Racconti d'autore

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Il codice Bologna

di Danilo "Maso" Masotti, Pendragon, 2009
(seconda puntata)

11 febbraio 2010

Performer, cantante rock, web designer, "comunicatore" e blogger, Danilo "Maso" Masotti, già autore di un libro sugli umarells (scoprirete chi sono ascoltando la nostra lettura) ci svela nel libro che vi presentiamo il codice segreto per capire Bologna, a partire dalle debolezze e manie dei suoi abitanti, e utilizzando qualche termine in slang che proviamo a far indovinare ai nostri lettori.

Il codice Bologna

di Danilo "Maso" Masotti 

Bolognesi contemporanei: In-printing
Riti bolognesi: Almeno un uichend al mare

I bolognesi si dividono tra quelli a cui piace il mare e quelli a cui piace la montagna, sono rarissimi i casi di bolognesi amanti della campagna, di solito erroneamente associata alla pianura padana.
Con quale habitat schierarsi è stato deciso nei primi anni di vita, quando la quasi totalità dei piccoli meid in bo è stata messa a contatto con la ridente riviera romagnola o con il più serioso Appennino tosco-emiliano.
A seconda della località di villeggiatura frequentata, nelle giovani menti si sono accumulati emozioni, profumi, sensazio­ni che nel lungo periodo hanno poi condizionato le scelte e i gusti delle vacanze in età adulta.
I cinni più sboroni venivano portati in giro per le capitali euro­pee a vedere musei e monumenti, altri venivano portati al mare nell'allora sconosciuta, lontana e incontaminata Puglia, chi addi­rittura sulle Dolomiti o in Austria, ma non è di questi che voglio parlare; vi racconterò della maggioranza silenziosa che transu­mava al "mare qui vicino" o nella "montagna qui vicino".

Cominciamo dal mare. Ogni luogo della riviera romagnola identificava chiaramente lo status della famiglia dei pargoli con le pinne: chi andava a, Riccione o a Milano Marittima era pale­semente un fighetto da quartiere Costa-Saragozza, chi trascor­reva le vacanze in località dai nomi modesti tipo Miramare, Igea Marina, Lido Adriano o Pinarella apparteneva al ceto medio e forse anche a qualcosa di meno.
Episodi di razzismo di classe si verificavano nei confronti degli abitué dei lidi ferraresi, considerati dei gran posti di merda a prescindere.

"Cazzo vai a fare ai lidi ferraresi che c'è un casino di zanzare" era quello che si sentivano dire i piccoli sfortunati intrisi di Autan prima di partire per Lido di Volano, Lido di Dante, Lido Adriano, Punta Marina o, ancor peggio, Lido degli Scacchi.
A questi cinni "sfortunati" interessava solo fare gruppo, tro­vare nuovi amici, fidanzatine non bolognesi: il luogo di vacanza era un dettaglio, qualsiasi posto andava benissimo, l'importan­te era non stare in città a morire dal caldo.
Se ragioniamo così, pensate cosa avrebbero dovuto dire quei poveretti che trascorrevano le vacanze nei lagher di Porretta, Gaggio Montano, Pietracolora, Campolo, Lagaro, Trasserra, Vigo, Montovolo, San Damiano, veri e propri monumenti del nulla sull'Appennino tosco-emiliano, luoghi ideali per trascor­rere gli ultimi giorni di vita.

Le località in dei monti si contavano sulla punta delle dita e l'unico paese che faceva la voce grossa in quanto a servizi era forse Monghidoro, la Riccione dell'Appennino, la montagna della Bologna "bene".
Ora i pargoli sono cresciuti, il danno è stato fatto, l'in-prin­ting è stato dato in abbondanza e sarà a causa dei miei trascor­si a Castiglione dei Pepoli, più precisamente nel deserto delle Mogne di Camugnano, in una casa che sembra l'Overlook Hotel di Sciaining, che non sono mai diventato un "tipo da spiaggia".
Gira e rigira, è tutta una questione di in-printing.
Sì, sì.

Riti bolognesi: La passeggiata alla Festa dell'Unità

NoteA cura di Claudio Bacilieri. Lettura di Fulvio Redeghieri. Dal blog di Danilo Masotti http://www.newhyronja.it/maso/