono rotondo
ché hai conosciuto l'amore
senza carne
senza corpo
che è potente come la fede
piú forte della morte
e bagna e arde allo stesso modo
ma non fa male
a parte il nodo stretto alla gola

è un premio non richiesto
il dono di un cielo diverso

c'è un punto – là all'infinito –
che ci toccheremo
e le mani allora potranno parlarsi
là dove si incontrano le parallele dell'universo
e piangono di vergogna i maliziosi e gli ignoranti


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EPILOGO

incanto

... non moriremo mai del tutto
noi che tanto abbiamo amato

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Note

A cura di Vittorio Ferorelli. Lettura di Alessia Del Bianco

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