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26 Ottobre 2013 | Archivio / Le vie dei sapori

I prodotti tipici della Strada dei vini e dei sapori dei colli piacentini

Un territorio generoso dove la fanno da padrona i salumi e i vini

A cura di Marina Leonardi

26 ottobre 2013

Cari ascoltatori, dopo aver percorso in lungo e in largo le meravigliose strade dei vini e dei sapori del nostro territorio, da Piacenza fino ad arrivare al mare, ritorniamo sui nostri passi, sempre con me, Marina Leonardi, la vostra guida di queste puntate, per incontrare i prodotti tipici delle strade, per soffermarci ad assaporarne gli odori e a gustarne i sapori.

Torniamo quindi a monte, risaliamo la nostra bella regione lunga la sua spina dorsale, la via Emilia fino incrociare la Strada dei vini e dei sapori dei colli piacentini. E qui salta subito agli occhi che Piacenza, come le sue sorelle padane, appartiene da sempre all’ambito della cultura del suino; le raffigurazioni medioevali del ‘sacro’ rito dell’uccisione del maiale nei mosaici della chiesa di S. Savino nel capoluogo o dell’abbazia di San Colombano a Bobbio ne sono la conferma e la trasposizione artistica. I salumi piacentini Dop – coppa, salame e pancetta (e ci piace sottolineare che il piacentino è l’unica provincia italiana ad annoverare nel suo curriculum ben tre salumi DOP) testimoniano egregiamente una secolare tradizione. Tradizione antica, basti pensare che nel XVIII secolo il cardinale piacentino Giulio Alberoni, primo ministro di Spagna al servizio di Filippo V, riforniva la corte di prodotti provenienti dal Piacentino, particolarmente apprezzati dalla regina Elisabetta Farnese.

Si inseriscono di diritto nella tradizione tutta emiliana della pasta ripiena i primi piatti più diffusi nel Piacentino: gli anolini di stracotto e i tortelli con la coda, a base di ricotta e spinaci. Una volta serviti solo nelle più importanti festività religiose, vennero così sintetizzati da Valente Faustini, il più famoso poeta dialettale piacentino: «L’anvein l’è un gran siùr, al tourtel l’è ‘l so fatùr (l’anolino è un gran signore e il tortello è il suo fattore)».

Della cucina dotta molto apprezzata è la bomba di riso, un piatto di antica tradizione, una cupola di riso farcita con un sugo che sposa carne di piccione, funghi e grana piacentino grattugiato.

Nella cucina povera troviamo i pisarei e fasö, nati per utilizzare il pane raffermo; sono gnocchetti a  base di farina e pane grattugiato impastati con acqua che vengono conditi con un abbondante sugo di fagioli (si dice che siano sette fagioli per un gnocchetto).

Tra i secondi spiccano la picula ad cavàl, carne trita di cavallo in umido con pomodori, cipolle e peperoni, la coppa arrosto e il tasto o cima della Val Trebbia, una versione tutta piacentina della più nota cima alla genovese, una punta di petto di vitello ripiena di uovo, bietole e formaggio .

Fin dal Cinquecento era famoso tra i buongustai il cacio piacentino tanto che i mercanti parmensi e milanesi lo acquistavano in gran quantità per rivenderlo poi sui mercati di Firenze e Lione. Oggi nella provincia si producono formaggi altrettanto famosi tra cui il Grana Padano Dop e il Provolone Valpadana Dop, di cui Piacenza è l’unico territorio di produzione a sud del Po.

I sapori robusti o delicati della cucina locale sono egregiamente accompagnati dai diciotto vini D.O.C. Colli Piacentini (avete capito bene sono ben 18!) prodotti nelle quattro valli della provincia. E se visitate le colline piacentine in questa stagione potrete godere dei meravigliosi colori delle vite. i rossi e i gialli…) Insignita nel 1987 dell’ambito titolo di Città Internazionale della Vite e del Vino, Piacenza ha goduto dell’apprezzamento dei suoi vini sin da epoca romana. La bandiera dell’enologia piacentina è il Gutturnio, che, nelle sue diverse tipologie, esprime i variegati caratteri dell’uvaggio Barbera e Bonarda (Croatina), prendendo il nome da una coppa d’argento di età romana rinvenuta sulle rive del Po alla fine dell’Ottocento.

Le altre D.O.C. dei colli piacentini vedono tra i rossi anche: Barbera, Bonarda, Novello. I più antichi vini bianchi del territorio sono: Ortrugo, Malvasia di Candia, Trebbianino Val Trebbia, Monterosso Val d’Arda, Bianco Val Nure, Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno. Accanto ai vini tipici tradizionali che hanno nei secoli accompagnato la gastronomia locale, esistono da qualche anno anche vini di spiccato carattere internazionale: Cabernet Sauvignon e Pinot Nero fra i vini rossi, Pinot Grigio, Sauvignon e Chardonnay fra i bianchi.

Percorrendo la Strada dei vini e dei sapori dei colli piacentini potrete trovare ancora tanti piatti tipici della cucina piacentina, dalla Chisola alla Bortellina, dai Batarò alla Torta di patate, fino alla tipica ciambella al Bargnolino, un liquore ottenuto con le bacche di prugnolo selvatico. Potete trovare altre informazioni sulla gastronomia piacentina, sui prodotti tipici, le bellezze artistiche e naturali del territorio sul sito:  

www.stradadeicollipiacentini.it

E in chiusura un’ultima nota, anche la bella musica che sentite in sottofondo è piacentina o meglio piacentino è il suo compositore Amilcare Castore Zanella, nato a Monticelli d’Ongina il 26 settembre 1873. State ascoltando la Sonata in La maggiore opera 72

E sulle note di Zanella un saluto da Marina Leonardi!

Brano corrente

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