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A tavola col "cavolo verzotto"

Due modi di interpretare uno dei protagonisti di questa stagione: alla maniera dell’Artusi o in più moderni fagottini

Cari ascoltatori eccovi ancora insieme a Marina Leonardi per una nuova trasmissione dedicata alle ricette della nostra gastronomia. Oggi cuciniamo il cavolo verza, il re degli orti di questa stagione. Vi proponiamo due ricette, una della tradizione, “Cavolo verzotto per contorno” tratta da La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene dell’Artusi e una più “moderna” I fagottini di verza ripieni.

Andiamo a vedere come Artusi interpreta la verza, o meglio il cavolo verzotto, come lo chiama lui.

Ingredienti:
un cavolo
latte
burro
parmigiano

Lessatelo a metà, strizzatelo dall'acqua, tritatelo colla lunetta, mettetelo al fuoco con burro e latte per tirarlo a cottura e salatelo. Quando sarà ben cotto unitegli della balsamella piuttosto soda; fate che s'incorpori bene sul fuoco col cavolo e aggiungete parmigiano grattato. Assaggiatelo per sentire se ha sapore e se è giusto di condimenti e servitelo per contorno al lesso o a un umido di carne; vedrete che piacerà molto per la sua delicatezza. 

E veniamo ai Fagotttini di verza

Ingredienti:
1 verza
3 patate
1 porro
parmigiano grattugiato
1 uovo
mozzarella, provola o scamorza affumicata 

Prendete una bella verza. Togliete le foglie esterne più grandi (una decina) e sbollentatele in acqua salata. Poi scolatele e stendetele su un canovaccio ad asciugare. Preparate il ripieno. Saltate in padella con un goccio di olio evo la verza rimasta tagliata a striscioline, con un porro anch’esso tagliato sottile. Lessate le patate e fate una purea. Unite alla purea di patate, la verza saltata, del parmigiano grattugiato e un uovo. Foderate con la verza sbollentata i pirottini unti in precedenza, mettete dentro un po’ dell’impasto aggiungendo un cuore, che può essere un pezzetto di mozzarella, provola o scamorza affumicata e poi chiudete il fagottino ripiegando la foglia su sé stessa. Passate in forno a 180 gradi per venti minuti. Servite caldi. 

 

 

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A cura di Marina Leonardi

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